ItaliaOggi, 12 aprile 2017
Ora Berlusconi ha contro i macellai
Silvio Berlusconi ha una regola aurea di comportamento: prima di assumere una decisione, studia uno specifico sondaggio. Si comportava così da imprenditore, si comportò così nel 1993, prima di decidere se scendere nell’agone politico. Da allora ha imposto l’uso dei sondaggi all’intero mondo politico e mediatico.
Dunque, si può star certi che la trovata dei cinque agnellini (salvati dalla «strage degli innocenti» e nutriti da lui nel giardino di Arcore) è frutto di un’opportuna ricerca di mercato.
Il Cav non agisce a caso, men che mai quanto si tratta della propria immagine, partendo dalla capigliatura per arrivare alla cravatta.
Se decide di farsi vedere con la bandana o con un maglione, non è per capriccio, bensì per meditata ricerca di un effetto. Agli animali pensa non da oggi. Agisce su di lui la vicinanza con Michela Vittoria Brambilla, sempre fra le predilette fin da quando gli recava il sostegno di (teoriche) centinaia di circoli, ricompensata con incarichi di alto livello, culminati nel posto di ministro per il Turismo. Infatti, anche nel caso degli agnellini non sacrificati c’è l’impronta della Brambilla e di una sua associazione animalista.
Quando il Cav pensava a come spacchettare il Pdl (operazione poi ridottasi alla nascita di Fratelli d’Italia), segnalava in continuazione l’utilità di offrire agli elettori, fra altre liste tematiche, una formazione animalista. Ripetutamente, nei suoi giri elettorali e nei suoi incontri di partito, rimarca l’importanza di rivolgersi ai proprietari di animali domestici. Ci ha sempre tenuto a fornire di sé immagini messo vicino a cani e ad altre bestie: il cagnolino Dudù è diventato un tormentone, per mesi e mesi, acquisendo uno spazio informativo largamente superiore a quello riservato a molti esponenti del partito berlusconiano.
La sortita pasquale del Cav ha destato condivisioni nelle schiere, che paiono infittirsi, di vegani e vegetariani, anche se lui stesso probabilmente non si poneva tale obiettivo.
Ha trovato adesioni negli oppositori alla soppressione di agnelli per le feste pasquali, pur se, come ricorda Vittorio Sgarbi, lo stesso Francesco d’Assisi rispettava la tradizione ebraica e cristiana di mangiare l’agnello. Ha destato ovvie contrarietà in tutto il settore della carne, che ha visto nel Cav che allatta un agnellino l’ennesimo colpo inflitto alla propria attività.
Questo comparto economico, in effetti, è assalito da sempre più estese torme non tanto di animalisti, come Berlusconi vuole apparire, bensì di ostinati e si direbbe sempre più organizzati nemici del filetto, della fiorentina, delle scaloppine, dell’ossobuco e, appunto, dell’abbacchio.