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 2017  aprile 15 Sabato calendario

La donna-Botero sulla via del ritorno

Abbondanti, generose, eccessive allo sguardo ma profondamente armoniche. Soprattutto, sensuali. Sono così le donne di Fernando Botero, il cui universo artistico, figlio dell’incontro tra cultura rinascimentale e tradizione iconografica latino-americana sarà in mostra dal 5 maggio al 27 agosto nella grande monografica Botero ospitata al Vittoriano, a Roma. Un’occasione per immergersi nel mondo del maestro colombiano, tra materia e spirito, sogno e concretezza del vivere, nonché per indagare la sua idea di bellezza, che nelle forme ridondanti, come ha affermato lui stesso più volte, non vede mai corpi grassi ma ampi volumi, espressione di una munifica sensualità. Uno sguardo sul corpo che, in oltre cinquant’anni di carriera, ha fatto mercato e scuola, proponendo un canone estetico alternativo ai cliché. E, con il senno di poi, decisamente all’avanguardia.
I CONTRASTI
Sì perché nei decenni le forme delle donne sono cambiate profondamente, restringendosi e dilatandosi per il piacere di sguardo maschile e moda, nel costante inseguimento di modelli, non di rado pericolosamente impositivi. Basta ripercorrere la storia dell’estetica femminile, metro sartoriale alla mano, per valutare il peso dei diversi riferimenti. La regola, da decenni, ripete 90-60-90 come misura del corpo ideale. Il gusto, nel tempo, però, di misure ne ha cercate, imposte e apprezzate molte e spesso così diverse da essere in contrasto tra loro, mostrando un interessante effetto yo-yo tra rotondità e magrezza.
LE GIUNONICHE
Così gli anni Cinquanta hanno avuto come modello il fisico a clessidra di icone come Jayne Mansfield e Sophia Loren: seno generoso, vita sottile e fianchi rotondi, versione sexy di un’ideale Venere in tacchi e tubino. Negli anni Sessanta e Settanta ad affermarsi è stata un’immagine essenziale, come quella della modella Twiggy. Gli anni Ottanta sono tornati alle forme effervescenti di bellezze maggiorate, con seni abbondanti. Di più, dominanti. Basti pensare a The Body Elle Macpherson o alla giunonica Brigitte Nielsen. Il decennio successivo è tornato alla leggerezza, anche consumata, di Kate Moss, decisamente – nonché, spesso, eccessivamente – magra. Il nuovo millennio si è aperto con la rivoluzione, almeno tentata, del modello curvy, che ha portato forme più evidenti in passerella e, con Candice Huffine, pure sul calendario Pirelli.
Insomma moda, pubblicità e gusto impongono il loro modello e le donne spesso a costo di sacrifici, rischi e chirurgia, si adattano. Il perché di questo andamento ciclico di pesi e volumi è da ricercare nel vivere sociale. «Nei decenni sono cambiati i valori guida delle persone – dice la psicologa Lara Cesari, autrice con Paola Pirri e David Cariani del volume Persone a colori (Castelvecchi) – Se il valore principale è la famiglia, la donna più rotonda piace di più. Se il principio è l’emancipazione, il corpo diventa quasi un peso e il fisico si fa più androgino. Se è l’edonismo, tornano le forme. Oggi domina l’individualismo». Chiari i perché della trasformazione, più complesso il come. 
LE CONSEGUENZE
«Il ciclico cambiamento dell’idea di bellezza femminile – spiega la psicologa Paola Medde, Coordinatrice del Comitato di Psicologia dell’Alimentazione dell’Ordine degli Psicologi del Lazio – testimonia come ormai il corpo della donna viva lo stesso tipo di percorso di un prodotto commerciale. L’ideale femminile viene cambiato dopo pochi anni, in un periodo decisamente troppo breve per un reale adattamento della figura, per cui servirebbe almeno due generazioni. Questo determina nuovi prodotti, pure di chirurgia plastica. E può avere conseguenze psicologiche devastanti».
Il modello vincente di oggi? «Negli ultimi anni stiamo assistendo alla compresenza di caratteristiche dei due sessi nel fisico femminile: il corpo deve essere asciutto ed efficiente ma deve conservare la femminilità. Il primo aspetto si vede nella parte bassa, con addominali scolpiti, il secondo nella parte alta, con seni evidenti. È una sorta di donna-amazzone». 
Intanto, avanza il modello curvy, che piace alle donne come reazione alle gabbie troppo strette e seduce pure tanti uomini. «L’uomo nell’intimità preferisce la donna più morbida – conclude Medde – ma i canoni estetici sono ancora efficienza e magrezza, così spesso questa passione viene nascosta. Il problema non è in un modello magro o abbondante, ma nell’esistenza del modello stesso. Il riferimento estetico può essere ispirazione, non deve mai diventare costrizione».