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 2017  aprile 14 Venerdì calendario

Via alle nozze tra Anas e Ferrovie. Un polo con 10 miliardi di ricavi

La fusione delle ferrovie con le strade di asfalto è già cominciata in Svezia: lì è operativa un’autostrada elettrificata, lungo la quale i camion si attaccano per mezzo di un pantografo ai cavi elettrici e poi viaggiano usando la corrente anziché il carburante. Si fanno progetti analoghi anche nel resto del mondo, e gli esperti del settore trasporti assicurano che quello è il futuro. In Italia ancora non ci siamo, sul piano tecnico, ma ieri è stato fatto il primo passo, sul piano societario, per arrivare a una quasi-fusione delle due modalità di trasporto: il consiglio dei ministri ha dato via libera all’incorporazione dell’Anas nel gruppo Ferrovie dello Stato.
In Italia e all’estero
L’Anas è l’azienda pubblica che gestisce 26 mila chilometri di strade e autostrade (con 11 mila ponti e 1300 gallerie) mentre le Fs controllano 16.700 chilometri di binari (inclusi quelli su cui viaggiano i treni ad Alta velocità e ad alto valore aggiunto) con tutto il corollario di stazioni e infrastrutture varie. Si tratta di un patrimonio enorme che il governo vorrebbe ulteriormente valorizzare. L’azienda Anas conserverà identità e autonomia nell’ambito delle Ferrovie dello Stato, però coordinerà più strettamente le sue strategie con quelle delle altre società del gruppo, nel campo delle infrastrutture e nella cosiddetta intermodalità (cioè del trasbordo fluido delle merci e delle persone dalla gomma alla rotaia e viceversa).
Obiettivo della nuova entità non è solo aggiornare e potenziare il sistema dei trasporti in Italia ma anche costituire un polo nazionale capace di farsi valere all’estero, con un giro d’affari iniziale di 10 miliardi di euro e 75 mila dipendenti. Il governo si augura che il gruppo Fs + Anas diventi anche un volano di investimenti pubblici e privati, contando anche su questo per consolidare la ripresa economica generale.
Dicono le Ferrovie che «gli investimenti previsti per Anas ammontano a 15,5 miliardi, che uniti a quelli per la rete ferroviaria portano a oltre 78 miliardi la quota totale per le infrastrutture», sommando gli interventi per infrastrutture nuove e quelli per completare o potenziare quelle esistenti. «L’incremento complessivo della spesa annua in investimenti genererà oltre 21 mila nuovi posti di lavoro, soprattutto fra le aziende appaltatrici». Il piano industriale delle Fs si propone il raddoppio del fatturato entro il 2026.
Alleggerire il contenzioso
C’è da segnalare che la «manovrina» del governo contiene una norma per eliminare una parte del contenzioso che ha l’Anas con le aziende appaltatrici di lavori stradali, un contenzioso da non caricare sulle Fs: «Per gli anni 2017, 2018 e 2019 si autorizza, nel limite di 700 milioni di euro, a definire con le imprese appaltatrici le riserve iscritte e le richieste di risarcimento, per l’esecuzione di lavori pubblici in corso di esecuzione o conclusi».
In concreto che frutti darà l’incorporazione di Anas in Fs? Secondo le Ferrovie, «non operare come due organizzazioni distinte nelle infrastrutture permetterà scambi di idee e sinergie. In una prima fase, sarà possibile una razionalizzazione dei costi, con 400 milioni di risparmi. Fondamentale, poi, sarà l’uso delle tecnologie che la società Rete ferroviaria italiana (Rfi) ha installato sulla propria rete per sviluppare le strade intelligenti di domani: infrastrutture come ad esempio le Highway svedesi, che grazie a sistemi di segnalamento, comunicazione e sicurezza, possono ospitare mezzi elettrificati, con bassi costi ambientali ed economici».