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 2017  aprile 13 Giovedì calendario

Ecco il commissario Maltese la mafia tra storie vere e nuovi linguaggi televisivi

Fine Anni 70, Sicilia. Basta questo per precipitarsi in un universo fatto di sangue e complotti, di «ammazzatine» e appalti. In una parola, un universo di mafia. La realtà non è proprio così netta ma è esattamente come ce l’ha raccontata la televisione, come ce l’ha raccontata La Piovra, madre di tutte serie in tema.
L’argomento pareva sviscerato e archiviato. Invece no, ecco che l’8 maggio (partite di Champions League permettendo) su Rai 1 parte la serie in quattro puntate Maltese – Il romanzo del commissario che a quelle atmosfere torna volentieri. L’anteprima internazionale è avvenuta al Miptv di Cannes, il grande mercato dell’audiovisivo, alla presenza di Robert Franke della tedesca Zdf Enterprises, di Luca Milano, vicedirettore di RaiFiction e di Nicola Serra per la Palomar che dopo Montalbano prende in carico un altro commissario, appunto Dario Maltese, anche questo poco incline al buon carattere e con un passato carico di fantasmi.
La storia è paradigmatica. Il commissario Maltese che ha il volto scavato e i capelli brizzolati di Kim Rossi Stuart, lavora a Roma. Bravo, molto, però indisciplinato. Siciliano di nascita e di cuore, è fuggito dall’isola dopo il suicidio del padre e non vi ha più fatto ritorno. Separato con una figlia che sta con la madre in America. Decide di tornare a Trapani per il matrimonio del suo migliore amico, con il quale ha passato infanzia e adolescenza, anche lui commissario.
Dopo il pranzo in famiglia, i ricordi e le risate, mentre l’amico va via se lo vede ammazzare a pistolettate sotto gli occhi. Maltese sconvolto chiederà di essere trasferito a Trapani per scoprire gli assassini. Sarà un ritorno negli inferi della memoria, tra situazioni che non credeva di trovare, tra facce dimenticate, con una squadra di poliziotti tutta da scoprire.
In questo viaggio incontrerà la grande fotoreporter palermitana Letizia Battaglia interpretata da Rike Schmid: «Per me è un onore essere lei. Ho studiato le sue fotografie capaci di fissare il tormento di una terra oltre all’orrore di quello che accadeva. Ho seguito la sua personale al Maxxi di Roma e ogni scatto mi ha entusiasmata. Letizia Battaglia è una persona libera che si è trovata con una macchina fotografica nell’età dell’oro della mafia».
Al suo fianco un giornalista che ha il volto di Francesco Scianna e che si chiama Mauro Licata. Già nel nome si leggono le tre generazioni di cronisti che hanno raccontato la mafia quando ancora era considerata un’invenzione letteraria e invece si stava trasformando dando inizio a una lunga e terribile guerra. L’omaggio a Mauro De Mauro, il cronista di nera sparito in circostanze misteriose, Salvo Licata, cronista della Palermo Nera e Ciccio La Licata. «Abbiamo riunito in uno – dicono i produttori – tutti quei giornalisti che ci hanno mostrato con coraggio quello che accadeva in Sicilia in quegli anni e molti per questo sono morti. Vorremmo ricordare Mario Francese ma anche Mauro Rostagno, Giuseppe Fava».
Regia di Tavarelli
Omaggi a parte, l’atmosfera non replica troppo quella della Piovra? «No – assicura Milano –. Non è la classica storia di mafia, o almeno non è trattata così dagli sceneggiatori Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli. È più un prodotto letterario moderno, con i caratteri contemporanei. Anche la regia di Gianluca Maria Tavarelli (Il giovane Montalbano) è molto movimentata, giocata sulle emozioni e con una musica di Ralf Hildenbeutel che volutamente stacca e ci porta nel futuro», in un felice contrasto con i costumi firmati da Marina Roberti, perfetti a restituire i colori «malati» dell’epoca e di quei gusti. Tra gli altri interpreti anche Valeria Solarino ed Enrico Lo Verso.
Dopo Gomorra, Suburra e 1992, sostiene il produttore Franke, «la grande tradizione dello storytelling ha fatto un balzo in avanti e noi l’abbiamo combinata con il “crime”, in una struttura ampia, ricca». Sul set di Maltese Kim Rossi Stuart raccontò il lavoro di preparazione realizzato per la serie: «Ho ripercorso una storia lontana e attuale e ho cercato una mia strada per disegnare il personaggio. Ho guardato ai servitori dello Stato, da Boris Giuliano a Cassarà, da Falcone a Borsellino. La loro dedizione alla giustizia e alla verità mi appassiona. Ammiro in modo infantile chi combatte per un ideale».