Libero, 13 aprile 2017
Morgan? Prima lo vogliono, poi lo cacciano. Ma tornerà
«Ho deciso di perdermi nel mondo, anche se sprofondo, lascio che le cose mi portino altrove, non importa dove». È significativo ancora oggi dover tornare ad Altrove, primo singolo del Morgan solista, lontano anno 2003, per spiegare gli ultimi avvenimenti morganian-defilippici di Amici. Ma a volte pochi versi sanno racchiudere tutta una vita o la vita di tutti. È capacità solo dei più grandi. E Marco Castoldi, in arte Morgan, al netto di qualunque valutazione sul personaggio, è (stato?) uno dei migliori cantautori della canzone italiana. Che poi ancora si torni a parlare dei suoi inciampi in televisione, nulla toglie alla persona. Al più toglie al personaggio. Il che sarebbe anche un bene.
Il problema piuttosto è un altro. Quei versi valgono per la vita di tutti, perché chiunque ha avuto a che fare con difficoltà o errori. Ma Marco Castoldi, almeno mediaticamente, inciampa più spesso di altri. Anche se al netto della cronaca, delle social-accuse e delle social-difese, degli schieramenti dall’una e dall’altra parte, una cosa va detta: a pagare, alla fine, è sempre Morgan. Siamo in periodo pasquale e rischia di essere blasfemo pensare all’agnello sacrificale. Il grande antropologo e filosofo francese René Girard preferiva definirlo «capro espiatorio», una figura codificata già nella religione greca, dove veniva identificato un individuo che assumeva simbolicamente su di sé tutte le colpe della comunità e veniva cacciato dalla stessa così che gli dei punissero solo lui e non tutti quanti.
Oggi, nella società dei mass-media, potremmo chiamarlo «paradosso Morgan». Nel mondo della televisione italiana, dominato dalla mediocrità e dal finto perbenismo, dove tutti si pestano i piedi a vicenda per apparire (peccato capitale cui certo non rinunciamo noi giornalisti, chi con dignità e chi senza), Morgan prende e se ne va, o viene cacciato, prendendosi tutte le responsabilità del caso e portando via la negatività. Che poi di certo nulla conterà il fatto che oggi la religione sia quella degli ascolti e Amici sia stato sconfitto nella circense sfida del sabato sera da Ballando con le stelle della concorrente Rai Uno. «Pensavo che se c’era una cosa che mi veniva bene fosse fare innamorare di ciò che amo, delle canzoni e dei racconti sulla musica», ha scritto ieri Morgan in un nuovo post sulla sua pagina Facebook. «Non mi occupo di altro, sono un musicista, come altri, amo e parlo di musica non ci tengo a dire la mia in argomenti che non padroneggio».
Non che Morgan non abbia le sue colpe, con i pregi e difetti che lo hanno sempre contraddistinto. Ma che erano ben noti sin da prima della sua designazione a coach della squadra bianca. E ora tutti subito a prendere le distanze. Come ha fatto Elisa, che ieri ha voluto difendere sempre via social con una lunga lettera il proprio ruolo nel programma, nel quale «ho avuto e ho la libertà in cui credo e di cui ho bisogno, senza la quale non sarei venuta». O gli stessi ragazzi di Morgan, con dichiarazioni ufficiali a rimarcare proprio la «libertà» che avrebbero ad Amici. Insomche di Maria De Filippi, come la stessa conduttrice ha dichiarato, ma è chiaro a tutti che questa storia non farà altro che sommarsi al grande libro di memorie sulle sfortune, le cadute, gli scandali o i chiamateli-come-volete di Marco Castoldi, in (p) arte Morgan.
Il suicidio del padre per debiti, quando Marco aveva solo 16 anni. O l’amore e la figlia con Asia Argento, con la quale il rapporto viaggia a fasi alterne tra scontri più o meno duri (ora è periodo di pace). O la cacciata da Sanremo nel 2010 dopo un’intervista a Max nella quale diceva di fumare crack (la smentita non servì a nulla). O gli ultimi turbolenti anni a X Factor come giudice, con l’accusa a Sky di non essere stato pagato e la replica dell’emittente che spiegò come i suoi compensi fossero stati pignorati da Equitalia. Tutto fa brodo in televisione, ambivalente divinità in grado di portare tanta fortuna mediatica quanta condanna artistica a Morgan. Che, sia chiaro, nell’accettare di diventare personaggio televisivo ha firmato col sangue un mefistofelico patto con il tubo catodico.
Meglio sarebbe ora davvero lasciarsi portare altrove. Magari non di nuovo nello studio di Amici tra un anno o due. Anche se tutto dipende dalle condizioni di quel contratto siglato con Lucifero.