Gazzetta dello Sport, 13 aprile 2017
La flotta Usa verso la Corea del Nord
Il cosiddetto «pacchetto esteri», di cui s’è discusso parecchio ieri in redazione (si trattava di capire se fosse o no il fatto del giorno non-sportivo) consiste in sostanza di due questioni: il rapporto fra Putin e Trump dopo il bombardamento americano del 7 aprile sulla base di Al Shayrat; la questione nordcoreana.
• La questione nordcoreana non l’ho capita. Kim, o come si chiama, è da un pezzo che grida contro l’America e tutti abbiamo sempre pensato che si trattasse di buffonate. Come mai adesso Trump lo prende sul serio fino al punto di mandargli contro una portaerei?
Non gli sta mandando contro una portaerei, ma un «Carrer Strike Group 1», cioè un gruppo d’assalto che comprende una portaerei e tutta un’altra serie di navi da guerra. Si tratta cioè di una vera e propria flotta da combattimento. La ragione di questo spiegamento di forze non è per niente stravagante come sembra a lei: si teme che il giorno 15 aprile, 105 anni dalla nascita del Kim nonno del Kim attuale, cioè Kim-Il-sung, i nordcoreani effettuino il loro sesto test nucleare. I nordcoreani stanno lavorando alla costruzione di un missile balistico capace di colpire gli Stati Uniti.
• E la flotta potrebbe intercettare questo missile o almeno vanificare l’eventuale sesto test nucleare?
Secondo gli americani, sì. Trump ha detto ieri: «abbiamo dei sommergibili molto potenti». Non so se sa veramente quello che dice. La flotta che punta sulla Corea del Nord è comandata dall’ammiraglio James Kilby. La portaerei è la USS Carl Vinson, classe Nimitz, propulsione nucleare, 97 mila tonnellate. Trasporta 60 velivoli e imbarca cinquemila tra uomini e donne. Erano ormeggiati a Singapore, destinazione Australia, ma su ordine dell’ammiraglio Harry Harris, comandante della flotta americana del Pacifico, si sono diretti sulle Coree. Affiancano la Carl Vinson i cacciatorpediniere USS Wayne E. Meyer e USS Michael Murphy, dotati di sistema Aegis (antenne piane a scansione elettronica per la scoperta e l’inseguimento dei bersagli). Vale a dire, se capisco bene: quando la Corea del Nord lancerà il suo missile, i cacciatorpediniere con il loro sistema Aegis individueranno il razzo e lo neutralizzeranno. A supporto della Vinson e dei cacciatorpediniere tutta una serie di sommergibili in grado di prevenire attacchi di missili teleguidati o di sottomarini nemici. Kim ha mostrato un video in cui si vede la Carl Vinson in fiamme per un assalto dei loro aerei. Gli americani dicono di essersi messi a ridere.
• Tuttavia, effettivamente, Kim, se vede gli americani che s’avvicinano al suo paese...
Kim ha detto: «Siamo pronti a rispondere, a prescindere dal tipo di guerra voluta dagli Stati Uniti». Poi: «Il nostro potente esercito rivoluzionario sta monitorando da vicino tutti i movimenti di elementi nemici». Trump, prima di queste parole, s’è fatto intervistare dai suoi amici di Fox Business Network. A cui ha detto: «Verso la Corea del Nord stiamo inviando un’Armada, una flotta molto potente. Abbiamo anche sommergibili, molto potenti, più forti della portaerei, vi assicuro. Kim Jong-un sta facendo una cosa sbagliato». L’Armada dovrebbe essere l’invincibile Armada di Filippo II, distrutta dalle tempeste e dagli inglesi. Non so se Trump sa davvero quello che dice.
• E i cinesi? Avevo capito che la Corea del Nord è una specie di protettorato cinese, quindi se gli americani attaccano la Corea del Nord...
Il presidente Xi era con Trump in California nel momento in cui è stata bombardata Al Shayrat. Anche se è sembrato comprensivo verso l’attacco americano - per via dei bambini gasati da Assad - si sa invece che ha espresso a Trump forte contrarietà per il bombardamento. Prima di spostare la flotta verso la Corea, essendo intanto Xi tornato a casa, Trump gli ha telefonato. La versione ufficiale dice che il presidente cinese non ha avuto reazioni scomposte, s’è solo limitato a dire che l’attacco con la flotta non è la strada giusta. Bisogna invece intervenire politicamente, cioè trattare col pazzo di Pyongyang. Si sa che Xi cerca di dissuadere Kim dagli esperimenti nucleari razionandogli le forniture di carbone. Chi se ne intende spiega che è intervenuto anche nelle ultime ore su Kim per intimargli di smetterla con le spacconate.
• Due parole su Trump e Putin.
Tillerson, cioè il segretario di Stato (il ministro degli Esteri) di Trump, era a Mosca. Ha avuto, da imprenditore, rapporti ottimi con i russi, che lo hanno a suo tempo anche premiato. Adesso è tutto diverso. Lavrov, il ministro degli Esteri di Putin, gli ha ribadito che Assad non si tocca. Tillerson, che è un moderato, ha dovuto ripetere a sua volta il concetto, già espresso dall’ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley, che non esiste una soluzione politica per la Siria che includa la presidenza di Assad. Però i due hanno concordato sulla creazione di una commissione d’inchiesta, targata Onu, che prepari un dossier sul bombardamento di Khan Sheikhum, quello in cui i siriani avrebbero usato le armi chimiche. Poi, segno ulteriore di una volontà di distensione, Tillerson è stato ricevuto da Putin, con cui è rimasto a colloquio due ore, e sia pure dopo una lunga anticamera. Lavrov ha poi detto, in conferenza stampa, che Putin è pronto a riaprire il coordinamento Usa-Russia sulle missioni aeree nei cieli della Siria e a riattivare la hotline diretta tra Washington e Mosca.