la Repubblica, 12 aprile 2017
Fontana di Trevi, boom di monetine. «In un anno raccolti 1,4 milioni»
Lascia di sasso, leggere la notizia che, solo nel corso del 2016, il ricavato delle monetine gettate nella Fontana di Trevi ha toccato un milione e quattrocentomila euro. E poco cambia, scoprire che molti visitatori hanno in realtà barato con la sorte, gettando nelle acque augurali, invece che denaro, medagliette con immagini votive, fiches da gioco e oggetti vari. Il monumento si è rivelato più redditizio di molti musei.
E questo pur affidandosi solo alla buona volontà del pubblico. Facendo leva sul semplice desiderio di tornare a Roma, in questo caso superstizione e scaramanzia si sono dimostrate assai più efficaci di qualsiasi costo d’entrata. In tal senso, potremmo dire che la Fontana progettata nel 1732 da Nicola Salvi funziona veramente come un jukebox, con l’unica differenza che qui il motivo suonato è sempre lo stesso, ossia una scenografia senza paragoni.
E non è tutto, poiché, dal report della Caritas (l’associazione a cui viene molto opportunamente destinato il “raccolto” ottenuto dalla Fontana), notiamo che la vasca rappresenta anche un prezioso specchio del turismo cittadino. Grazie alla testimonianza delle valute trovate sul suo fondo, è cioè possibile ricostruire le diverse provenienze dei viaggiatori stranieri, con la rivelazione di un netto incremento in relazione ai dollari australiani. D’altronde, bisogna ammetterlo, si tratta di un primato ben guadagnato, visto che, come recitano le guide, “il condotto dell’Acqua Vergine, che alimenta il miracolo di Trevi, è il più antico acquedotto di Roma tuttora funzionante, e l’unico che non ha mai smesso di fornire acqua alla città dall’epoca di Augusto”.Monetine al merito, insomma. Ma per concludere, sempre a proposito di storia, va ricordato che, proprio per terminare i lavori della Fontana di Trevi, verso la metà del ‘600 Urbano VIII permise a Bernini di demolire la tomba di Cecilia Metella. Per fortuna, le vivaci proteste del popolo romano obbligarono il papa a cambiare parere, salvando quella splendida struttura. In epoca di No Tav e No Tap, resta un esempio da tenere a mente.
Valerio Magrelli
L’obolo di Trevi
Spalle rivolte al monumento, braccio destro in alto, una spinta decisa e splash. Tutto intorno, applausi, selfie, abbracci. Il fascino di un vecchio rito sopravvive alle mode e il lancio della monetina nell’acqua della Fontana di Trevi continua a essere un richiamo per milioni di turisti. Una tradizione che, secondo la credenza popolare, permette di esprimere un desiderio, come quello di tornare a Roma. Ma oggi accanto ai centesimi di rame della Comunità europea nella vasca della fontana vengono raccolti anche ex voto di ogni tipo.
«Abbiamo trovato nell’acqua molte medagliette con l’immagine di Padre Pio, di Papa Francesco e della Vergine Maria. E poi fiches di plastica, due dentiere, braccialetti, chiavi, piccoli lucchetti e tantissimi occhiali da sole», si legge nel report della Caritas, l’associazione a cui vengono destinate le monete.Il tesoro della fontana di Trevi, protagonista anche del film “Totò truffa ‘62”, restano comunque gli spiccioli di tutto il mondo. E non si tratta di spiccioli. Nel 2016 il ricavato è stato di un milione e quattrocentomila euro, con un aumento di oltre centomila euro rispetto al 2013. A quell’anno, infatti, risale l’ultimo report della Caritas prima della chiusura del monumento per i lavori di restauro finanziati dalla maison Fendi. «Euro, dollari e yen giapponesi sono le monete più lanciate – raccontano dall’associazione – ma nell’ultimo anno c’è stato un notevole incremento di dollari australiani». Così il botteghino nella vasca raggiunge un importo totale, a fine anno, superiore addirittura all’incasso di un museo di media importanza di Roma. Ad esempio, il Museo nazionale romano (che si compone di quattro sedi: Palazzo Altemps, Terme di Diocleziano, Crypta Balbi e Palazzo Massimo), in dodici mesi guadagna un milione e centomila euro, ovvero 300mila euro in meno del ricavato della fontana di Trevi.L’obolo della fontana barocca viene destinata dalla Caritas, per il 27%, per finanziare l’Emporio della Solidarietà, il primo supermercato gratuito in Italia per le famiglie in difficoltà. Il 32% dei fondi, invece, viene impiegato per i servizi di inserimento sociale, l’otto per cento per le mense e il 31% per i servizi di accoglienza. «Dal bello di Roma nasce il bene – commenta monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas capitolina – Insieme alle sue bellezze la capitale del cattolicesimo riesce così ad esportare nel mondo la cultura della solidarietà».
Laura Mari