Il Messaggero, 14 aprile 2017
Quella gara da 2,7 miliardi, la più importante d’Europa. Mega tranche per Roma
ROMA Una partita iniziata nel 2014, una torta da 2 miliardi e 690 milioni di euro. E intorno al ghiotto banchetto, ovviamente, decine di società private pronte a disputarsi qualche fetta milionaria dei 18 lotti. La gara Fm4, finita al centro dell’inchiesta sull’asse Roma-Napoli, è l’appalto con rilevanza pubblica più importante che sia mai stato celebrato in un Paese europeo. Una sfida, incentrata sul Facility management, indetta da Consip per l’affidamento dei servizi «integrati, gestionali ed operativi» nei palazzi del potere e negli uffici delle pubbliche amministrazioni, delle università pubbliche, degli enti e degli istituti di ricerca.
La gara, appunto è stata divisa in 18 lotti. Il più importante, dal punto di vista politico, è il numero 10: ha un importo di 143 milioni e riguarda esclusivamente il «primo municipio del Comune di Roma», vale a dire l’intero centro della capitale dove hanno sede tutti i palazzi del potere: Quirinale, Camera, Senato, Palazzo Chigi, Corte Costituzionale, i ministeri. Dalla graduatoria provvisoria emerge che tre grandi gruppi – Manutencoop, Cofely e Romeo Gestioni – si sono assicurati 11 dei 18 lotti, tanto che l’Antitrust ha aperto un’istruttoria sull’intera gara per accertare se vi sia stata tra imprese un’intesa restrittiva della concorrenza. L’assegnazione definitiva non è ancora stata fatta e nei giorni scorsi l’Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha avvertito che Consip ha tutti gli strumenti a disposizione per escludere le aziende coinvolte in fatti di rilevanza penale, anche senza dover attendere le sentenze passate in giudicato.
Nel dettaglio, Manutencoop si è aggiudicata i lotti 1, 5, 7 e 15 (per 532 milioni), Romeo i lotti 3, 13 e 18 (609 milioni) e Cofely i lotti 8, 10, 11 e 16 (585 milioni). Le ultime due sono entrate in concorrenza proprio sul lotto riguardante il centro di Roma, con la Cofely che ha ottenuto un punto e mezzo più di Romeo.
LA PROCEDURA
La Convenzione serve a mettere a disposizione delle pubbliche amministrazione, servizi per un valore medio annuo di circa 330 milioni di euro che corrisponde circa all’11,5% della spesa annua della Pa. Nel caso in cui la gara saltasse e dovesse essere necessario rifarla resterebbero scoperte le convezioni che ne avevano fatto sorgere l’esigenza. Il maxi-appalto finito sotto inchiesta serviva infatti a determinare, in ambito territoriale regionale, le aziende e i prezzi di riferimento di servizi come pulizie, riscaldamento, gestione e manutenzione immobili, trasporti, facchinaggio e giardinaggio. Occorre ricordare che le amministrazioni dello Stato, quando devono acquistare beni e servizi, sono obbligati a verificare se esiste una convenzione Consip già attiva per un determinato prodotto. Il che non vuol dire rifornirsi obbligatoriamente presso il fornitore indicato dallo Stato, ma essere comunque tenuti a rientrare nei limiti di prezzo fissati dalla convenzione. Se la maxi-gara salta (la convenzione ha durata triennale), Regioni, Comuni e ministeri finirebbero per andare sul mercato in ordine sparso aggravando la spesa.