la Repubblica, 13 aprile 2017
I misteri di Fargo
CALGARY Le periferie industriali si somigliano tutte: shopping center e aree di servizio, hangar, parcheggi deserti. Potrebbero farti a cubetti e ti ritroverebbero una settimana dopo. Tra un centro fitness e l’insegna con una croce rossa dove non curano le persone, ma riparano strumenti musicali, c’è il quartier generale di Fargo, la serie nata dal film capolavoro dei fratelli Coen. Le montagne sono ancora innevate ma in pianura a qualche decina di chilometri da Calgary la neve non c’è più, la terra è bruciata dal gelo.
Sceneggiata da Noah Hawley, qui anche showrunner e produttore con Joel e Ethan Coen, Fargo 3 andrà in onda su Sky Atlantic e on demand dall’8 maggio (in America il debutto è il 19 aprile). Dopo un secondo capitolo ambientato alla fine degli anni 70, Hawley riporta l’azione quasi ai giorni nostri, nel 2010. I protagonisti sono due fratelli Emmit e Ray Stussy (entrambi interpretati da Ewan McGregor). Emmit, il re dei parcheggi del Minnesota, magnate dell’immobiliare, è un self-made man americano con famiglia perfetta. Quella di Ray è invece la storia di un soccombente. Sovrappeso, stempiato, baffi e capelli lunghi, è un agente di custodia addetto ai criminali in libertà vigilata. Per la sua vita opaca incolpa il fratello.
Cappello di tweed a coprire la testa rasata, l’attore racconta come sia complesso recitare in due ruoli: «Quando sono Emmit un altro fa Ray poi devo girare io quella stessa scena nei panni di Ray e un altro fa Emmit. Cambio la voce, la camminata. Per interpretare Ray» spiega «metto la gommapiuma per la pancia, per Emmit ho usato la biancheria Spanx per essere più snello. Dovevo essere perfetto, carismatico, come si sente il personaggio. La serie in realtà sono dieci film, oggi è difficile mandare la gente al cinema e le produzioni televisive hanno raggiunto una qualità altissima. Questi due caratteri raccontano l’America di Trump prima di lui, come i soldi giochino un ruolo fondamentale, “follow the money” è sempre una buona idea. Tutto comincia quando il padre, morendo, lascia una vecchia Corvette a Emmit e un francobollo da 2 penny a Ray. Ma loro si scambiano i regali, e da lì parte la storia».
Dal film del 1996 con Frances McDormand alle precedenti serie con Allison Tolman e Kirsten Dunst, le donne di Fargo sono speciali. La disinvolta Nikki Swango (Mary Elizabeth Winstead) proverà a cambiare la vita di Ray. Il capo della polizia è Gloria Burgle (Carrie Coon) «che già dalla sceneggiatura è definita “la donna invisibile”» sorride l’attrice «nel senso che nessuno la nota, ha i capelli color topo, è una madre single, porta la divisa e prima che il delitto la impegni, ha diviso gli uffici della stazione di polizia con la biblioteca dei bambini. Non ha il computer, riempie i blocchi di appunti». La vita di Emmit verrà sconvolta dalla proposta d’affari del misterioso capitalista V.M. Vargas (David Thewlis), che vive in un camion attrezzato. Sul tavolo il ritratto del dittatore coreano Kim Jong-un, sulla mensola le poesie di Eliot, dai computer controlla l’andamento mondiale della Borsa.
Il tema dell’economia che ci schiaccia, l’ipocrisia del sogno americano: Noah Hawley descrive vincitori e perdenti, mentre un omicidio rovescia i piani. «Fargo non è un luogo, è uno stato mentale. È una vera storia criminale dove la realtà è più strana della finzione e i buoni devono affrontare qualcosa di orribile».
Proseguendo per chilometri su una strada che sembra portare verso il nulla, il mondo perfetto di Emmit si materializza in una villa prodigiosa completa di orso imbalsamato all’ingresso e uno studio che è il simbolo del potere. Intorno il parco con un lago privato, «il mondo a parte di Emmit» come spiega McGregor «è la consapevolezza della sua stessa esistenza. Non a caso quando accoglie il fratello Ray lo fa aspettare nel corridoio dei suoi successi, dove sono incorniciati ritagli di giornali, onorificenze». Ma l’attore non vuole sentire parlare di “vincente” e “perdente”. «Non c’è mai il bianco e nero, nessuno è mai solo buono o cattivo. Ray si sente perdente, in realtà lo è meno di quanto immagini. Poi avviene un delitto e le carte si mescolano. Non ho preferenze tra i due, per entrambi ho passato ore al trucco. È capitato che a fine giornata mi chiedessi: ora chi sono? È il bello del mio mestiere».