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 2017  aprile 12 Mercoledì calendario

All’assalto di New York sfidando i pugni dell’imbattibile Griffith. Così cinquant’anni fa Benvenuti diventava re

«La storia del costume italiano si è arricchita di una pagina densa di significato: nel cuore della notte, in ogni città come nei borghi più sperduti, migliaia e migliaia di persone hanno interrotto il sonno per seguire trepidanti, attraverso la radio, l’impresa sportiva di un giovanotto di Trieste che, a settemila chilometri di distanza, nella più famosa e temuta arena pugilistica del mondo, s’apprestava a vivere un’affascinante avventura». Comincia così, sul Corriere della Sera di mercoledì 19 aprile 1967, il commento di Gino Palumbo, responsabile delle pagine sportive e futuro direttore della Gazzetta dello Sport, alla vittoria di Nino Benvenuti su Emile Griffith al Madison Square Garden di New York, nel match di pugilato che metteva in palio il titolo mondiale dei pesi medi. Da quell’evento (17 aprile, un lunedì, la notte del 18 in Italia) è trascorso mezzo secolo, ma nelle parole di Palumbo si può cogliere la carica emotiva e la soddisfazione con cui in intero Paese visse quell’appuntamento, che andava ben oltre la semplice sfida sportiva. Diciotto milioni di persone (all’epoca la popolazione era di 53) misero la sveglia a notte fonda per seguire la lontanissima cronaca radiofonica di Paolo Valenti. Una direttiva governativa aveva impedito la diretta tv, temendo massicce diserzioni in uffici, fabbriche e scuole: solo la sera del 18, alle 21.15, gli italiani avrebbero avuto modo di vedere le immagini trasmesse dalla Rai con il commento di Paolo Rosi.
Altri tempi, ma che tempi. Benvenuti-Griffith era il miglior match proponibile in una categoria classica come quella dei pesi medi. Il campione in carica era Griffith, ventinovenne americano originario delle Isole Vergini: aggressivo e veloce di braccia, era considerato il pugile del momento dopo Muhammad Ali. Un campione discusso: già circolavano sul suo conto le voci di omosessualità, da lui confermate solo dopo il ritiro. Cinque anni prima aveva affrontato il cubano Benny Paret, che alla vigilia, durante le operazioni di peso, gli aveva dato del «maricon». La sfida si trasformò in mattanza: al dodicesimo round Paret crollò sotto i colpi feroci del campione («Era come se stesse demolendo una zucca con una mazza da baseball» scrisse Norman Mailer, presente a bordo ring), andò in coma, morì dieci giorni dopo.
Il ventottenne Benvenuti, negli Stati Uniti, era un perfetto sconosciuto, nonostante avesse in curriculum il titolo mondiale dei medi junior e quello europeo dei medi. Pesava sul giudizio negativo la sconfitta dell’anno prima a Seul contro il coreano Ki-Soo Kim, che gli aveva sottratto la corona iridata. Ma Nino non aveva lasciato nulla al caso per il match della vita, trasferendosi venti giorni prima nel «ritiro» di Haines Falls, sui monti Catskill, dove si allenò al suono della Marcia trionfale dell’Aida.
Tirando le somme, Griffith era dato favoritissimo nei pronostici degli addetti ai lavori, secondo i quali il campione avrebbe risolto la faccenda in poche riprese. Invece il match andò avanti fino alle quindici previste, in un turbinio di emozioni e colpi di scena: nel secondo round Benvenuti sorprese l’avversario col montante destro, spedendolo al tappeto; Griffith replicò con un k.d. al quarto; tutte le riprese furono combattute come se fosse l’ultima. Nonostante l’aggressività e le scorrettezze dell’americano, Nino – superiore dal punto di vista tattico – conquistò un largo e unanime verdetto di vittoria da parte dell’arbitro Mark Conn (10 riprese a cinque) e dei due giudici Leo Birnbaum (10-5) e Al Berl (9-6), diventando il settimo campione del mondo italiano dopo Carnera, D’Agata, Loi, Mazzinghi, Burruni e Lopopolo.
Al match del Madison ne seguirono altri due, sempre a New York, completando un trittico tra i più famosi nella storia del pugilato: nel secondo combattimento (Shea Stadium, 29 settembre 1967) Griffith si prese la rivincita conquistando il verdetto ai punti; nel terzo (Garden, 4 marzo 1968) Benvenuti si riappropriò del titolo battendo l’americano sempre ai punti, ma con margine minimo. Dopo 45 round complessivi, il duello aveva espresso un chiaro vincitore. I due contendenti, questa è la parte più bella della storia, diventarono amici e rimasero sempre in contatto. Quando Emile cominciò a declinare, colpito da demenza pugilistica e con un conto in banca vicino allo zero, Benvenuti corse in suo aiuto, organizzando una raccolta di fondi necessari alle cure. Griffith è morto nel 2013. Benvenuti, oggi splendido 78enne, è l’unico superstite di quel momento irripetibile della boxe e dello sport italiani.