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 2017  aprile 13 Giovedì calendario

Sui mercati è corsa ai beni rifugio

Le quotazioni di oro, Yen, Bund tedesco e Treasury americano (quattro tra i principali beni rifugio per gli investitori) sono tornati sui valori di novembre 2016, il mese in cui è stato eletto Donald Trump.
Ieri l’oro ha toccato un massimo di seduta a 1.279 dollari l’oncia come non accadeva dallo scorso 7 novembre (esattamente la vigilia del voto negli Usa). Con un dollaro ieri si potevano acquistare 107 yen come non accadeva dallo scorso 16 novembre. Il rendimento del Treasury a 10 anni (il cui andamento è inversamente proporzionale al prezzo) ha rivisto ieri quota 2,27% come non succedeva dallo scorso 17 novembre. Quello del Bund decennale è sceso fino a un minimo dello 0,18%, una soglia che, dal giorno delle elezioni Usa, è stata toccata solo due volte: a inizio gennaio e a fine febbraio.
Con Trump i beni rifugio hanno avuto un chiaro andamento a “V”. In un primo momento, quando ha prevalso tra gli investitori la scommessa sugli effetti inflattivi della politica economica di Trump e l’aspettativa di un rialzo dei tassi Fed, il mercato ha premiato le azioni sfavorendo i beni rifugio secondo il classico copione della propensione al rischio (in gergo «risk on»). Da un mese e mezzo a questa parte la musica è cambiata. Gli investitori hanno iniziato a capire che la riforma fiscale tanto sbandierata da Trump è più facile a dirsi che a farsi (il flop della riforma sanitaria ha dimostrato che la nuova amministrazione non ha l’appoggio incondizionato dei Repubblicani al Congresso). Come se non bastasse la Fed a marzo ha sì deciso di alzare i tassi come da attese ma ha anche lasciato intendere che nel 2017 ci dovrebbero essere tre interventi sul costo del denaro anziché quattro. Tutto ciò ha spinto gli investitori a riposizionarsi su quelle classi di investimento precedentemente penalizzate. Si spiega così il rally di oro, Yen, Bund e Treasury.
Questo trend non si è accompagnato ad uno storno sul mercato azionario. Nell’ultimo mese Piazza Affari ha guadagnato l’1,7%, Francoforte l’1,26% mentre Wall Street ha solo leggermente ritracciato con l’S&P 500 in calo dell’1,6%. Nel complesso la capitalizzazione mondiale delle Borse – stabile da qualche seduta a questa parte – ha tenuto: anzi è passata dai 71mila miliardi di dollari di metà marzo ai 71.600 miliardi di ieri. Come mai gli investitori stanno acquistando beni rifugio ma allo stesso tempo non si liberano delle azioni come nelle tipiche fasi di risk-off? «Ci troviamo in una fase intermedia – spiega Gianluca Beccaria, analista di Directa sim -. Le recenti tensioni geopolitiche con protagoniste Usa, Russia, Siria, Cina e Corea del Nord stanno alimentando la domanda di beni rifugio. Ma allo stesso tempo chi si protegge non vuole disfarsi delle azioni perché, nel caso queste tensioni debbano rientrare a breve, sarebbe “rischioso” abbandonare il treno rialzista dell’azionario. Per questo motivo assistiamo ad acquisti di titoli sicuri ma non a contestuali forti vendite dalle classi di investimento più rischiose».
Un equilibrio che è fotografato chiaramente dai dati sui flussi di capitale nell’industria dei fondi. Da inizio anno, segnala BofA Merrill Lynch, i fondi azionari in tutto il mondo hanno raccolto 94,9 miliardi di dollari mentre i fondi obbligazionari hanno raccolto flussi netti per 109 miliardi.