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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

Bauli, dal naufragio all’impero “Torte e dolci, ci aspetta l’India”

Castel D’Azzano (Vr) C e ne vuole di coraggio per lanciarsi fra le onde dell’Oceano Atlantico a largo della costa brasiliana. Ruggero Bauli, era giovane, alto e robusto, ma non sapeva nuotare. Eppure quella sera del 25 ottobre 1927 Bauli non ebbe dubbi e mentre il Principessa Mafalda, sfortunato piroscafo carico di emigranti italiani, s’inclinava sempre più rapidamente da un lato, si lanciò in mare stringendo al busto un salvagente. E così, contrastando la corrente a forza di braccia, Ruggero raggiunse le navi di soccorso che lanciavano in mare le reti per raccogliere i naufraghi. Purtroppo in molti, seicento per la stampa brasiliana, non ce l’avrebbero fatta a salvarsi in quello che all’epoca fu considerato il Titanic degli italiani. La storia del ragazzo Ruggero, quei sei mesi da tassista a Rio de Janeiro allo scopo di racimolare i soldi necessari per raggiungere Buenos Aires dove avrebbe fatto strada come pasticciere, è impressa nel Dna della Bauli, la più grande azienda italiana di prodotti da forno con oltre 1.500 addetti e 446 milioni di fatturato consolidato. Coraggio e tenacia fanno parte della storia Bauli. Il coraggio di ideare una strategia ambiziosa che avrebbe raccolto sotto la stessa bandiera i marchi storici del comparto da Motta a Alemagna da Doria a Bistefani. E la tenacia di portare fino in fondo questo piano grazie ad una serie incalzante di acquisizioni avvenute fra il 2004 e il 2013. «In realtà mio padre Ruggero racconta Alberto Bauli, presidente del gruppo
di famiglia – fu soprattutto un grandissimo pasticciere. Un personaggio che amava il suo lavoro in modo quasi maniacale. La sua passione era la pasta lievitata e il suo sogno quello di produrre il Pandoro di Verona secondo tecniche industriali innovative, ma conservando la consistenza, il sapore e la fragranza della ricetta artigianale». E difatti se oggi il gruppo controlla il 36,3% del mercato dei dolci natalizi e il 32% di quelli pasquali lo si deve anche alla lungimiranza di Ruggero che si era fatto in quattro per ottenere un pasta lievitata 40 ore che fosse la più soffice possibile. La vicenda di Ruggero Bauli è affascinante. Nel naufragio del Principessa Mafalda egli aveva perso tutto, anche le macchine portate dall’Italia per sfornare le sue specialità. Ma il periodo passato a Buenos Aires alla guida di una squadra composta da 40 pasticceri locali gli consentì di tornare nella sua Verona, con i denari sufficienti per ripartire in Italia. Nel 1936, infatti, Ruggero aprì un bel laboratorio. «Nella pasticceria alle spalle di Piazza Bra, proprio nel cuore della città – ricorda Alberto Bauli – mio padre era arrivato a produrre e a vendere 5mila paste al giorno». E grande fu la soddisfazione del fondatore, quando, sempre a Verona ma in periferia e agli albori degli anni ‘50, venne inaugurato il primo impianto industriale della società, in quello che si chiamava largo Perlar e che dall’11 marzo scorso è stato ribattezzatto Piazzale Ruggero Bauli. Ne ha fatta di strada la Bauli dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi. Eppure alcuni punti rimangono fermi. A cominciare da quell’ossessione per la qualità del prodotto. E dalla scelta di coniugare ricette artigianali ed eccellenza industriale. Per rendersene conto basta mettere piede nello stabilimento principale del gruppo a Castel D’Azzano, 120 mila metri quadrati coperti di cui 85 mila dedicati alla produzione. E osservare le migliaia di colombe sfornate ogni giorno in vista della Pasqua. Eppure oggi la qualità non basta per affermarsi in un mercato sempre più competitivo dominato dalla forza della grande distribuzione che impone all’industria margini sempre più risicati. E allora? Ecco spiegata la scelta del gruppo Bauli d’investire in pubblicità fin dagli anni ‘60. E poi di puntare sulle acquisizioni per crescere ottenendo economie di scala a cominciare dai risparmi sulle forniture. Una strategia iniziata nel 2004 con Fbf, leader nel settore dei croissant. Ma anche una mossa che avrebbe consentito alla società veronese di utilizzare gli impianti in modo continuativo anche al di fuori dei periodi delle festività. Due anni dopo è la volta della Doria, nota per i biscotti Bucaneve e Doriano: un’impresa messa in difficoltà dalla concorrenza del Mulino Bianco. E che invece grazie alla nuova proprietà avrebbe ritrovato lo slancio iniziale. Ma il colpo grosso doveva ancora arrivare. «Erano anni che sognavamo di acquistare Motta e Alemagna – racconta Alberto Bauli – ricordo che un giorno andai a trovare l’allora amministratore delegato della Nestlè italiana. Lui mi disse: ‘Ti sei deciso a venderci l’azienda?’. E io gli risposi che invece volevamo comprare. Nel 2009 portammo a termine l’operazione e oggi questi due marchi fanno parte del gruppo assieme allo stabilimento di produzione di San Martino Buon Albergo. Per capire quanto sia stata importante questa acquisizione mi limito a citare la hit parade dei tre panettoni più venduti a Natale: al primo posto c’è il Motta tradizionale, al secondo il Bauli senza canditi e al terzo il Bauli tradizionale. Quanto al Pandoro Bauli vende tre volte i volumi del maggior concorrente». A chiudere il cerchio c’è l’incorporazione della Bistefani di Casale Monferrato arrivata nel 2013. Un’operazione che porta in dote una serie di marchi, slegati dal segmento delle ricorrenze festive che come Buondì, Yo-Yo e Ciocorì, i marchi ex Motta rilevati dalla Bistefani. E adesso, cosa prepara l’azienda veronese per il prossimo futuro? Intanto Alberto Bauli osserva che è già in pista la prossima generazione rappresentata da suo nipote, il vicepresidente Michele Bauli nonché presidente di Confindustria Verona. Mentre a garantire la managerializzazione del gruppo è arrivato il nuovo amministratore delegato Stefano Zancan proveniente dalla multinazionale americana Mars. Quindi il presidente ricorda che «la finanza è importante anche in un’azienda alimentare. Oggi la Bauli ha un giro d’affari di 446 milioni e un ebitda dell’11%, una percentuale alta per il settore. Se aggiungiamo che il nostro indebitamento è di una settantina di milioni a fronte di un patrimonio di 100 milioni ecco la prova che la nostra posizione è solida». Poi aggiunge: «Mi sono fatto le ossa in banca accumulando esperienza nel consiglio di amministrazione della Popolare di Verona dove sono stato anche presidente. È stata una fortuna: in caso contrario non so se ce l’avremmo fatta. Insomma, tenere i conti sotto controllo è importante. Quanto alla crescita per Alberto Bauli può continuare su due direttrici. La prima riguarda l’innovazione di prodotto e di processo produttivo dove la nsocietà continua a investire. Mentre la seconda è l’internazionalizzazione. Oggi il gruppo ottiene all’estero meno del 10% dei ricavi. C’è dunque margine per espandersi crescere. E va questo senso la scelta di produrre merendine in India per servire quel mercato. L’obiettivo: raggiunge i 30 milioni di ricavi in tre anni.