ItaliaOggi, 12 aprile 2017
Prodi stupito perché la Ue non è stata sentita da Trump. Ve la vedete Mogherini al tavolo dei big con Xi Jinping, Trump, Erdogan e Putin?
Come il bambino della favola, che aveva puntato il dito sulle chiappe nude dell’imperatore, Romano Prodi è stato tra i primi a notare che Donald Trump non ha nemmeno nominato (non diciamo consultato) l’Onu o l’Unione europea prima di colpire pe2r rappresaglia la base militare di Shayrat, in Siria, dalla quale si pensa sia partito l’attacco chimico, che ha fatto «decine di vittime, quasi tutte civili, tra cui molti bambini», contro la città di Khan Shaykhun, «settanta chilometri a sud di Idlib».
Lasciamo stare se la rappresaglia dell’amministrazione repubblicana (anche se mezzo Old Party, ancora sotto choc per la conquista prima della nomination e poi della Casa Bianca da parte di «The Donald», preferisce definirla «populista») fosse giustificata oppure no. Molti dubitano che l’azzimato Bashar al-Assad, con quella sua aria da gentiluomo, sia così pazzo da tirarsi addosso l’Ira di Dio ricorrendo alle armi chimiche contro qualche decina di bambini sotto gli occhi dell’opinione pubblica planetaria. Ma che Assad sia abbastanza pazzo da essere Assad è un fatto innegabile, e il Medio Oriente (il campo di battaglia dell’Isis, del golpista turco Recep Tayyip Erdogan, degli emiri e degli ayatollah, di Putin, dei principi arabi) non è, di questi tempi, un’isola di sanità mentale. Quindi tutto può essere, sia che Assad abbia lanciato l’attacco chimico, sia che l’Isis o al Qaeda o chissà chi l’abbiano preso in trappola. Un giorno o l’altro forse lo sapremo, o forse non lo sapremo mai.
Ma intanto il commander-in-chief ha lanciato «59 missili tomahawk» contro la base militare siriana di Shayrat, e per farlo non soltanto ha evitato di chiedere il voto del Congresso americano ma non ha consultato l’Unione europea né chiesto il permesso all’Onu. È su questo, sull’improvvisa uscita di scena dell’Onu e dell’Unione, ex «potenze» che nessuno rimpiange e nessuno neanche più nomina, che conviene concentrare l’attenzione, come ha fatto l’ex premier Romano Prodi nel salotto domenicale di Lucia Annunziata.
Nemmeno Putin, prima di schierarsi militarmente a fianco d’Assad, ha chiesto il permesso dell’Onu (né consultato gli europei o i turchi, o gli americani, o chicchessia). Che l’Europa conti poco, anzi niente, è naturalmente scontato: disarmata, impotente, ma soprattutto scarsamente rappresentativa degli umori dell’Europa vera, può ricorrere soltanto alla sua tradizionale diplomazia zuccherosa e piaciona, che nessuno è più interessato a prendere sul serio. (Ve la vedete Federica Mogherini al tavolo dei grandi insieme a Xi Jinping, Trump, Erdogan e Putin?) Ma anche l’Onu, come l’Europa, ha sgombrato d’un tratto il campo. Solo una quindicina d’anni fa, l’assemblea generale delle Nazioni unite mostrava invariabilmente i denti a George W. Bush ogni volta che il presidente americano si comportava da «poliziotto del mondo» (come si diceva ai tempi, dominati dagli sbandieratori di drappi arcobaleno e futuri elettori di Barack Obama, il peggior presidente della storia recente dopo Jimmy Carter).
Oggi l’Onu non esiste sostanzialmente più. Non fa neanche più scandalo quando i delegati delle dittature mediorientali, compromesse prima col nazismo, poi col comunismo e oggi con l’islamismo, votano risoluzioni unanimi contro Israele (risoluzioni nelle quali s’afferma che «i sionisti» sono peggio di Hitler, più feroci del Feroce Saladino, e che quanto si legge nei Protocolli dei Savi Anziani di Sion è tutto vero, parola per parola).
Sembra ieri, anzi sembra oggi, ma siamo lontani dal 2003, quando Bush chiuse il conto a Saddam Husein, quanto dalla caduta del Muro di Berlino o dalla crisi dei missili a Cuba. Ci separa, cioè, un’intera epoca storica. Allora il paesaggio internazionale aveva una sua brutale razionalità e una sua peculiare follia: la guerra al terrorismo (che continua) aveva le sue ragioni e i suoi torti, mentre il pacifismo arcobalenista (che a sua volta continua, ma senza più la copertura dell’Onu) aveva soltanto torti. Oggi neanche più quelli. È puramente e semplicemente scomparso; a sostenerlo non ci sono nemmeno più i «girotondi» ma «Dibba» e Matteo Salvini. Luigi Di Maio, parlando al telegiornale, spiega cos’avrebbe fatto lui «al posto» di Trump. (Lui. O «Dibba». Al posto di Trump).