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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

John Flannery, ceo del colosso usa da 18 miliardi di ricavi e 54mila dipendenti: «Big Data, stampanti 3D, intelligenza artificiale la ricetta di Ge Healthcare per la nuova sanità»

«Siamo nel pieno di una rivoluzione in campo sanitario. Se riusciremo a sfruttare a pieno le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie – analisi dei Big Data, machine learning, stampanti 3D, intelligenza artificiale – in pochi anni potremo migliorare in maniera considerevole le nostre vite. È una delle più grandi sfide che abbiamo davanti a noi come aziende, istituzioni e cittadini». John Flannery, presidente e ceo di Ge Healthcare, divisione medicale di General Electric, indica la rotta per poter rivoluzionare il settore della sanità a livello mondia-le, con una precisazione: «Non si tratta di definire scenari futuribili, ma della realtà che abbiamo davanti ai nostri occhi, anche se non sempre è immediatamente percepibile al consumatore». Flannery parla forte dell’esperienza maturata in questi anni alla guida del colosso della salute, che ha chiuso il 2016 con un giro d’affari di 18,3 miliardi di euro (dai 17,6 miliardi del 2015) e un utile netto di 3,16 miliardi (rispetto ai 2,88 dell’esercizio precedente), il record storico. Ge Healthcare è un colosso da 54mila dipendenti nel mondo (650 in Italia). Con headquarters a Chicago, ha uffici in tutto il mondo e i più importanti presidi regionali a Buc (Parigi), Helsinki, Budaors (Budapest), Yizhuang (Pechino), Hino e Tokyo (in Giappone), Bangalore (India). Quali sono le principali sfide per l’assistenza sanitaria nei prossimi anni? «La grande sfida rimane sempre quella di vivere più a lungo e meglio. Non si tratta di una novità, ma oggi sappiamo di poter contare su strumenti per raggiungere questi obiettivi che possono davvero fare la differenza, a ogni latitudine nel mondo. La diffusione su larga scala delle tecnologie digitali può rivoluzionare tutto il settore della sanità». Può farci qualche esempio comprensibile anche ai non addetti ai lavori? «I sistemi di intelligenza artificiale e di analisi dei dati consentono di sistematizzare informazioni che in molti casi erano già disponibili sul mercato in maniera disaggregata per trasformarle in decisioni di business. Questo significa prevedere con sufficiente approssimazione le necessità di cura e assistenza non solo per fasce di persone, ma persino per i singoli, con tutto ciò che questo può significare in termini di prevenzione. Inoltre vuol dire poter contare su diagnosi più accurate e veloci, nell’interesse dei pazienti, e su servizi più efficienti, con minori costi per le aziende del settore e i sistemi sanitari nazionali. Senza dimenticare la maggiore accuratezza degli interventi». Si riferisce al ruolo crescente dei robot in sala operatoria? «Non solo. Pensiamo ai sistemi di data mining e learning machine, che consentono rispettivamente di estrarre sapere dai database (ad esempio analizzando profili di malati e malattie che si sono registrati in altre aree del pianeta) e di utilizzarli per consentire ai sanitari di prendere decisioni più rapide ed efficaci sulle diagnosi». Detto del contesto nel quale siamo immersi, come vi state attrezzando per fronteggiare queste sfide? «Mediamente investiamo un miliardo di dollari all’anno in ricerca e sviluppo. Oltre a 500 milioni di dollari destinati allo sviluppo dei software per il digitale: pensi ad esempio alle soluzioni cloud che raggiungono i Paesi in via di sviluppo e che consentono di condurre programmi di formazione e confronto su base continuativa. Abbiamo circa 5mila dipendenti che lavorano in questo campo in varie sedi nel mondo. Certo, un grande gruppo come il nostro rivendica con orgoglio gli investimenti nel settore, ma i risultati non arrivano se non si collabora in maniera proficua con gli altri attori del settore. Per questo negli anni abbiamo avviato numerosi programmi congiunti con università, enti di ricerca e istituzioni in tutto il mondo finalizzati a un interscambio di know-how ed esperienze». Diamo uno sguardo alla vostra azienda. Nelle scorse settimane General Electric Healtcare è stata inclusa nella graduatoria Great Place to Work Italia. Quali sono le iniziative più rilevanti messe in campo per favorire il benessere dei dipendenti? «Si tratta di un riconoscimento importante, del quale va dato merito al Ceo della filiazione italiana Marco De Luigi e ai suoi collaboratori. Le iniziative messe in campo a livello di gruppo partono da un presupposto: chi lavora in un ambiente confortevole, riesce a dare qualcosa in più e tutta l’organizzazione ne beneficia. Non dimentichiamo poi che nei settori fortemente innovativi sono proprio le persone a poter fare la differenza, con la loro capacità e volontà di sfruttare al massimo le potenzialità dell’it. A livello di gruppo promuoviamo la diversità a tutti i livelli (nazionalità, genere, differenze di età) e in Italia in particolare offriamo percorsi di conciliazione vita-lavoro con orari flessibili in base alle esigenze dei singoli. Inoltre da tempo realizziamo programmi per la riduzione dello stress – uno dei principali ostacoli al benessere dei lavoratori – attraverso consulenze psicologiche ad hoc per i dipendenti e programmi di attività fisica mirata».