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 2017  aprile 15 Sabato calendario

Bruciare l’abisso

L’Italia intera sta dibattendo di un libro senza averlo letto. È l’ultimo romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto (Rizzoli), demolito su «la Repubblica» da Michela Marzano, parlamentare e scrittrice, perché le pagine contengono scene di pedofilia e scanzonati e ripugnanti consigli di uso dei bambini. E cioè l’«orrore», ha scritto Marzano. Lei il libro lo ha letto, gli altri no: il libro è in vendita soltanto da ieri, e però la discussione si è sviluppata sull’opportunità che un romanziere tratti temi così insostenibili, e per di più mettendosi nel punto di vista dell’orco con tutta la naturalezza della normalità. Come è stato sostenuto da altri, se così fosse perderemmo molto Dostoevskij, quasi tutto Conrad, e poi Faulkner e il magnifico Caldwell e chissà quanti altri. Se un romanzo non contiene ambiguità morale, vale poco. Se un romanzo sa raccontare il peccato con empatia (non simpatia) per il peccatore, è un romanzo che ha già dato più di un po’. Chi si è sforzato di ricostruire Adolf Hitler mettendosi nella sua testa e nello spirito del tempo non ha portato una goccia di bene al ricordo di Hitler e di quel tempo, ma ha reso giustizia alla causa della Shoah, riconducendola a termini umani e per sottrarla all’incomprensibile e al sovrannaturale. E invece tutto è comprensibile e tutto è naturale, tutto è umano, soprattutto il baratro che ogni uomo porta dentro, qualcuno affacciandosi e basta, altri calandosi fino in fondo. L’umanità ha nel cuore la possibilità dell’abisso: negarlo, e negarne il racconto, è una resa.