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 2017  aprile 15 Sabato calendario

Corea del Nord e Stati Uniti: la guerra s’avvicina

Avvicinandosi la guerra fra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, i giornali si dedicano volentieri al ricordo delle stravaganze di Kim Jong-un, il dittatore trentaquattrenne di Pyongyang, al potere dal 2011.  

Sentiamo queste stravaganze.
Ne ha fatto un impressionante catalogo l’agenzia AdnKronos, ieri. C’è lo zio Jang Song Thaek chiuso con altri cinque in una gabbia con 120 cani affamati, che avrebbero sbranato e divorato i sei poveretti, alla presenza di Kim e di 300 dignitari. Poi c’è la cantante Hyon Song-woi, fidanzata di Kim, fucilata con altri undici per aver girato filmetti porno. L’architetto Ma won-chun è finito sul patibolo perché il progetto dell’aeroporto di Pyongyang non era piaciuto al dittatore. Il ministro della Difesa Hyon Yong-chol, essendosi addormentato durante una parata militare a cui assisteva Kim, venne fucilato a colpi di cannone. Questo per quanto riguarda la ferocia. Per quanto riguarda le altre stramberie, si ricorda la passione di Kim per il vino francese, le sigarette e il formaggio svizzero. Kim avrebbe mandato suoi funzionari a una scuola di cucina francese con l’ordine di impadronirsi di quelle ricette e riprodurgliele a palazzo. In ogni caso, far mangiare Kim non è semplice: una volta fece ispezionare al microscopio, una ad una, le foglie di insalata che gli avevano servito per accertarsi che non contenessero la benché minima traccia di veleno. In genere, si nutre di prodotti provenienti esclusivamente dal suo orto, chiamato 6.17, al quale non hanno accesso che pochissimi privilegiati. Altro colpo di testa: l’istituzione dell’ora di Pyongyang, che consiste nella spostamento di tutte le lancette di mezz’ora all’indietro rispetto all’ora di Tokyo. Questo per celebrare i 70 anni dalla resa del Giappone, padrone della Corea fino alla Seconda guerra mondiale. L’ora di Pyongyang è in vigore dal 15 agosto 2015. C’è poi anche la storia di David Sneddon, uno studente americano che sarebbe stato rapito nel 2004 con lo scopo di insegnare l’inglese alla famiglia Kim e che adesso sarebbe diventato coreano, con moglie e due figli. Chi vuol farsi un’idea precisa dell’aria che tira in Nord Corea può leggere il bel romanzo di Adam Johnson, Il signore degli orfani.
O le graphic novel di Guy Delisle. Anche se...  

Anche se?
Anche se si tratta in fondo di opere vecchie. E anche il catalogo delle stravaganze di Kim obbedisce a un concetto superato. Kim forse è pazzo, ma forse no. Il Paese, dopo le terribili carestie degli anni Novanta, ha sviluppato un sistema privato nascosto: per esempio, il tale ristorante è a rigore pubblico e tiene un registro come se fosse un’impresa statale, ma sotto sotto, d’accordo col regime, accantona e tiene per sé profitti tutti privati. Questo sistema ha prodotto un certo benessere e, anche in assenza di dati ufficiale e accertati, le agenzie mondiale stimano che il Pil del Paese cresca al ritmo del 4-4,5%. Inviati che in vari momenti sono andati a chiacchierare segretamente con i nordcoreani hanno verificato un inatteso patriottismo. Il Paese sta col dittatore, dato non trascurabile in caso di conflitto. Infine, è ormai assodato che gli esperimenti nucleari di Kim hanno oggi un significato completamente diverso rispetto al passato.  

Cioè?
Una volta, Kim o suo padre facevano i test con lo scopo di convincere l’Occidente ad ammorbidire le sanzioni. Promettevano di non farlo più e rimediavano qualche fornitura di petrolio. Oggi la cosa è completamente diversa: Kim non ha paura delle sanzioni, ma ha paura di far la fine di Gheddafi o di Saddam che l’atomica non ce l’avevano e sono stati fatti fuori nel modo che sappiamo. Perciò si prepara al secondo colpo, cioè si prepara a far sapere agli americani, e a chiunque fosse interessato, che in caso di un primo colpo contro di lui, egli manterrebbe comunque la forza per sparare un secondo colpo di risposta. E questo secondo colpo, con l’arsenale nucleare che si ritrova, sarebbe sparato contro la vicina Seul dove si stimano, nel caso, un milione di morti, e/o contro le basi americane di Guam. Se non addirittura contro Los Angeles.  

La via della pace, sedersi intorno a un tavolo?
Forse. Ieri nella ridda di comunicati minacciosi che le parti si sono scambiate, ci sono un testo russo dove si manifesta «grandissima preoccupazione», la notizia che Pechino ha sospeso i voli per Pyongyang e quella che i giapponesi stanno preparando l’evacuazione dei 60 mila connazionali che vivono a Seul. La guerra sembrerebbe vicina.  

Pechino non potrebbe far qualcosa?
Pechino non vuole la guerra, che significherebbe, intanto, milioni di profughi nordcoreani da gestire. E la necessità di qualche intervento per impedire la riunificazione. La riunificazione avverrebbe sotto l’ombrello americano, cioè gli Stati Uniti piazzerebbero i loro carri armati al confine con la Cina. C’è, all’orizzonte, la regola di Tucidide: quando due nazioni dominano il mondo, prima o poi saranno costrette a combattersi. Valeva per Atene e Sparta, potrebbe valere anche per Washington e Pechino.