Gazzetta dello Sport, 14 aprile 2017
Trump sgancia una mega bomba sull’Afghanistan
Il generale John Nicholson ha ordinato ieri di sganciare una Gbu-43 Massive Ordinance Air Blast Bomb sul distretto di Achin, nella provincia di Nangarhar, cioè in Afghanistan, in quella parte che è quasi al confine con il Pakistan. L’aereo MC-130H Combat Talon II incaricato dell’operazione s’è alzato in volo e ha eseguito, intorno alle sette di ieri sera. Si ignorano i morti e i feriti provocati dal bombardamento, che saranno in ogni caso soprattutto civili.
• Tutte queste sigle... Questo generale Nicholson avrà obbedito a un ordine di Trump, no?
Il generale Nicholson comanda le forze americane in Afghanistan e ha certamente obbedito a un ordine di Trump. Gli Stati Uniti sono in guerra con l’Afghanistan dal 2001: la prima mossa di Bush dopo l’11 settembre fu l’invasione dell’Afghanistan, perché Obama stava in Afghanistan e Bush voleva gli fosse consegnato. Il mullah Omar rispose che lo avrebbe consegnato se la Casa Bianca avesse fornito le prove relative alla colpevolezza di Osama nell’eccidio dell’11/9. Più tardi si offrì anche di uccidere Osama, a certe condizioni che gli americani rifiutarono. In ogni caso gli americani stanno ancora lì, dopo sedici anni. Obama voleva ritirarsi e in definitiva non si è ritirato. Hanno impiegato questa bomba, il cui nome che a lei sembra tanto ostico (ha ragione) si può riassumere in Moab, sigla che può anche significare, oltre a Massive Ordnance Air Bomb anche Mother Of All Bombs, cioe Madre Di Tutte le Bombe, espressione che le chiarisce, suppongo, le idee.
• È un’atomica?
No, altrimenti avrei cominciato il pezzo con la frase «Trump ha sganciato la bomba atomica». La Moab è la più grande bomba non atomica, vale a dire dopo aver sganciato la Moab, se Trump volesse aumentare il livello di scontro, non potrebbe che far ricorso all’atomica.
• Che razza di ordigno è?
Gli americani lo progettarono nel 2003, seguendo un’idea di Albert L. Weimorts. Avevano appena invaso l’Iraq, e la portarono effettivamente in Iraq ma non la adoperarono. In realtà fino a ieri non l’hanno mai adoperata, a parte qualche lancio sperimentale in Florida. Si tratta di un aggeggio enorme, che può essere trasportato solo da aerei enormi (questo C-130 particolare che si chiama Talon II, la possono portare anche bombardieri Stealth B-2). Pesa dieci tonnellate, e di queste tonnellate più di otto sono di puro esplosivo. Costa sessanta milioni di dollari e, per farsi un’idea della sua potenza, lei deve immaginare che si tratti di una bomba col raggio di 150 metri, che esplode, grazie a due sensori piazzati in punta, un attimo prima di toccare terra e grazie a questo spande intorno a sé per chilometri onde d’urto potentissime, che distruggono tutto quello che trovano sul loro cammino. Somiglia all’atomica in questo: se ne tira una sola per volta. Gli americani ne avrebbero una quindicina, ma questa notizia non è sicura. Infine si tratta di una bomba intelligente, cioè la si guida sul bersaglio, dicono gli americani, con precisione quasi millimetrica. Non mi chieda se è vero.
• A parte il fatto che la cosa mi pare orrenda, perché l’hanno sganciata proprio in quel punto?
Lì c’è un intreccio di caverne e soprattutto di tunnel che permettono agli uomini di Al Baghdadi di nascondersi e di fare su e giù col Pakistan, di trovare cioè rifugio in un paese con cui non solo gli americani non sono in guerra, ma di cui sono addirittura alleati. Il discorso sarebbe lungo. Il Pakistan, mentre si faceva dare parecchi miliardi di dollari ogni anno dagli Stati Uniti, manteneva stretti rapporti sia con i Talebani che con gli altri jihadisti. Questo fin dai tempi di Musharraf. Sono soprattutto i servizi segreti pakistani ad infiltrare e ad essere infiltrati da jihadisti. Non so da questo punto di vista che cosa può risolvere la bomba. Certo, militarmente è di sicuro un colpo. Ma, come ha suggerito nella telefonata dell’altro giorno a Trump il presidente cinese Xi, le opzioni militari non possono sostituire l’iniziativa politica. E qualunque iniziativa politica ha di necessità una compagna inevitabile: la pazienza.
• Che cosa vuole dimostrare Trump con quest’altro atto aggressivo?
Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, nel solito briefing quotidiano, ha assicurato che «sono state prese tutte le precauzioni per evitare vittime civili e danni collaterali». Il Comando centrale americano, cioè il generale Nicholson, in una sua nota, ha spiegato che l’azione «rientra nelle misure in corso per sconfiggere l’Isis in Afghanistan nel 2017. Il raid è stato organizzato in modo da ridurre al minimo il rischio per le forze afgane e americane e per massimizzare l’eliminazione dei combattenti dell’Isis e delle loro strutture. Questo genere di armamento è ideale per ridurre tunnel e bunker, e mantenere lo slancio nella nostra offensiva contro l’Isis». Non ci sono dichiarazioni di Trump, ma il messaggio mi pare chiaro: «Non sono mica come quella mammoletta di Obama. Io faccio sul serio».