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 2017  aprile 13 Giovedì calendario

Invitalia farà decollare Alitalia, ecco la garanzia per le banche

ROMA Per Alitalia c’è la garanzia pubblica – firmata Invitalia – che dovrebbe portare le banche creditrici a convertire il loro debito in azioni, ma manca ancora l’accordo sindacale dopo che ieri la compagnia ha interrotto le trattative. A un giorno solo dalla data ultima per raggiungere un accordo per il rilancio della compagnia la strada si fa più chiara, dunque, sul versante finanziario, ma resta in salita su quello sindacale.
La soluzione sul tavolo riguarda l’aspetto finanziario del salvataggio. Un passo propedeutico per l’eventuale intesa finale. È una specie di scudo quello che è stato messo in campo: le banche creditrici – Intesa-Sanpaolo e Unicredit, i due istituti più esposti – accettano di convertire i loro crediti in azioni della compagnia contribuendo in modo decisivo ai circa 2 miliardi di ricapitalizzazione necessaria, ma chiedono una garanzia pubblica sia su eventuali nuovi crediti sia sul “contingent equity” che dovrebbero versare se il piano di rilancio presentato non dovesse (come temono) proseguire nella direzione programmata.
Il meccanismo di salvaguardia, che riguarderà circa 200 milioni sui 400 calcolati di eventuale “contingent equity”, è stato chiesto prima alla Cassa depositi e prestiti (controllata con l’83 per cento dal ministero dell’Economia), che ha però declinato. Al suo posto ci sarà Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che fa capo sempre al ministero dell’Economia, che dovrebbe impegnarsi con un prestito convertibile nei confronti della stessa Alitalia.
La missione della società guidata da Domenico Arcui è quella di rilanciare le aree di crisi. Opera soprattutto nel Mezzogiorno e gestisce tutti gli incentivi nazionali che favoriscono la nascita di nuove imprese e le startup innovative finanziando anche progetti esistenti. E in questa veste potrebbe entrare nel salvataggio di Alitalia senza scatenare – secondo i tecnici del governo – la reazione dell’Unione Europea che non consente interventi pubblici diretti nelle casse delle compagnie aeree continentali. Ma l’assenso di Bruxelles non è affatto scontato. Anche questo andrà poi negoziato.
La trattativa tra azienda e sindacati ieri ha vissuto momenti difficili: l’Alitalia ha sospeso il confronto e i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto l’intervento del governo. Oggi dovrebbe essere la giornata decisiva.
Gli esuberi scendono complessivamente a circa 1.700 dagli oltre duemila previsti. Ancora da sciogliere il nodo degli ammortizzatori sociali dopo che l’Inps ha chiarito che il Fondo del comparto aereo non potrà essere utilizzato per il sostegno al reddito di chi volontariamente dovesse scegliere di lasciare il lavoro.
Sta invece andando avanti il negoziato per il taglio del costo del lavoro. Si starebbe lavorando ad un’ipotesi per limitare l’entità dell’intervento sul personale navigante: dall’attuale 22 per cento di taglio dei salari per i piloti di lungo raggio, del 28 per cento per quelli di medio e del 30 per cento agli stipendi di hostess e steward, si potrebbe scendere al 10 o 15 per cento.
Il punto di caduta, che al momento non è stato ancora vagliato in tutti gli aspetti finanziari e le ripercussioni sul piano nell’arco dei cinque anni, porterebbe così i risparmi preventivati (un miliardo in totale al 2021) ad una quota più bassa, sulla voce costo del lavoro. Un sacrificio che potrebbe essere accettato dai dipendenti della compagnia che altrimenti rischia il dietrofront degli azionisti (banche, in testa) che vogliono la firma dei sindacati sul progetto di rilancio prima di aprire il portafogli. Un no porterebbe dritti al secondo e forse definitivo fallimento della ex compagnia di bandiera.
Lucio Cillis

La giostra dei soldi pubblici per tutti dalla compagnia ai concorrenti
MILANO La roulette miliardaria (e un po’ schizofrenica) degli aiuti pubblici di Roma alle compagnie aeree celebra l’ennesima puntata con il solito tragicomico copione: la mano destra che lavora – con un’altra iniezione di soldi statali – al salvataggio di Alitalia. La sinistra che si dà da fare per rifilarle il colpo di grazia, garantendo finanziamenti ai rivali low-cost che l’hanno messa in ginocchio negli ultimi anni.
La commedia degli equivoci va in replica uguale a se stessa proprio in queste ore: il Governo sta lottando contro il tempo per evitare il crac Alitalia. E pur di garantire il lieto fine all’ennesima crisi (condita magari da uno sciopero selvaggio nei giorni di Pasqua) avrebbe messo sul piatto la garanzia di Invitalia, aggiornando a quota 8 miliardi i soldi bruciati dai contribuenti per salvare a più riprese la società, privatizzata in teoria otto anni fa.
Il buon senso, merce rara nei cieli di casa nostra, vorrebbe che lo Stato facesse tutto il possibile per salvaguardare l’investimento. Invece no. Il sistema Italia, con un pizzico di masochismo, sta lavorando in contemporanea per metterlo a rischio. Succede, per esempio, a Trapani. Dove Airgest, società pubblica di gestione dello scalo locale, sta provando a racimolare i soldi necessari (6 milioni) per convincere Ryanair a non abbandonare l’aeroporto. Quattro sono stati già trovati tra le pieghe del bilancio della società, al resto stanno pensando i Comuni della zona, che non navigano certo nell’oro.
Per loro è questione di vita e di morte. Senza i voli dell’aerolinea irlandese – foraggiata con un generoso accordo di co-marketing pubblicitario – Birgi rischierebbe di chiudere i battenti, mandando in tilt tutto il tessuto turistico locale.
Un dilemma isolato? Mica tanto. Alghero è a caccia disperata di soldi per evitare che l’aerolinea di Michael O’Leary se ne vada a fine 2017. Le Regioni e gli altri enti locali italiani sono arrivati a stanziare fino a 100 milioni di soldi pubblici l’anno per attirare voli low cost, scavando così la fossa sotto i piedi ad Alitalia.
Lo Stato, tirato per la giacchetta da tutte le parti, ha deciso fino ad oggi di risolvere il dilemma dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Ryanair minaccia di chiudere le basi in Italia? No problem, in nome del salvataggio dei posti di lavoro il governo cancella l’aumento delle tasse aeroportuali. Alitalia minaccia di chiudere i voli per Reggio Calabria perché in rosso cronico? Apriti cielo: la politica si prodiga con una moral suasion molto convincente a farle fare marcia indietro.
Sono già otto i miliardi arrivati nelle casse dell’azienda in mano a Cai e Etihad.
Ettore Livini