ItaliaOggi, 12 aprile 2017
Quasi un’ora al giorno per pagare le tasse
Il medio imprenditore italiano, secondo dati ufficiali elaborati dalla Corte dei conti, dedica 269 ore l’anno agli adempimenti fiscali e contabili necessari per pagare le tasse: quasi un’ora al giorno persa nel tentativo di limitare i guai con il sistema tributario. Il 50% in più dei suoi concorrenti europei. La complessità e la scabrosità del sistema fiscale è certamente una delle distorsioni più evidenti che zavorrano il sistema paese. È un dato che tutti gli operatori conoscono molto bene, al quale sono rassegnati da tempo.
Dopo la riforma tributaria degli anni 70, che ha certamente innovato un meccanismo ormai obsoleto adattandolo alle esigenze di una fiscalità di massa, si sono avuti tante piccole riforme parziali, correzioni continue, infiniti interventi di dettaglio. Fra manovre di bilancio e specifiche iniziative legislative sono 52 i provvedimenti varati tra il 2008 e il 2016 recanti interventi con effetti diretti o riflessi sulle entrate.
Il picco è stato raggiunto con 15 provvedimenti varati nel corso del 2013. Secondo la Corte dei conti questo profluvio normativo «se è indubbio che ha impresso forti accelerazioni alla dinamica delle entrate non altrettanto sembra potersi dire circa la sua efficacia nel rafforzare strutturalmente la tenuta del sistema tributario». Si va avanti a toppe e rammendi, tra comunicati legge sempre più frequenti, norme retroattive, violazioni a raffica dello statuto del contribuente, svarioni legislativi sempre più clamorosi.
L’emergenza del gettito fa chiudere non un occhio, ma tutti e due. Se le entrate tributarie dovessero calare anche di pochi punti percentuali il Paese rischierebbe il default. Il pianeta fisco è ormai un disordinamento tributario. Nel frattempo i concetti di equità fiscale, legittimo affidamento, fiducia tra lo Stato e i contribuenti, sono diventati sempre più evanescenti. Entro certi limiti è naturale che ci sia una contrapposizione di interessi tra chi deve riscuotere imposte e chi le deve pagare. Ma l’emergenza continua ha cancellato anche solo la speranza di poter riformare il sistema. La semplificazione è stata promessa in centinai di interventi normativi, mai realizzata. La certezza del diritto è merce sempre più rara. L’ultima speranza? Io speriamo che me la cavo.