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 2017  aprile 11 Martedì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - IL DEFREPUBBLICA.ITMILANO - Via alla manovra e al rialzo delle stime sul Pil

APPUNTI PER GAZZETTA - IL DEF

REPUBBLICA.IT
MILANO - Via alla manovra e al rialzo delle stime sul Pil. Dopo due ore di consiglio, i ministri hanno approvato il Documento di economia e finanza (Def), insieme al Programma nazionale delle riforme e alla manovrina da 3,4 miliardi per correggere i conti, in accordo con la richiesta Ue. Contestualmente, il governo ha rivisto leggermente al rialzo la crescita dell’anno in corso. La nuova stima del Pil è pari a 1,1% contro l’1,0% stimato finora.

Il Def prevede altri 2,8 miliardi di euro da stanziare per il pubblico impiego, settore statale e non statale, per arrivare ad un aumento contrattuale medio di 85 euro con i rinnovi 2016-2018. Dal testo emerge anche la previsione degli eventuali oneri di un prossimo rinnovo: 2,3 miliardi per il 2019 e 4,6 per il 2020. Nella bozza si ripercorre la vicenda: le risorse finora disponibili, dopo l’iniezione messa a punto con la legge di Bilancio 2017, consentono di attribuire un beneficio medio di circa 35,9 euro mensili. Per centrare gli 85 euro di incremento stabiliti nell’intesa occorrono, si calcola, 1,6 miliardi per il pubblico impiego del settore ’Stato’, una posta da inserire nella prossima legge di Bilancio (fin qui si era parlato di una cifra più bassa, intorno a 1,2-1,3 miliardi). Altri 1,2 miliardi servirebbero per il settore ’Non Stato’, da stanziare nei bilanci degli enti locali e degli altri enti.

Nel pomeriggio, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha fatto il punto sulla ripresa: "Il paese si trova in una fase di transizione verso una crescita più solida, sostenibile e inclusiva, la stiamo inseguendo: è necessario rafforzare questa fase, capitalizzare la strategia di benefici delle riforme recenti che sta continuando e in cui il Governo è pienamente impegnato". E ha anticipato: "Oggi pomeriggio il Def oltre ad aggiornare il quadro economico di finanza pubblica e il programma nazionale di riforme include la trattazioni di temi su disuguaglianza e benessere".

IL DEF
MILANO - Normalmente dovrebbe essere un appuntamento duplice, ma nella travagliata gestione dei conti pubblici italiani si è trasformato in un giorno segnato in rosso per un triplice motivo: oggi il Consiglio dei Ministri, terminato dopo due ore, ha licenziato il Documento di economia e finanza, ha approvato il Piano nazionale delle riforme e ha dato via libera alla "manovrina" di correzione del bilancio pubblico.

GRAFICA: Il calendario dei conti pubblici

Se i primi due atti rientrano nella gestione ordinaria della Finanza pubblica - comune a tutti gli Stati membri - l’ultimo è un supplemento straordinario, chiesto da Bruxelles, per non rischiare di incorrere in procedure d’infrazione legate all’eccesso di deficit e all’incapacità tricolore di scalfire significativamente la montagna del debito pubblico: si concretizza in una correzione sui conti da 3,4 miliardi, lo 0,2% del Prodotto interno lordo. IL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA E’, per dirla con la definizione ufficiale degli organi istituzionali, "il principale documento di programmazione della politica economica nazionale, che traccia, in una prospettiva di medio-lungo termine, gli impegni, sul piano del consolidamento delle finanze pubbliche, e gli indirizzi, sul versante delle diverse politiche pubbliche, adottati dall’Italia per il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita europeo e il conseguimento degli obiettivi di crescita intelligente, sostenibile e solidale definiti nella Strategia Europa 2020". In sostanza, è il corposo documento nel quale si scrive qual è la cornice macro-economica entro la quale si muove il Paese, sia tenendo conto delle previsioni internazionali sulla crescita, i prezzi, il commercio (...), sia scontando le ipotesi di intervento del governo con nuovi provvedimenti di legge.

