La Stampa, 13 aprile 2017
Ahmadinejad candidato a sorpresa
L’ex leader si candida ancora alle presidenziali in Iran. Perché?
Sorrideva sornione davanti ai fotografi Ahmadinejad ieri mattina, quando a sorpresa si è candidato alle presidenziali iraniane di maggio. Controverso e imprevedibile, due volte presidente, l’ultima quasi disarcionato dalla tragica onda verde che lo accusava di aver vinto con i brogli. Per questo, la Guida suprema Ali Khamenei, massima autorità dello Stato, gli aveva dato un consiglio di quelli che non si possono rifiutare: non ti candidare, la tua presenza è fonte di divisioni. Ma con il suo sguardo da furetto strabico, ieri, l’ex presidente sdrammatizzava: «Era solo un suggerimento, scendo in campo per sostenere il mio vecchio vice Hamid Baghaei». Tra un paio di settimane vedremo se il Consiglio dei guardiani approverà la sua candidatura. Ciò che non si capisce ancora infatti è se la sua discesa in campo sarà accettata da Khamenei, nonostante il consiglio in senso contrario. Apparentemente, quella di Ahmadinejad sembra una sfida al leader supremo. Ma gli analisti stanno ancora litigando sul suo recente discorso nel Khuzestan, una provincia occidentale che confina con l’Iraq e il Golfo, dove l’ex presidente ha attaccato i potenti che anche dopo la rivoluzione islamica si comportano da re. A chi alludeva? Al presidente Rouhani, ora suo avversario nelle urne? Oppure a Khamenei? Ahmadinejad segue una concezione religiosa apocalittica, poco in sintonia con quella ufficiale della Repubblica. Il fatto che i suoi seguaci possano avere contatti diretti con il Mahdi, il Messia sciita, getta un’ombra sull’autorità di Khamenei. Messianico in religione, Ahmadinejad è (nella cornice della politica iraniana) un populista nel senso più deteriore. Promette cioè alla gente cose che difficilmente riuscirà a mantenere, come il ritorno dei sussidi a pioggia per i poveri che l’attuale presidente Rouhani sta lentamente abolendo. L’economia sarà probabilmente il principale terreno di scontro delle prossime elezioni, con la fine (molto virtuale) delle sanzioni che non si tramuta ancora in segnali diffusi di ripresa.