Focus, 1 marzo 2017
Il libro me lo pubblico io?
Tutti hanno un sogno nel cassetto: pubblicare un libro. Oggi c’è un mezzo in più per realizzarlo. Grazie a una delle opportunità create dalla Rete, il crowdfunding. Alla lettera significa “finanziamento collettivo”, nella pratica è una soluzione che permette a chiunque abbia un’idea, o un prodotto da realizzare, di rivolgersi a tutta la comunità di Internet, raccogliendo pochi soldi da ciascuno, per raggiungere la cifra necessaria. Grazie a questo sistema sono nati orologi intelligenti, giochi e videogame, borse frigorifere, giubbotti hi-tech, film. E anche, appunto, libri. Su Kickstarter, il sito più noto per il crowdfunding, dal 2009 a oggi, infatti, sono stati lanciati oltre 48mila progetti tra romanzi, saggi, fumetti e giornalismo. Vero, solo il 34% di questi (con un picco per i fumetti pari al 52%) è stato finanziato interamente, ma questo significa che grazie a Kickstarter sono stati pubblicati 16.320 titoli, cioè più di duemila l’anno, un dato che lo pone al livello dei più grandi gruppi editoriali del mondo.
STORIE DI DONNE. Il caso più eclatante è quello di Goodnight Stories far Rebel Girls (edito in italiano da Mondadori) un libro di fiabe per la buonanotte che raccoglie 100 storie illustrate di donne capaci di cambiare il mondo, da Elisabetta I a Frida Kahlo, da Rita Levi Montalcini a Serena Williams. Lanciato sul sito con l’obiettivo di raccogliere i 40mila dollari necessari a stamparne e spedirne una prima tiratura, ne ha totalizzati 675mila. «Nemmeno noi ci aspettavamo un successo del genere», commenta Francesca Cavallo, coautrice del progetto con Elena Favilli, con cui ha fondato la startup Timbuktu, «ma pur avendo già pubblicato con editori tradizionali la versione cartacea di alcune nostre app per bambini, stavolta ci siamo rivolte a Kickstarter: volevamo raccogliere i frutti del lavoro fatto a lungo con la comunità di lettori appassionati della nostra newsletter, in cui già proponevamo le storie di grandi leader femminili poi inserite nel libro».
COSTRUITO DAL BASSO. Il contatto diretto con i propri lettori è la prima chiave del successo di questo tipo di iniziative, in cui l’autore si rivolge a un pubblico di nicchia. Un editore tradizionale può considerare un tale pubblico troppo ristretto per correre il rischio di investire su un libro; ma allo stesso tempo può essere una grande risorsa. «Il fantasy e la fantascienza sono generi storicamente vincenti, perché per gli autori è più facile trovare una solida comunità di appassionati», spiega Margot Atwell, direttore editoriale della piattaforma americana. Altrimenti, funzionano le idee audaci: «Come The Weather Man, romanzo d’esordio di Sam Hayes su un ragazzo capace di influenzare il meteo con i propri sbalzi di umore, rifiutato da più di dieci editori prima di raccogliere 20mila dollari su Kickstarter. Avendo lavorato per anni in questa industria, capisco che a volte un editore non si sente adatto a un libro oppure non sa come raggiungere un certo tipo di pubblico, mentre la particolarità del crowdfunding permette proprio di trovare prima i potenziali acquirenti e appassionati all’impresa».
