Corriere della Sera, 13 aprile 2017
Isabella e Lucrezia, le due rivali. Quanti intrighi nel Rinascimento
aAlessandra Necci è una scrittrice più di taglio europeo che italiano. Le sue biografie di controversi personaggi del passato si basano su un’ampia conoscenza bibliografica e sono costruite su un intreccio, rispettoso dei dati storici, raccontato con sapienza narrativa. In Italia quest’approccio è schiacciato tra due tendenze: l’iperspecialismo accademico (finalizzato ai concorsi) e una critica letteraria che considera solo le scritture «mitopoietiche». La Necci prosegue invece con padronanza sul terreno scelto e ai libri su Nicolas Fouquet e Joseph Fouché fa ora seguire Isabella e Lucrezia, le due cognate (Marsilio).
Il tema ha numerosi precedenti, sia italiani, penso a La signora del Rinascimento di Daniela Pizzagalli, sia stranieri, come I cigni di Leonardo di Karen Essex, dove Isabella d’Este è protagonista e, con essa, alcuni anacronismi. Non cadere nell’anacronismo resta fondamentale nelle biografie e nel romanzo storico, anche se i lettori di La ragazza in blu di Susan Vreeland certo non concorderanno. La Necci (figlia del numero uno di Enimont e Ferrovie dello Stato scomparso nel 2006, a cui è dedicato il libro) mostra disinvoltura nel passare dal Sei-Settecento francese al Quattrocento italiano. Sarebbe di completamento al suo percorso se una volta, alla ricostruzione d’insieme, facesse seguire uno studio specialistico, come fece Melania Mazzucco per Tintoretto.
Il libro sulle due protagoniste è imponente e documentato; prevale l’andamento saggistico, ma è molto leggibile. Si potevano forse contenere alcuni confronti con altri «studiosi» (vanno bene Luzio, Garin, ma altri….) e quelli allargati alle altre corti italiane.
Isabella d’Este marchesa di Mantova (forse ritratta da Leonardo) e Lucrezia Borgia duchessa di Ferrara divengono cognate quando, al terzo matrimonio, quest’ultima sposa Alfonso d’Este. Entrambe potenti – collezionista e raffinata stratega la prima, passionale e spregiudicata la seconda – presto vengono a contendersi il primato di donna-mecenate più colta della Penisola. Sposa di Francesco Gonzaga, Isabella ospitò Ariosto, Mantegna, Raffaello, Giulio Romano, fu abile scacchista e ciò le servì quando negoziò con Cesare Borgia, marito della cognata Elisabetta Gonzaga. Con ben altra cognata, Lucrezia Borgia appunto, si trovò a duellare anche sotto le lenzuola, poiché questa, l’anno dopo il matrimonio con Alfonso d’Este (1502), pensò di diventare amante del marito di Isabella, Francesco. Isabella aveva commesso l’iniziale errore (ancora oggi diffuso) di accoglierla con sdegno, intuendo la pericolosità di questa bella figlia illegittima di Papa Alessandro VI. E di che pasta fossero questi Borgia ce lo fa intendere il Ballo delle castagne in Vaticano per la festa di Ognissanti del 31 ottobre 1501: vi presero parte, racconta il Burcardo, cinquanta «meretrici oneste» (cortigiane), che, finita la cena, posero i candelieri accessi a terra e nude a carponi dovettero raccogliere le castagne che venivano gettate sul pavimento: Lucrezia e il Papa stavano a vedere.
Non c’è molto da aggiungere alla storia per farla diventare avvincente come un romanzo. Gelosia e sofferenza s’intrecciano con le scelte strategiche delle corti: il personale era già allora politico, nel risentimento. La relazione adulterina finì quando Francesco contrasse la sifilide da una prostituta. Isabella non si vendicò: riuscì a liberarlo quando lo fecero prigioniero i veneziani.
Lucrezia divenne perfetta castellana di Ferrara, amata dalla popolazione. Accolse Trissino, Ariosto e Bembo, suo amante, che le dedicò nel 1505 Gli Asolani. Curiosamente, il suo primo matrimonio era stato annullato perché non consumato: lui era Giovanni Sforza, «un tipo banale» (Necci). Ma con la salita al soglio di Giulio II, nemico dei Borgia, devastata da lutti di parenti, faide, guerre… la stella di Lucrezia prese a declinare. Seguirono l’accusa d’incesto e la fama di avvelenatrice. Dal 1512 indossò il cilicio e morì di parto nel 1519 a 39 anni. Isabella ne sopravvisse altri venti.
Necci descrive con passione gli intrecci storici. Intrecci oggi fruibili anche nelle dimensioni da feuilleton tipo I Medici di Matteo Strukul o ultrapop nella omonima serie tv. A ciascuno la propria scelta.