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 2017  aprile 15 Sabato calendario

L’Italia si attacca al kiwi. Export da record in Cina

Mentre i prezzi dell’ortofrutta in picchiata raffreddano l’inflazione, l’Italia si riscopre fra i maggiori esportatori di frutta verso la Cina. Lo scorso anno abbiamo esportato verso il gigante asiatico frutta fresca e lavorata per 27 milioni di euro, il 12,8% in più rispetto al 2015. Ma per oltre l’80% per la precisione a quota 22 milioni di euro è stato realizzato con i kiwi. Il dato, a dir poco inatteso, è emerso nel corso della presentazione di Macfrut 2017, la fortunata rassegna internazionale dedicata alla filiera ortofrutticola che si tiene a Rimini dal 10 al 12 maggio prossimo. L’evento si è svolto nella sede dell’Agenzia Ice, a Roma, e non ha mancato di stupire. 
Nonostante i dazi continuino a penalizzare voci importanti del nostro export verso Pechino, ad esempio il vino, la frutta fresca e lavorata ha trovato nell’ex celeste impero un mercato di sbocco importante. E dire che proprio la Cina resta saldamente al comando della classifica mondiale dei produttori di kiwi, con 1,7 milioni di tonnellate prodotte l’anno. In seconda posizione viene però l’Italia (447mila tonnellate), seguita da Nuova Zelanda, Cile e Grecia. E la nostra leadership europea si rafforza da almeno sei anni a questa parte anche se il kiwi pesa un po’ meno rispetto al 2010 nel carrello della spesa delle famiglie italiane. In questo caso, come in molti altri, il successo dell’Actinidia tricolore è legato soprattutto alle esportazioni. 
E dire che la pianta è originaria proprio della Cina meridionale, dove viene coltivata da 700 anni a questa parte. Da noi si è diffusa in tempi recenti ed è soltanto a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso che la coltivazione ha preso piede in molte zone della Penisola. Diventando un prodotto distintivo dell’agricoltura locale. Com’è accaduto ad esempio nelle provincie di Verona e Mantova. 
«L’Italia», ha spiegato il presidente di Macfrut, Renzo Piraccini, «è il primo esportatore europeo di kiwi in Cina. Da poco si è aperto il mercato delle arance e c’è attesa anche per l’apertura alle nostre mele e pere». Insomma, le actinidie sono solo l’avanguardia di una nuova ondata di prodotti tricolori verso il gigante asiatico. Non a caso il prossimo mese di novembre si svolgerà a Shanghai la prima edizione di Mac Fruit Attraction China, realizzata dalla fiera di Cesena in collaborazione con quella di Madrid. «A testimonianza», spiega Piraccini, «di un’asse sempre più strategico per il settore ortofrutticolo italiano». 
Il comparto in Italia vale circa 12 miliardi di euro e pesa quasi un quarto sull’agroalimentare tricolore. Poco meno di 5 miliardi prendono la via dell’estero e rappresentano la seconda voce dell’export made in Italy dopo il vino. 
L’esportazione di frutta e verdura dalla Ue verso la Cina nel 2015 ha raggiunto le 22.768 tonnellate, con mele e pere in testa seguite dagli agrumi. Italia, Francia e Spagna sono i principali esportatori verso il Paese del dragone. Nel 2016, fino a novembre, le esportazioni hanno raggiunto le 31.298 tonnellate. Una crescita che spiega l’ottimismo dei nostri operatori.