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 2017  aprile 18 Martedì calendario

«No ai selfie tra le macerie». Turisti cacciati da Amatrice

RIETI Il ritorno del turismo nei luoghi colpiti dal terremoto è una delle priorità di amministratori e abitanti, ma non se l’obiettivo è solo quello di fare una foto ricordo davanti alle macerie. Ieri, nel giorno di Pasquetta, è successo proprio questo e il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, lo ha voluto sottolineare, in un modo che non lascia spazio a interpretazioni. «Grande solidarietà degli italiani che ci hanno sempre aiutato dal 24 agosto. Il turismo è morto – ha affermato parlando ai microfoni del Tg3 – e ora dobbiamo essere bravi affinché riparta il mondo commerciale. Invito la gente a venire qui per vivere le nostre montagne che sono straordinarie. Faccio un appello affinché non veniate ad Amatrice per farvi i selfie sulle macerie, sennò un pochino mi inc...».
L’EPISODIO
Quello di ieri, Pasquetta, è stato il primo giorno, dallo scorso agosto, in cui Amatrice ha visto un reale arrivo di visitatori: in circa trecento, in gran parte originari del territorio, hanno approfittato della festività e delle buone condizioni meteorologiche per effettuare la classica gita «fuoriporta» in un luogo a loro caro, magari perché lì avevano la seconda casa o semplicemente perché vi avevano trascorso le vacanze nel recente passato. Poi, i turisti, coloro che hanno raggiunto la zona per altri motivi.
E tra questi «motivi» c’è anche chi si è spostato per un macabro souvenir, una foto-ricordo con lo sfondo delle macerie. Da qui, la scelta, di alcuni, di fare un selfie davanti alle case crollate che caratterizzano la zona rossa, quel centro storico sgomberato nella parte centrale, ma con le macerie delle strutture ancora lì. «Ho sorpreso e cacciato via in malo modo delle persone che si stavano fotografando accanto alle macerie – ha proseguito Pirozzi. – Nessuno venga a fare le foto sulle macerie di questa terra». Ad Amatrice, ad agosto, hanno perso la vita 238 persone, a cui vanno aggiunte le 11 decedute nella vicina Accumoli e le 50 vittime di Arquata del Tronto. Quelle macerie, al di là delle polemiche su eventuali ritardi nella macchina della ricostruzione, sono testimoni di tragedie per tante famiglie: da piazza Sagnotti a corso Umberto I, alle frazioni di Saletta e Sommati.
Non sono solo pezzi di mura crollati, ma vite umane volate via oltre ad essere simbolo di un paese totalmente da ricostruire. Venerdì scorso, il centro è stato percorso dalla «Via Crucis», una delle prime volte in cui le persone hanno potuto transitare, sebbene adottando misure di sicurezza.
LE REAZIONI
Fronte compatto nel sostegno al sindaco di Amatrice. A partire dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha twittato: «Tutta la solidarietà possibile a Sergio Pirozzi: non si trasformino le tragedie e il lavoro di questi mesi in curiosità o souvenir». Sulla stessa linea Gianfranco Librandi (Civici e Innovatori), che ha ricordato che «la ricostruzione post-terremoto ha bisogno non solo di mattoni e denaro, ma anche di sensibilità e buon senso da parte di tutti».
I PRECEDENTI
Il fenomeno delle foto nei luoghi di catastrofi e incidenti non è una novità, si è solo evoluto con il passaggio dalla vecchia macchina fotografica agli smartphone. 
Solo per ricordare due casi analoghi, già nel 1963, la domenica successiva al disastro della diga del Vajont, in cui morirono 1.917 persone, militari e volontari dovettero cacciare alcuni turisti venuti solo a fare fotografie mentre ancora si stavano estraendo i corpi dal fango. Più recentemente, nel gennaio del 2012 e nei mesi successivi, molti raggiunsero la costa toscana davanti all’Isola del Giglio solo per immortalarsi davanti alla nave Costa Concordia, nel cui naufragio morirono 33 persone.