Il Messaggero, 12 aprile 2017
Mini testate nucleari e arsenale chimico, il dittatore potrebbe subito attaccare Seul
Armi chimiche, biologiche, nucleari. E convenzionali, dagli Scud ai siluri. Sul terreno un esercito di 1 milione di soldati, fino a 6 milioni di riservisti. Lo spettro della guerra in Asia scatenata da Kim Jong-Un, con l’incubo di testate nucleari miniaturizzate piazzate su missili anche transcontinentali, turba i sogni di giapponesi e sudcoreani, e degli Stati Uniti che negli anni di «strategia della pazienza» di Obama hanno lasciato che il padrone della Corea del Nord, Kim Jong-un, sviluppasse il programma nucleare.
I TEST
Trump ha autorizzato adesso l’invio nelle acque davanti alla penisola coreana di un gruppo navale con tanto di portaerei come conseguenza di due momenti topici: il test balistico nel Mar del Giappone dell’11 e 12 febbraio scorsi (500 chilometri percorsi da un missile prima di cadere in mare) e il giorno dopo, il 13, lo spettacolare assassinio col gas nervino del fratellastro Kim Jong-nam nell’aereoporto malese di Kuala Lumpur. Gas e missili. Gas da piazzare sui missili. E tecnologia nucleare che si affina a dispetto di tutti i divieti internazionali. Testate da montare in prospettiva su missili di medio e lungo raggio.
Eppure, la mossa di Trump cambia lo scenario e gli analisti ritengono che Kim Jong-un debba ora temere per la propria vita e sappia bene che la sua forza militare (sulla carta la quinta al mondo, ma sempre infinitamente meno efficace di quella americana) potrebbe provocare solo danni relativi e reazioni devastanti. Certo, un attacco nordcoreano potrebbe mirare a colpire con testate armate di agenti chimici o biologici città o basi militari in Corea del Sud e in Giappone, e in teoria colpire anche militari e basi americane in Asia. Contromisura americana è l’opzione di dislocare testate nucleari nella Corea buona, e dotarla dello scudo radar THAAD, sistema all’avanguardia con raggio d’azione tra 1000 e 2mila chilometri, in grado di abbattere missili a elevata altitudine, oltre i confini della Penisola Coreana. Ma il problema qui è politico, perché la Cina considera l’opzione una provocazione in grado di interferire con i propri sistemi. Una seconda opzione di risposta a Kim Jong-un è lo sviluppo di un programma nucleare indigeno sudcoreano.
Quanto alle minacce convenzionali, i sudcoreani hanno conservato la memoria del marzo e novembre 2010, quando il siluro di un sottomarino del Nord affondò la corvetta Cheonan, e i lanciarazzi Katyusha martellarono l’isola di Yeonpyeong. Ma gli armamenti del Sud sono più letali e moderni di quelli del Nord. Lo spauracchio nucleare resta il più inquietante.
Uno studio dell’Istituto Affari Internazionali cita stime del 2015 secondo le quali la Corea del Nord possiede tra 6 e 8 testate al plutonio e 4-8 all’uranio. Inoltre, il Paese è accreditato di una tecnologia in grado di produrre l’arma nucleare. Gli ingegneri nord-coreani sanno come trattare il plutonio-239 e l’uranio altamente arricchito (HEU). Tre i test da quando comanda Kim Jong-un. È del 9 gennaio 2016 la prima esplosione di testata termo-nucleare. La miniaturizzazione è il passo decisivo, tramite l’impiego di carburante all’idrogeno.
LE OPZIONI
Le testate così ridotte potranno essere montate su missili di medio e lungo raggio per raggiungere per esempio la base statunitense di Guam nel Pacifico. Più inquietante ancora il test del 9 settembre 2016: in futuro le testate nucleari si potranno montare su missili intercontinentali del Nord. A disposizione di Kim, gli Hwasong-6 di corto raggio e i Nodong medio raggio (1300 km) di eredità sovietica, da stazioni mobili. E i Musudan da 2500-4mila chilometri, più gli indigeni Taepodong (quello di gennaio 2016). In sintesi, le opzioni per Kim sono l’attacco a navi e isole della Corea del Sud e nucleari contro le basi USA. Tuttavia gli Stati Uniti hanno potenza e tecnologia per neutralizzare qualsiasi attacco e reagire in modo distruttivo. Cina permettendo.