La Stampa, 12 aprile 2017
Da Darcy a Twilight il seduttore ideale è creato dalle donne
Che cosa vogliono le donne? Si chiedevano Sigmund Freud – e anche Mel Gibson – senza ottenere risposta – essendo entrambi uomini. Anche Carol Dyhouse, professore emerito di Storia Culturale presso l’Università del Sussex, e con il vantaggio essenziale di essere donna, in Heartthrobs: A History of Women and Desire (Rubacuori: una storia del desiderio femminile) chiedendosi cosa vogliono le donne. Nel 1973 lo storico dell’arte John Berger in Ways of Seeing enunciò la teoria ora molto citata che «le donne sono l’oggetto dello sguardo maschile» e quindi «gli uomini agiscono e le donne appaiono»: quindi le donne si vedono quando sono guardate. Dyhouse capovolge il punto di vista e guarda gli uomini – da Byron ai Beatles – attraverso gli occhi delle donne.
Lo sguardo femminile! Perché quelle icone di narrativa romantica: il distaccato Fitzwilliam Darcy, l’accecato Rochester, il rude Heathcliff, il forte Rhett Butler, il seducente vampiro Edward Cullen di Twilight e persino l’emotivamente paralizzato Christian Gray di 50 sfumature di grigio sono tutte visioni femminili della virilità.
Il caso Darcy
Secondo Dyhouse il nucleo del fascino che Mr Darcy, protagonista di Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, ha esercitato sulle donne in questi 200 anni non sta nel suo bell’aspetto, nella sua ricchezza, nella nobiltà o nella sua abilità come cavallerizzo – anche se, naturalmente, tutte queste cose non guastano. Il punto è che quest’uomo orgogliosamente virile ama Elisabeth Bennet. Ammira ardentemente e ama una donna vivace, coraggiosa e piena di spirito, che dice quello che si fa gioco del silenzio e del conformismo femminile. Non se ne fa intimidire; la vuole esattamente così com’è.
Qualunque sia la posizione sociale o l’origine dell’uomo che fa loro battere il cuore le donne nel loro mondo di fantasia vogliono che le ami perché sono protagoniste della propria vita, piuttosto che uno specchio della sua. Questo non significa che il «magnifico parco a Pemberly» di Darcy non sia un motivo di attrazione, come ammette Lizzie con la sorella.
Byron e i Beatles
Quando fu pubblicato Childe Harold Byron «si svegliò famoso». Diventò l’oggetto del desiderio di tutta l’Europa e la Byronmania fu uguagliata solo dalla Beatlemania. Era tanto un poeta guerriero albanese, «pazzo, cattivo e pericoloso da conoscere» destinato a morire (per una puntura di zanzara) combattendo per l’indipendenza greca come un omosessuale storpio basso e corpulento. Ricco, spericolato e acutamente consapevole dell’importanza della propria immagine, Byron diede il via a un modello di idolo hollywoodiano con quell’«amalgama di forza e vulnerabilità», insieme al suggerimento dell’androginia che Dyhouse vede come la chiave della sua longevità come rubacuori. Darcy appare nel 1816, lo stesso anno del ritratto albanese di Byron. Essere ricchi e irraggiungibili sono qualità che hanno mantenuto intatto attraverso i secoli il loro potere ammaliatore.
Rodolfo Valentino
Un secolo più tardi sull’altra sponda dell’Atlantico nella nuova Fabbrica dei sogni di Hollywood un gruppo di professioniste del cinema lesbiche decisero di fare dell’omosessuale Rodolfo Valentino il più grande seduttore di tutti i tempi. Natasha Rambova divenne la moglie di facciata di Rudy nonché sua stilista, manager ed esperta nel far palpitare il cuore delle fan. Vivevano in un «ménage à trois» con il fidanzato italiano di Rudy, il cameraman Paul Ivano. Il cantante Rudy Vallee ci scherzava sopra: «A quanto pare Rudy pensa che”consumare” indichi un modo di fare una minestra».
June Mathis «la donna più potente di Hollywood negli Anni Venti» nel 1921 dovette combattere contro la forte opposizione maschile dello studio per lanciare l’allora sconosciuto Valentino ne I Quattro cavalieri dell’Apocalisse, l’allora famosissima scrittrice romantica Elinor Glynn «notoriamente istruì Valentino su come fare l’amore con Gloria Swanson», l’attrice Alla Nazimova ottimizzò il peso e le sopracciglia di Valentino, mentre Natasha Rambova, sopraintendeva ai costumi e all’immagine.
Così fu creato Lo sceicco. Quando gli uomini lamentavano che questo «Dio dell’amore», «latin lover» e «più grande amante sullo schermo di tutti i tempi» fosse un «uomo creato dalle donne» avevano ragione. Essere costrette a fare sesso ridotte all’impotenza da un «altro» – fosse sceicco, pirata o bandito – permetteva al pubblico femminile di mantenere l’illusione che le donne non avessero bisogno del sesso. La sessuologa e pioniera della contraccezione Mary Stokes scriveva in Married Love che a causa dell’incompetenza sessuale maschile e dell’ignoranza l’80 per cento delle donne negli Anni Venti non aveva mai avuto un orgasmo e che «la maggior parte delle donne preferirebbe morire piuttosto che ammettere di essere eccitate sessualmente».
Seduttori e bisessuali
Nella fumosa penombra del cinema il fatto che gran parte delle stelle, maschi e femmine, fossero bisessuali (per esempio Cary Grant o Errol Flynn) o omosessuali (Montgomery Clift, Rock Hudson, Dirk Bogarde, Richard Chamberlain) era al contempo una valvola di sicurezza, e un’ambiguità molto sexy. Era un’altra forma di irraggiungibilità e una condizione a cui la donna avrebbe potuto rimediare. Malgrado i progressi della tecnologia, la parità di istruzione e professionale el a fluidità di genere, le donne sognano ancora di incontrare un rubacuori – magari non proprio uno sceicco ma un primario neurochirurgo in un ospedale come nella serie tv Grey’s Anatomy. Anche lui inventato da una donna, Shonda Rhimes.
Traduzione di Carla Reschia