Il Sole 24 Ore, 14 aprile 2017
Recuperati 10 anni di perdite. Il valore per l’equity del Milan annulla un decennio di rosso per Fininvest
Quel miliardo chiesto per il suo Milan, ormai due primavere fa, quando spuntò il fantomatico mister Bee, era un’iperbole. Voleva dire valorizzare all’epoca la squadra 3 volte il valore di mercato della Juve che quanto a bilanci e salute era almeno tre volte meglio del malconcio Milan.
Ma il Cavaliere è fatto così. Ora che la lunga saga della cessione è finita quella boutade si è ridimensionata. La società rossonera passa di mano a un valore dell’equity di 520 milioni, più i 90 che Fininvest riavrà indietro per il recente versamenti in conto capitale fatto per salvare la società. La “sparata” si è sgonfiata ma non poi così tanto. Anche a questi valore, l’affare vero lo fa come sempre Berlusconi. Quell’incasso di oltre mezzo miliardo ripiana di fatto le maxi-perdite accumulate dai rossoneri addirittura nell’ultimo decennio. E quindi Finivest viene di fatto ripagata da tutti gli sforzi fatti sul piano patrimoniale per sostenere il club. Non male. Come se la zavorra calcistica non abbia avuto alcun impatto sulla sua controllante. Se il miliardo buttato lì due anni fa era del tutto irrealistico, anche dimezzato fa la sua bella figura per il venditore. Mister Li (o chi per lui) rischia di aver pagato uno sproposito per la sua conquista.
A quel prezzo il Milan viene valorizzato oltre le 2 volte i soli ricavi (erano 221 milioni a fine del 2015 ultimo bilancio disponibile). Fin qui trattandosi di calcio forse ci può ancora stare. Ma sul piano dei multipli della redditività siamo completamente in un mondo virtuale. Il Milan come molte altre squadre ha una struttura di costi pesantissima. E di fatto i costi finiscono ogni anno per superare tutti i ricavi (tra l’altro in decisa flessione almeno dal 2012). E così già a livello di margine operativo si va costantemente in rosso. Nel 2015 il Mol era negativo per 24 milioni. Per non parlare del reddito operativo andato in passivo per 83 milioni. A fine 2015 il capitale non c’era più. Ricostituito dalla Fininvest con quei 90 milioni versati nell’estate del 2016. Quel mezzo miliardo vale più o meno 10 volte il patrimonio netto della squadra a metà del 2016 e il debito che mister Li si porta a casa è oggi di 220 milioni, salito di oltre 30 milioni da fine del 2015. Ora il magnate asiatico dovrà metter mano al portafoglio anche per ricapitalizzare dato che è prevedibile mettere a bilancio 2016 nuove perdite. Un bella gatta da pelare. Si dirà che il valore di un team così blasonato va al di là dei suoi conti. Sarà. Ma quell’allure costa caro. Molto caro.