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 2017  aprile 13 Giovedì calendario

L’amaca

Ipotesi: quando clamorose inchieste si afflosciano come il pappagallo di gomma sulla spalla dell’ispettore Clouseau, e certe carte “scottanti” diventano appena appena tiepide, non è sempre per dolo o per malvagità. È per la bassa qualità del lavoro inquirente: fatto male e magari di fretta, con varie ed eventuali attenuanti (la mamma ammalata, il figlio che si fa le canne, il collega che rema contro e va a fare la spesa invece di dare una mano a sbobinare).
I depistaggi esistono, ma dubito che sia la regola. La mediocrità è molto più attiva del Male, e capillarmente diffusa nelle povere persone che siamo. Le scemenze commesse in buona fede surclassano, come quantità e impatto, le lucide frodi e i crimini efferati: vale per i carabinieri e vale per gli inquisiti. E dunque? Dunque dovrebbe cambiare, e non di poco, la maniera con la quale TUTTI (scritto in grosso, perché sia ben chiaro) trattiamo la materia giudiziaria: lettori, media, politici, dietrologi, manettomani, innocentisti. Non sono il Verbo, le carte giudiziarie. Sono faticosi abbozzi di verità. Pochi e rari casi consentono di dire: quello è un Mostro, quello è un Santo. Per il resto si tratta di intravvedere un poco meglio, dietro i titoloni, la sostanza opaca dell’umanità.