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 2017  aprile 13 Giovedì calendario

Importiamo criminali dalla Romania
. Di Maio ha ragione ma non la dice tutta

Non ci sono più i dati di una volta, i numeri che erano i numeri, la carta che cantava. La comunicazione-lampo non lo permette. Il grillino Luigi Di Maio ha scritto su internet che «l’Italia ha importato dalla Romania il 40 per cento dei loro criminali», una frase che è scorretta in lingua italiana ma lo è anche politicamente: si è incazzata un sacco di gente. Qualcuno ne ha fatto una questione appunto di correttezza politica (tipo che il dato magari è vero, ma non è semplicemente il caso di sbandierarlo) e qualcun altro pensa invece che il dato sia falso (tra questi molti romeni) e qualcun’altro pensa che il dato, così, sia insufficiente, fazioso, parziale, insomma: pensa che vada spiegato, come tutte le cose che noi facciamo semplici anche quando non lo sono. Per quanto ci riguarda, il dato è sostanzialmente vero (e si può dire) ma va spiegato (e si può tentare). Anche altri dati risultano veri, purtroppo, anche se Di Maio non li ha citati: è vero che l’immigrazione provoca mediamente un aumento dei reati, è vero che gli extracomunitari commettono furti e spaccio e rapine e omicidi più spesso degli italiani a parità di numero-ed è pure vero che il discorso vale in tutti i paesi occidentali. 
L’ORIGINE DEL DATO 
Però, da considerare, ci sono altri dati che sembrano contraddittori. Uno è che negli ultimi decenni i crimini sopracitati sono comunque calati, anche se ultimamente ricominciano ad aumentare; un altro è che questo è in parte fisiologico: a fronte di un corposa emigrazione, infatti, i reati aumenterebbero anche se gli immigrati ne commettessero meno degli autoctoni; così come aumenterebbero le nascite, le morti e il mercato. Vi importa poco? D’accordo, ma prima di proseguire e di atteggiarci a sociologi (sul tema immigrazione bastano e avanzano i lavori di Marzio Barbagli e Luca Ricolfi) va spiegata anche un’altra cosa: che le parole di Di Maio possono preoccupare soprattutto perché a dirle è stato lui, cioè un leader politico che ha appena partecipato a “Costruire il Futuro” dove antipolitica e magistratura hanno abbozzato l’ennesima saldatura. La fonte di Di Maio, infatti, è un intervento fatto a Ivrea dal procuratore Sebastiano Ardita (ambiente Travaglio-Davigo-Nuzzi) che al popolo grillino aveva detto testualmente: «Il ministro rumeno, degli Interni se non sbaglio, ci comunicò che di tutti i mandati di cattura europei che riguardavano cittadini rumeni il 40 per cento proveniva dall’Italia... quindi questo significa che 4 rumeni su 10 che avevano deciso di andare a delinquere avevano scelto il nostro paese come luogo nel quale andare a delinquere». La considerazione nota personale è identica a quella che mi fanno sempre i miei amici romeni, alcuni dei quali di crimine se ne intendono sul serio. 
L’AUTOREVOLEZZA 
Ma i miei amici non sono politici o magistrati, non parlano pubblicamente da uno scranno: loro possono anche dire «il ministro rumeno degli Interni, se non sbaglio», ma un magistrato e un politico non possono dirlo, né possono dire genericamente «il ministro ci comunicò» (a chi? Ad Ardita? In che veste?) e neanche confondere lo status di “criminale” con dei mandati di cattura. Anche perché il ministro romeno, per cominciare, non era degli Interni ma della giustizia, e l’anno era precisamente il 2009: se l’ho ricostruito io, forse potevano farlo anche un magistrato e un politico che parlano alla pubblica opinione. Anche quel «40 per cento di cittadini romeni» sembra un dato molto buttato lì: ma lasciamo perdere i numeri precisi, sennò non ne usciamo più. Limitiamoci dunque alle verità crude, ma almeno complete. I romeni fanno molti più stupri rispetto agli italiani in rapporto al numero dei primi e dei secondi mentre i furti e le rapine vengono compiuti soprattutto dagli ex jugoslavi oltreché da marocchini, algerini e tunisini; l’eroina è roba di marocchini e tunisini, la marijuana degli albanesi, la cocaina dei sudamericani, lo sfruttamento della prostituzione di albanesi e nigeriani, le prostitute da marciapiede ormai sono tutte immigrate, la contraffazione è affare di cinesi e senegalesi. È pure vero che a commettere questi reati sono più spesso gli immigrati irregolari, difficili peraltro da espellere: una volta integrati e provvisti di permesso, però, le percentuali cambiano parecchio. 
Gli immigrati, non a caso, hanno monopolizzato anche le carceri. Ed è vero che ci sono etnie che non commettono quasi mai reati: filippini, indiani, pachistani, nigeriani non mafiosi, etiopi, senegalesi, somali e ghanesi. Non è una questione di Dna, ovviamente. La magistratura tende a ingabbiare più spesso gli immigrati rispetto agli italiani, è un dato anche questo: gli immigrati hanno avvocati più scarsi (d’ufficio o di gratuito patrocinio) che sono meno abili nell’accedere alle misure alternative o sostitutive. Inoltre gli immigrati sono più spesso uomini e più spesso giovani, fascia che ovunque, nel mondo, commette maggiormente i reati di cui parliamo. 
È anche un discorso di scala sociale della criminalità: gli immigrati compiono i reati che gli italiani non vogliono più compiere, mentre le rapine contro banche e uffici postali e gioiellerie restano in prevalenza compiute da italiani. Anche le mafie tendono ad escludere gli immigrati: a loro resta la droga più spicciola, il contrabbando, il traffico di clandestini, lo sfruttamento dei minori e della prostituzione. 
LA SCIATTERIA 
Basta e avanza, dite? Il problema è che le verità crude sono infinite, e tutto sta a quando dirle e come dirle. Matteo Salvini è criticabile e infatti non può quasi andare in giro, ma è uno che almeno si portava pile di libri di Ricolfi (che è di sinistra) nel baule della macchina. Mentre Luigi Di Maio e Sebastiano Ardita, nella loro saldatura, hanno fatto un pessimo servizio al futuro che vorrebbero costruire. Con la stessa metodologia un po’ sciatta, applicata nella comunicazione pubblica, allora si potrebbero censire gli italiani pericolosi regione per regione, provincia per provincia, oppure trarre delle conclusioni dalle percentuali di scolarizzazione presente negli elettori a Cinque Stelle. Perché non farlo?Tidiconocheidatieinumeri sono neutri, e che non mentono: ma è falso. In bocca a un politico possono mentire, e in mano a un antipolitico senza mestiere possono fare anche peggio.