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 2017  aprile 12 Mercoledì calendario

Il Pd chiede le dimissioni di De Mita

A 89 anni (compiuti il 2 febbraio) Ciriaco De Mita ha ancora voglia di battagliare. Non solo s’è speso per la campagna referendaria, sotto le bandiere del No e andando perfino in tv (da Enrico Mentana, su La7) a scontrarsi con Matteo Renzi, non solo sta animando una scuola di formazione per i giovani aspiranti politici (presso l’università Suor Orsola Benincasa, è venuto perfino Pierluigi Bersani a fare il docente), in questi giorni è impegnato in un tiro alla fune nel consiglio comunale di Nusco, il suo paese natale nel cuore dell’Irpinia, 4 mila abitanti, in cui s’è fatto eleggere (plebiscitariamente) sindaco. Il fatto è che in consiglio comunale (c’era da dubitarne?) lui non si vede e così la minoranza, pur esigua perché qui don Ciriaco è più venerato che la Madonna in certe processioni tanto che alle comunali ha ottenuto l’80% dei voti, s’è fatta forza e ha presentato una mozione di sfiducia: via il blasonato sindaco, meglio nuove elezioni.
I quattro moschettieri si chiamano Rosanna Secchiano, 39 anni, ingegnere, ex-candidata sindaco, Annamaria Prudente, 39 anni, docente in una scuola superiore, Lucio Molinario, 38 anni, ragioniere, e Gianni Marino, 67 anni, impiegato.
Appartengono tutti a Nusco futura, lista civica formata da Pd ed esponenti della sinistra dialogante. Hanno fatto mettere all’ordine del giorno: «Discussione e conseguente deliberazione sulla richiesta di dimissioni del sindaco visto le reiterate assenze». Vogliono andare fino in fondo e aggiungono: «Il fatto è che non ci sono giustificazioni per questa assenza che ormai dura da un anno, il sindaco va in giro a tenere riunioni e manifestazioni ma con la sua assenza blocca il Comune».
Lui ribatte che sì, ha disertato il consiglio ma per portare a casa, per esempio, 200 milioni di euro grazie a un accordo col governatore della Regione, Vincenzo De Luca. Insomma, non ci pensa neppure lontanamente a dimettersi ed è pronto alla guerra. A quella fascia tricolore, l’ex-presidente del consiglio, l’ex-ministro, l’ex-esponente di punta della sinistra Dc ci tiene, e tanto. Nel giorno del suo insediamento si era rivolto ai consiglieri comunali ammonendo: «Abbiamo più virtù di quante le nostre inevitabili meschinità coprono» e, dopo una passeggiata nel centro di Nusco, a stringere mani e ricevere abbracci, era tornato a casa, per una partita a carte con alcuni amici del paese che sono poi i suoi grandi elettori, alla faccia dei partiti liquidi.
L’articolo 22 dello statuto comunale prevede che «si possa proporre la decadenza di un consigliere comunale qualora lo stesso sia assente, senza giustificato motivo, a tre sedute consecutive del consiglio comunale». Secondo i consiglieri che vogliono mandare a casa De Mita la carica di sindaco e assimilabile a quella di consigliere comunale e quindi «non risultando essere stati acquisiti lettere o documenti idonei a giustificarne il legittimo impedimento» egli deve togliersi la fascia.
La patata bollente finirà probabilmente nelle mani del prefetto. Infatti la maggioranza pro-De Mita è blindata. Il consiglio comunale è composto da sette rappresentanti Udc (sì, esiste ancora da queste parti) di stretta osservanza demitiana e da quattro membri dell’opposizione. Il voto è quindi scontato ma si tratta di un passaggio necessario per potere poi fare ricorso al prefetto, statuto alla mano. Bisticci politici di paese, amplificati dalla notorietà del personaggio, che non ha battuto ciglio neppure in occasione delle polemiche sui vitalizi. Lui è tra quelli del gruppo di testa, con quasi 6 mila euro al mese. E ha fatto sapere di considerarli meritati e intoccabili.
All’inizio del suo impegno politico locale il Pd aveva mostrato una certa accondiscendenza, anche perché erano i tempi in cui l’Udc era saldamente capeggiata da Pierferdinando Casini che aveva sbattuto la porta ed era fuggito dal centrodestra e da Silvio Berlusconi. Poi però i rapporti si sono raffreddati fino alla doccia fredda della scelta di schierarsi con forza per il No al referendum con scia di accuse e contraccuse, tanto da dire a Matteo Renzi: «Tu non hai il diritto di parlare di moralità della politica. È un mestiere che vuoi gestire in maniera abbastanza autoritaria.
Hai fatto un partito dove parli da solo. Se torni a palazzo Chigi trasmetti l’idea che la politica non è una cosa seria». Ricevendo questa risposta: «Tu sei entrato nel parlamento nel ’63, il presidente degli Stati Uniti si chiamava John Kennedy, il tuo G7 lo hai fatto con Reagan e con la Thatcher, hai fatto l’europarlamentare e oggi sei sindaco. Io mi immagino di essere fuori della politica se avrò la fortuna di arrivare alla tua età, abbiamo una visione concettuale e antropologica diversa». Le cicatrici rimangono e adesso il Pd va all’attacco e lo vuole disarcionare. Dice Rosanna Secchiano: «Ho ben presente la storia politica di Ciriaco De Mita che considero tutt’altro che banale ed ho rispetto per il passato ma oggi il punto è un altro e si chiama il futuro di Nusco».
Lui fa spallucce e anzi rilancia con la baldanza di un giovanetto e si impegna in un’analisi politica che vuole volare alta: «Sarò una bestia strana, ma io il Pd non sono mai riuscito a vederlo. Prima dell’organizzazione di un partito viene un pensiero, la politica senza pensiero genera mostri. Sembrava che ci fosse una forte unità attorno al capo, ora vedo movimenti veloci di allontanamento che si moltiplicano. Ma ci si illude se si pensa che il problema sia solo Renzi.
Lui è una delle maschere che hanno colonizzato la scena politica, forse la più attraente, l’interprete più abile di una realtà figlia della cancellazione della politica come impegno morale. Ma la politica non è mai il problema di una sola persona. La politica in questi ultimi anni ha già giocato troppo con le persone, e la situazione del Paese è peggiorata».