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 2017  aprile 15 Sabato calendario

Meno matrimoni, più divorzi: allegria

ROMA C’eravamo tanto amati. Nell’Italia dei record negativi ci distinguiamo per essere il terzultimo Paese dell’Unione a contrarre matrimoni. Con 3,2 ogni mille abitanti infatti l’Italia è uno dei Paesi in Europa in cui si si sposa meno, facendo meglio solo di Portogallo e Lussemburgo. A livello regionale è il Mezzogiorno il territorio con un tasso di matrimoni più alto, diversamente dal Nord-Ovest, fanalino di coda. Per le separazioni invece sarebbe in corso negli ultimi 10 anni una fase di convergenza tra le varie aree del Paese (15,4 ogni 10mila abitanti nel Centro-Nord e 14,5 nel Mezzogiorno). Questo il quadro registrato dall’Istat nel rapporto «Noi Italia». 
Ma c’è di più, non solo gli italiani non vanno più all’altare, ma dal 2015 l’incidenza dei divorzi è aumentata in maniera sensibile. Ogni diecimila abitanti si registrano 13,6 casi
di divorzi, contro
l’8.6% dell’anno
precente. Stando
all’istituto di ricerca a concorrere al
fenomeno avrebbe contribuito anche la legge sul cosiddetto divorzio breve, con una preponderanza di casi nel CentroNord rispetto al Sud (15,7 contro 9,5 ogni 10mila abitanti). 
Il divorzio breve, introdotto in Italia dalla legge n.55 del 6 maggio 2015, ha modificato di molto l’impianto normativo del divorzio, introducendo la possibilità che i coniugi possano divorziare in soli sei mesi. 
Fino allo scorso anno lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio poteva essere chiesto da uno dei coniugi non prima di tre anni di separazione. Attraverso l’accordo di negoziazione assistita di un avvocato, è possibile chiederlo sia in caso di separazione giudiziale che consensuale, e a prescindere dalla presenza o meno di figli. 
«In realtà», spiega il celebre avvocato matrimonialista Annamaria Bernardini de Pace, «non sono aumentate le crisi matrimoniali. Quelle che divorziano sono coppie già scoppiate da prima, soltanto che avrebbero dovuto aspettare i tre anni». Secondo Bernardini de Pace il divorzio breve è «assolutamente dannoso». «Prolungare i tempi», ragiona, «non serve a nulla. Io sono per divorzio alla francese, dove divorzio e separazione sono due cose ben separate. La separazione e il divorzio dopo sei mesi sono sbagliati», spiega, «perché non hai il tempo di comprendere, di prendere le misure. Non hai il tempo di fare elaborare ai figli il distacco che subito entrano in gioco altre situazioni complicate. Il divorzio cambia le carte per tanti motivi, economici, di affidamento. Insomma dopo sei mesi si ricomincia a ridiscutere». 
Ma c’è di peggio, se non si trova un accordo in causa di separazione, per quanto riguarda figli e patrimonio per esempio, si rischia contemporaneamente di avere due cause aperte, quella di separazione e quella di divorzio. Accade che così che in alcuni tribunali sospendano le cause di divorzio aspettando quelle di separazione. «Morale», chiosa Bernardini de Pace, «una duplicazione inutile delle nostre parcelle. In quanto, avendo presupposti giuridici diversi nel giro di sei mesi davanti al giudice si terranno due tipi di discussioni differenti. Durante la separazione cambia lo status civile ma restano aperti tutti gli altri aspetti, dai figli all’eredità. Il divorzio breve è il trionfo degli amanti!». 
Per le separazioni, sostiene l’Istat, sarebbe in corso negli ultimi 10 anni una fase di convergenza tra le varie aree del Paese (15,4 ogni 10mila abitanti nel Centro-Nord e 14,5 nel Mezzogiorno). E se Continua a diminuire il numero medio di figli per donna: secondo le stime più recenti, nel 2016 si attesta a 1,34 (1,35 nel 2015), mentre occorrerebbero circa 2,1 figli per garantire il ricambio generazionale. L’età media della madre, 31,7 anni il dato stimato per il 2016, aumenta di quasi un anno dal 2004 e le regioni del Mezzogiorno si confermano, in media, quelle con le madri più giovani. Nella graduatoria europea della fecondità, il nostro Paese è al 23 ̊ posto, solo Francia e Irlanda presentano valori di poco inferiori alla soglia di ricambio generazionale (rispettivamente 2,0 e 1,9%, dati 2014).