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 2017  aprile 13 Giovedì calendario

Dortmund, festa tra tifosi e l’arresto. L’iracheno fermato è un islamista

DORTMUND (Germania) La stupidità del terrorismo, probabilmente islamico, ha confezionato ieri una gloriosa festa di calcio. Ha rinsaldato il legame tra tedeschi e francesi. Ha ispirato uno sberleffo mondiale contro l’oscurantismo di chi vorrebbe soffocare la vita in Occidente. Fallimento a 360 gradi, quello degli attentatori che martedì sera hanno fatto esplodere tre ordigni sotto al pullman che trasportava i calciatori del Borussia: con 21 ore di ritardo, ma il match si è giocato; è finita in mostra la differenza tra il desiderio di normalità e l’ottusità ideologia; e pare che anche i protagonisti dell’attentato, islamisti probabilmente legati all’Isis, siano stati individuati e uno di loro, un iracheno di 25 anni, fermato.
«In fondo che importa chi vince stasera: basta che si giochi e già sappiamo chi ha perso», diceva, prima di entrare nel Westfalenstadion, Annette, una ragazza di Nizza arrivata in Germania martedì con un gruppo di tifosi del Monaco. La sera precedente l’ha passata in albergo, «ma un francese che conosco è stato ospitato in una casa di gente di Dortmund, che non conosceva».
Qualcosa che il terrorismo non riesce a immaginare è che i suoi attentati provocano sì paura ma anche, in qualche caso soprattutto, unione tra chi potrebbe esserne vittima. L’appello lanciato martedì sera su Twitter – #bedforawayfans – per dare un letto ai tifosi da ovunque venissero in attesa del match rinviato al giorno dopo – ha funzionato. Davanti allo stadio, i fan del Borussia e del Monaco scandivano assieme il nome di Bartra, il calciatore rimasto ferito durante l’attacco. Assieme intonavano la Marsigliese. E bevevano birra. Angela Merkel, che ha definito l’attentato «ripugnante», e il suo sfidante alle elezioni Martin Schulz si sono congratulati con i tifosi.
Non è stata solo festa, naturalmente, la giornata di ieri. I controlli di sicurezza sono stati massimi nelle stazioni, nella metropolitana ed enormi attorno allo stadio: polizia a piedi e a cavallo, agenti a gruppi di quattro e di sei, barriere, divieto di entrare nello stadio con borse più grandi di un foglio A4. Tra le forze dell’ordine, la preoccupazione era forte: con il passare delle ore, l’attentato al pullman si è rivelato più serio e pericoloso di quel che era sembrato martedì sera. Ma nel momento in cui gli oltre 60 mila tifosi hanno riempito lo stadio tutto è sembrato sciogliersi anche per le ragazze poliziotto armate di mitra, via via più sorridenti.
Resta il fatto che l’attentato non è stato poca cosa. La polizia ha raccontato che i tre ordigni esplosi contenevano punte di acciaio e che il loro raggio di azione è stato di un centinaio di metri: una fortuna che ci sia stato solo un ferito, il calciatore spagnolo Marc Bartra, non grave ma operato a una mano (sta bene). E pure la rivendicazione contenuta in tre messaggi trovati sul posto si è rivelata abbastanza credibile – per quanto realizzata in modo non usuale, senza simboli e senza firma – e preoccupante in quanto indica un’operazione di terroristi collegati all’Isis. Nei tre messaggi lasciati sul luogo dell’attacco, si cita Allah e la sua volontà. Si spiega che gli attentati contro atleti, artisti e celebrità continueranno fino a quando Merkel non ritirerà gli aerei da ricognizione dalla Siria e finché permetterà agli americani di tenere una base sul territorio tedesco, a Ramstein.
Su questa base e probabilmente grazie ad altri indizi, la polizia ha compiuto almeno due perquisizioni durante le quali ha arrestato uno dei presunti attentatori, un iracheno. Un secondo sarebbe stato individuato: un tedesco di 28 anni di Fröndenberg, non lontano da Dortmund. Fino a ieri sera, le autorità hanno tenuta aperta l’ipotesi di altre origini dell’attentato. Ma quella legata a una rivendicazione via internet da parte di un’organizzazione «Antifa» (antifascista) è stata definita «molto improbabile». Anche la possibilità che si sia trattato di una vendetta di tifosi del Borussia di estrema destra ai quali era stato vietato in passato di entrare allo stadio sembra da escludere. «Hooligan va bene, ma che mettano bombe mi sembra troppo», diceva davanti allo stadio Sebastian N., un tifoso arrivato a Dortmund da Bielefeld.
La partita è poi finita 3 a 2 per il Monaco. I calciatori del Borussia sono sembrati, soprattutto all’inizio del match, se non sotto choc almeno deconcentrati. A fine partita, però, un applauso scrosciante è salito dallo stadio, il nome di Bartra è stato evocato di nuovo, i quasi tremila fan ospiti hanno scambiato con i tedeschi le sciarpe, spesso doppie, gialle e nere per metà (Borussia) rosse per l’altra (Monaco). Molto più di un flop, questo attentato.