Libero, 15 aprile 2017
Un tedesco vale il 24% in più di un italiano
Spesa pubblica a tutta forza. È questo lo slogan che sta animando le scelte del governo Gentiloni. Non a caso ha annunciato entro il mese il decreto sul reddito di inclusione. Ma siamo proprio sicuri che sia questa la strada migliore per rilanciare il Paese? Il dubbio è forte dopo aver letto i dati pubblicati dall’Istat. Spiega che mediamente, un italiano è più povero di quasi il 24% rispetto ad un tedesco e del 9,2% su un francese. Siamo un po’ meglio (5%) di uno spagnolo ma, in generale arranchiamno nei confronti della media Ue (4,5%).
Ad abbattere le statistiche ci sono quattro milioni di persone (6,1% della popolazione) che vive in condizione di assoluta povertà. Ed è proprio a questi derelitti che il governo Gentiloni ha deciso di tendere una mano. Andrà a loro il nuovo sussidio noto come reddito di inclusione. Si tratta di 485 euro mesili che toccheranno 1,8 milioni di persone. I poveri fra i poveri. Ma siamo sicuri che sia la strada del sussidio la migliore per tirare fuori dai guai questa gente? Anche no guardando la fotografia dell’Istat. Emerge che la Germania è in testa in Europa nella creazione di ricchezza. Questo è dovuto al fatto che ha un tasso di occupazione record. Lavorano circa 77 persone su cento in età compresa fra 20 e 64 anni. Non è il record europeo che tocca alla Svezia (80%). Ma non è per niente male. Soprattutto considerando che l’Italia è ferma al 61%. Vuol dire che nel nostro Paese lavora poca gente rispetto alla popolazione. Il resto sta a casa perchè disoccupato, inattivo (forse pensionato) ma soprattutto donna: al lavoro c’è solo il 51% e si trova in maggioranza al nord (nel mezzogliorno siamo al 47%).
Ora è chiaro che il problema è tutto qui. Bisogna far lavorare un numero maggiore di italiani. Solo così sarà possibile accrescere la ricchezza del Paese e ottenere un tasso più alto di sviluppo. Ma siamo proprio sicuri che il sussidio ai più poveri sia la maniera migliore per superare il ritardo? L’esperienza insegna il contrario. Basterà ricordare il bonus di 80 euro voluto da Renzi. Ha avuto un costo altissimo (intorno ai dieci miliardi) ma i riflessi sull’economia sono stati trascurabili. Che cosa sarebbe successo se, invece di una distribuzione a pioggia, le risorse fossero state indirizzate verso pogetti ben definiti? Per esempio un piano di opere pubbliche per mettere in sicurezza il territorio. Il problema è sempre quello del pesce o della canna da pesca. Il primo è una spesa, l’altra un investimento. Quale regalare? Il governo, alla ricerca di consenso elettorale ha fatto una scelta precisa: il pesce.