Il Messaggero, 18 aprile 2017
La figlia Barbara: «Era severo ma sdrammatizzava tutto»
Gianni era capace di scherzare su tutto, santi, fanti e oltre. «Sto scrivendo un libro: Il lato positivo del cancro», diceva tempo fa, giusto per il gusto della battuta cinica e accompagnava le parole col sorriso impertinente. Non era vero, ovviamente, era uno dei suoi assurdi calembour, come quando scrisse sul suo biglietto da visita: «Mai stato a Cortina. Mai stato a Sabaudia. Mai visto La vita è bella. Mai scritto un libro. Mai visto uno sceneggiato». Il cancro, però, è andato a fargli visita otto mesi fa, non ha scherzato, ma non gli ha rovinato la vita. Se ne è andato in pace, circondato dalle sue tre figlie, Claudia, Paola e Barbara, la più piccola, stessa intelligenza vispa del papà, l’unica che ha fatto la carriera televisiva: «Non grazie a lui, però, che non mi ha mai raccomandato. Le raccomandazioni gli facevano orrore».
Che tipo era papà Boncompagni?
«Avevo 17 anni quando mi chiamò in tv per Drim con Franco e Ciccio. Mi ha fatto un po’ di scuola, poi ognuno per la sua strada. Come quando io e le mie sorelle abbiamo raggiunto l’età della ragione: adesso sono fatti vostri, sbrigatevela da sole, ci ha detto».
E fino ad allora?
«Era un papà single. Io avevo un anno, le altre mie sorelle 3 e 6 quando la mamma se ne è andata via e lui si è occupato di noi tre senza mai pensare di mandarci al collegio o dai nonni ad Arezzo. Eppure era superindaffarato, tornato dalla Svezia aveva appena vinto il concorso per entrare in Rai e faceva Bandiera gialla, poi arrivarono Chiamate Roma 3131 e Alto gradimento. Quando tornava a casa doveva sbrigarsela con noi. Era autoritario, ma trovava sempre il lato leggero nelle cose. Una volta, avevo 13 anni, scoprii che la nostra governante, Milly, rubava. Preoccupata glielo dissi e lui, che non aveva nessuna intenzione di cambiarla rispose: che divertente, così spezziamo la noia della monotonia. E, quando mi lasciai con un ragazzo, scrisse Tanti auguri, che tutti chiamano Come è bello far l’amore: E se ti lascia lo sai che si fa/Trovi un’altro più bello/Che problemi non ha».
Sdrammatizzava, esattamente come sul lavoro.
«Si anche degli insuccessi come Crociera o Bombay non gliene fregava nulla, sosteneva che la tv è grave farla, ma ancora più grave vederla».
Diceva che «in tv passano solo due categorie di programmi: la robaccia con ascolti alti e quella con ascolti bassi».
«L’autoironia, prima di tutto. Non è la Rai gli piaceva, si divertiva. Era il momento del non voglio invecchiare, con tutte quelle ragazzine giovani. Berlusconi andò a trovarlo e disse: il paradiso deve essere così».
Raffaella fu una vice-madre?
«Avevo 5 anni quando è arrivata. È stata importantissima per me, a volte parlavo prima con lei che con papà. Abbiamo un legame fortissimo ancora oggi. Ricordo quando andavo a vedere le prove di Mille luci, è stata un esempio anche perché papà quando mi sgridava diceva: non pensare a ballare o ai fidanzati, devi fare come Raffaella che mette il lavoro prima di tutto».
E Isabella Ferrari?
«Abbiamo vissuto insieme tutti e tre per un po’. Lei era una sorella, aveva un anno più di me. Ma con varie fidanzate papà ha avuto un rapporto da padre-figlia».
Era famiglia anche Arbore.
«È stato come uno zio, come Marenco e Bracardi, che ai tempi di Alto gradimento giravano sempre per casa. Ricordo che stavo a sentirli, mentre registravano il programma, e mi veniva il mal di pancia dal ridere. Renzo mi faceva uno scherzo: diceva che aveva un gemello che si chiamava Giuseppe. Io, naturalmente, sbagliavo sempre nel riconoscerlo».
Come ha reagito papà quando ha saputo della malattia?
«Non glielo abbiamo detto, lo abbiamo protetto. Fino ad allora era del tutto autonomo, dopo ci siamo ritrovati tutti assieme di nuovo. È stato un finale molto veloce, ma anche molto bello, molto tenero, molto dignitoso. Lui, dal caratterino bello tosto, si è reso conto e si è lasciato andare agli affetti. Cucinavo gli spaghetti al pomodoro e lui, accanito sostenitore dei surgelati e dei 4 salti in padella, aveva finito per convertirsi al cibo sano. Non abbiamo mai parlato, però, della malattia, ci ha detto che voleva essere cremato. Ovviamente non abbiamo permesso nessun accanimento terapeutico».
L’idea della camera ardente odierna a via Asiago, da dove andavano in onda Bandiera gialla e Alto gradimento, di chi è stata?
«Mia e di Renzo: tornare dove tutto è cominciato».
Alla fine che ricordo le resta di suo padre?
«Che ha fatto un buon lavoro con noi. Anche certe sue durezze sono servite come il fatto di non regalarci i soldi. Non siamo certo delle viziate».