La Stampa, 13 aprile 2017
L’Europa sul filo della paura
A meno di due settimane dal primo turno delle elezioni presidenziali in Francia i mercati finanziari si trovano di fronte a nuovo potenziale incubo. Dopo aver pensato per mesi che il centrista Emmanuel Macron avrebbe affrontato, e battuto al secondo turno, la populista anti-euro di estrema destra Marine Le Pen del Front National, ecco profilarsi una nuova minaccia. Si è aperto un varco che potrebbe permettere alla Le Pen di strappare una vittoria a sorpresa.
L’incognita arriva dall’estrema sinistra della politica francese. L’astro nascente delle ultime settimane della campagna elettorale è Jean Luc Mélenchon, un socialista di estrema sinistra membro del Parlamento europeo. La sua fervida retorica e il suo messaggio radicale gli hanno valso il terzo posto nei sondaggi sulle intenzioni di voto, davanti all’ uomo che una volta era il favorito, François Fillon del Partito repubblicano di centro-destra.
Mélenchon è visto dalla maggior parte degli stranieri come un tipico francese di sinistra, un uomo capace di coniare slogan di grande impatto ma poco realistici. Tra le altre cose, ha proposto un’imposta sul reddito del 100% per tutti gli introiti superiori ai 360 mila euro annui. I percettori di alti redditi, di cui Macron faceva parte quando era banchiere d’affari, non desiderano certo imporre un tetto del genere ai loro redditi.
Tuttavia, la sua avanzata dovrebbe davvero essere vista come una minaccia tanto per Fillon come per Macron – e potenzialmente per il futuro dell’Unione europea. Perché ora c’è la possibilità che al cruciale secondo turno delle elezioni, il 7 maggio, non si trovino di fronte Macron e la Le Pen, come tutti si aspettano, ma Mélenchon e la Le Pen.
Sarebbe un risultato al di fuori di ogni pronostico. Ma come ci hanno insegnato la Brexit e l’elezione di Donald Trump, viviamo tempi politici fuori dall’ordinario. E quello che bisogna tenere a mente è che queste elezioni presidenziali hanno già un carattere di straordinarietà, che rischia di trasformare il sistema di voto a doppio turno da salvaguardia contro l’estremismo a fonte di una vittoria estremista.
Il sistema, tradizionalmente, incoraggia un ampio numero di candidati a correre per il primo turno (quest’anno ce ne sono 11) sapendo che possono avere una piattaforma e vincere dei voti perché l’elettorato sa che il sistema permette loro di votare con il cuore al primo turno, ma che al secondo devono usare la ragione.
Questo meccanismo ha sempre funzionato perché la forza dei due principali partiti – il Partito socialista a sinistra e quello che ora è chiamato Partito repubblicano a destra – ha garantito che al secondo turno gli elettori trovassero sempre un’opzione tradizionale.
Quest’anno, tuttavia, entrambi i maggiori partiti sono allo sbando. I socialisti perché l’amministrazione del presidente François Hollande da quando è stato eletto, nel 2012, è stata un fallimento. I repubblicani perché il candidato che ha vinto in modo schiacciante le primarie dello scorso dicembre, Fillon, è stato screditato da uno scandalo e tuttavia si è rifiutato di lasciare.
Macron ha tratto profitto da questo disordine candidandosi come indipendente sostenuto dal suo movimento, En Marche. Ha buone probabilità di essere il primo candidato del centro e ancora buone possibilità di diventare presidente. Ma su queste ora getta un’ombra l’ascesa di Mélenchon.
Quell’ombra è la possibilità che gli elettori potrebbero, come in passato, votare con il cuore per Mélenchon al primo turno, il 23 aprile per poi svegliarsi il giorno dopo in stato di shock alla notizia che ha superato, di poco, non solo Fillon ma anche Macron.
Questo sarebbe un risultato da sogno per la signora Le Pen. Che il 7 maggio potrebbe avere l’opportunità di aggiudicarsi i voti sia dei sostenitori conservatori di Fillon sia di alcuni dei sostenitori di Macron. Gli elettori del centro si troverebbero così a dover affrontare una scelta impossibile tra i due sgradevoli estremismi di Mélenchon e della Le Pen. Molti potrebbero allora scegliere di astenersi.
Il modo migliore per scongiurare questo evento sarebbe che Fillon ritrovasse il buon senso durante le settimane finali della campagna elettorale e si ritirasse, invitando a votare per Macron. Questo è ciò che il suo cervello dovrebbe suggerirgli. Altro discorso è se il suo cuore gli consentirà di rinunciare per il bene della Francia e dell’Europa. Speriamo.
Traduzione di Carla Reschia