Il discorso cambia leggermente quando, anziché a un pubblico internazionale, ci si rivolge a quello italiano. Gli esempi di romanzi nella nostra lingua che hanno raccolto su Kickstarter il finanziamento richiesto si contano sulle dita di una mano: è accaduto per esempio a II naufrago, un racconto lungo di Science fiction di Mattia Forza, il cui obiettivo, 400 euro, era comunque basso. Per il resto, ce la fanno soprattutto i libri fotografici o illustrati, che peraltro hanno un costo di produzione iniziale più alto di un romanzo. E il caso di progetti anche difficili come A Bitter Place, un libro fotografico di Elena Perlino e Cristiana Giordano, che documenta il traffico di donne nigeriane nel nostro Paese, o di The Dream, di Fabio Bucciarelli, su profughi e rifugiati in fuga da guerre e rivoluzioni dopo la cosiddetta Primavera araba. Ma hanno avuto fortuna anche Mani, sulla tradizione artigiana italiana, o iniziative lanciate dalle istituzioni, come il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, che ha voluto ristampare il celebre Depero Futurista, scritto dallo stesso artista, Fortunato Depero, nel 1927.
DISTINZIONI. Il successo di tante iniziative non deve far dimenticare che Kickstarter non è un editore. Ciò significa che, una volta trovati i soldi, bisogna occuparsi da soli di tutte le questioni pratiche, che spesso sono le più improbe, come impaginare e stampare il libro e, soprattutto, farlo avere a chi l’ha finanziato o distribuirlo in libreria. «Consegnare 30mila copie in 71 Paesi in un solo mese, come è capitato di dover fare a noi, non è impresa per deboli di stomaco», conferma Francesca Cavallo.
Il segreto è invertire il processo: ovvero farsi prima di tutto un’idea precisa dei costi di realizzazione e di spedizione, oltre che degli obiettivi di finanziamento, e solo in seguito, con un piano molto dettagliato, lanciare la raccolta fondi, ricordando che Kickstarter trattiene il 5% del totale, cui si aggiunge circa il 3% per le spese di pagamento tramite carta di credito. Non è una cosa semplice: oltre allo spirito imprenditoriale sarebbe meglio avere un po’ d’esperienza nel settore, mi per chi è alle prime armi non mancano le risorse per muoversi in maniera più c meno autonoma, dai servizi di stampa or line fino a quelli che affiancano gli aspiranti autori nell’intero processo.
UN PO’ DI MARKETING. La fase de crowdfunding resta la più delicata. «Bisogna attirare l’attenzione sul progetto dal primo giorno della campagna», sostiene Cavallo, anche perché il tempo massimo per raccogliere i fondi è di 6C giorni. Le chiavi, oltre a un pubblico già affezionato, sono diverse, come spiega Margot Atwell, che ha il compito di aiutare gli autori nel processo: «I progetti che arrivano a un finanziamento totale o lo superano di solito hanno dei tratti in comune: non solo bisogna avere una buona idea, ma bisogna comunicarla nel modo più semplice ed efficace possibile, perché la soglia d’attenzione sul Web è bassa. Ecco perché, per esempio, immagini e video funzionano più di lunghe spiegazioni. Inoltre bisogna creare una storia accattivante di presentazione, in modo da convincere le persone a desiderare che venga realizzato».
RICOMPENSE. E non é tutto: bisogna saper prevedere le giuste ricompense. Chi finanzia un progetto, di solito, lo fa per acquistare il prodotto in anteprima, ma sono previste anche formule di contributi in denaro minimi in cambio di piccole gratificazioni: una cartolina, un poster, una chat con l’autore e così via. «Il popolo di Kickstarter», afferma Cavallo, «è formato da persone che vogliono sentirsi parte di una élite in grado di plasmare il futuro. Donando anche una piccola somma ci si assicura di essere aggiornati costantemente sull’andamento del progetto e questo garantisce una connessione sentimentale fondamentale tra autore e comunità». Chi finanzia un’opera, insomma, è felice di essere testimone del processo creativo. «Quando io stessa», confessa Margot Atwell, «ho promosso su Kickstarter il mio libro sul Roller Derby, uno sport su pattini a rotelle, sono rimasta sorpresa: alle presentazioni i finanziatori venivano a ringraziarmi per averli resi partecipi di questa avventura». E un collegamento così profondo con il proprio pubblico, in fondo, è anche ciò che un autore desidera più di ogni altra cosa.