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 2017  aprile 12 Mercoledì calendario

Per gli studenti l’incubo dei test quando a valutare è il computer

Il fenomeno degli «standardized test» è in crescita in Italia. Si chiamano TOEFL, SAT, ACT, GMAT, GRE, IELTS, DELF, sono l’incubo di ogni aspirante studente e un mercato che oscilla tra i 400 e i 700 milioni di dollari. Gli Standardized Test servono a valutare le capacità cognitive e la conoscenza delle lingue, e sostituiscono i tradizionali test d’ingresso delle università americane (ma anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione – con Luiss e Bocconi che già li accettano come alternativa al test d’ingresso).
La procedura di ammissione e i test di ingresso sono un vero e proprio lavoro, che richiede tempo e preparazione. Negli Stati Uniti, esistono specialisti che si occupano di aiutare i ragazzi a percorrere questo iter, i college counsellors. Oltreoceano, è un mercato in costante crescita, che vale oltre 6 miliardi di dollari. In Italia si sta creando un mercato attorno alla crescente richiesta di studiare all’estero e sostenere test standardizzati. Negli ultimi anni, si sono moltiplicati i centri computerizzati certificati in cui è possibile sostenere gli esami: grandi aule con pc protetti, muniti di cuffie audio e una stringente policy di controllo documenti all’ingresso.
I test standardizzati sono progettati in modo che domande, condizioni per la somministrazione, punteggio e interpretazioni siano coerenti dalla Cina all’Italia, alla Nuova Zelanda. Barare deve essere impossibile se si vuole che un test sia appunto «standard», condizione che si verifica solo se viene affrontato da tutti nelle medesime condizioni. In Italia tra gli enti certificati che somministrano i test ci sono tante università tra cui il Politecnico di Milano, l’Università di Pisa, ma anche società private. Sebbene i test standardizzati siano generalmente percepiti come più equi di altre forme di valutazione, perché più oggettivi, gli italiani sembrano tuttavia esserne svantaggiati.
«Gli studenti italiani, rispetto ai coetanei di altri paesi, sono meno preparati ad affrontarli (lo score medio degli italiani al GMAT è sotto il 46%) perché la scuola italiana non prepara ad affrontare questo tipo di prove a tempo a risposta multipla, in cui la strategia di risposta è tanto importante quanto la capacità di analisi» spiega Lucia Tagliabue, fondatrice di Future Finder, una società che fornisce consulenza personalizzata per la preparazione dei test standardizzati e delle «application» alle università straniere, di cui il superamento dei test è solo una parte. Anche questo infatti è un mercato in crescita costante. Secondo i dati dell’osservatorio Nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, creato dalla Fondazione Intercultura e dalla Fondazione Telecom, negli ultimi 3 anni c’è stata una crescita di +55% di studenti che hanno deciso di studiare all’estero nel corso del liceo, che ha raggiunto un picco di quasi 9000 studenti nel 2015.
Nonostante la carente preparazione ad affrontare i test, si attesta che solo il 10% degli italiani si fa supportare da un consulente. «Il nostro servizio cresce soprattutto grazie al passaparola – spiega Tagliabue – avere udienza nelle scuole superiori e nelle Università italiane sembra una mission impossible. A parte qualche scuola, le segreterie scolastiche fanno barricata: nonostante le stime attestino che circa il 20% dei maturandi stia considerando di proseguire gli studi all’estero».