Recentemente, il Parlamento ha approvato alcune modifiche al ciclo italiano del Bilancio, che riguardano anche il Def. Si chiede infatti al governo di dettagliare maggiormente eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi programmatici (a causa di eventi straordinari); di includere nelle analisi e tendenze della finanza pubblica informazioni dettagliate - per il triennio successivo - sui principali settori di spesa. Va poi allegata una relazione sugli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES).

Nelle sue due prime sezioni, il Def affronta il Programma di stabilità e gli obiettivi programmatici dell’Italia. Il primo capitolo fa riferimento agli obiettivi di politica economica, da mettere in agenda osservando le prescrizioni del Patto di stabilità e crescita europeo. Per l’Italia, significa avere un particolare occhio di riguardo per il contenimento del debito pubblico. Sono scritti nero su bianco tutti i principali parametri del bilancio pubblico e le misure di massima attraverso le quali si pensa di poterli correggere o modificare, per non sforare le regole. Nel documento odierno ci si aspetta che per il 2018 si scriva un deficit/Pil del 2,1% per quest’anno (grazie alla manovra correttiva) e in calo all’1,2% il prossimo (ma per effetto di quasi 20 miliardi di clausole di salvaguardia formalmente pronte a scattare). La crescita del Prodotto dovrebbe essere indicata intorno all’1% sia quest’anno che il prossimo, scontando un piccolo effetto depressivo dall’aggiustamento dei conti pubblici richiesto dalla Ue. Il secondo capitolo - più "contabile" - indica le regole generali sull’evoluzione della spesa delle amministrazioni pubbliche, soprattutto per controllarla al meglio. IL PROGRAMMA NAZIONALE DI RIFORME La terza sezione è centrale e sintetizza - con il rischio di limitarsi a un libro degli annunci - lo schema del Programma Nazionale di riforma (PNR): gli interventi per "il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova Strategia ’Europa 2020’", per dirla di nuovo con le parole delle istituzioni. Fa il punto su: avanzamento delle riforme avviate; squilibri macroeconomici interni al Paese; priorità e prime riforme da mettere in campo; possibili loro effetti sulla crescita.

Tra gli interventi di questa edizione c’è la decontribuzione per favorire la chiamata al lavoro dei più giovani e la sistemazione delle centinaia di tax expenditure: i trasferimenti dello Stato in forma di sgravi fiscali, che molte volte assorbono risorse pubbliche in maniera poco mirata. In agenda potrebbero rientrare nuove misure per la semplificazione della giustizia civile e un rilancio delle norme sulla concorrenza, anche se l’ultima trattazione del relativo Ddl non lascia ben sperare. Rischia invece di finire ancora una volta in soffitta la riforma del Catasto, lanciata in pompa magna negli anni scorsi e più volte accantonata. Tra le varie indicazioni, anche la possibilità di mettere 2,8 miliardi da stanziare per il pubblico impiego.

Il Piano delle riforme ha una valenza particolare quest’anno, perché si pone come una sorta di guida per la fase finale della legislatura: possibile un impegno in misure sulla povertà, con un potenziamento del reddito di inclusione per chi perde il posto, insieme alle agevolazioni fiscali per dare più potere d’acquisto alle donne. Perché la Ue intenda l’impegno italiano, e nonostante i mal di pancia di pezzi della maggioranza, si prevede un impegno di massima sulle dismissioni pubbliche, con obiettivo forse limato. LA MANOVRINA Come noto, quest’anno la Ue ha chiesto di correggere i conti pubblici di uno 0,2% del Pil (3,4 miliardi di euro) per prevenire eventuali sanzioni in futuro. Il ministro Padoan ha più volte preso pubblicamente l’impegno a farlo, anche se il testo definitivo potrebbe richiedere ancora qualche giorno di gestazione. La maggior parte delle nuove risorse (2,3 miliardi) dovrebbe arrivare da interventi legati alla fiscalità. Nelle ultime settimane, però, il provvedimento (per stessa ammissione di alcuni esponenti del Tesoro) si è trasformato in un testo disomogeneo: tagli di spesa (600 milioni a ministeri e Pa centrali) e lotta all’evasione (split payment, stretta sui pignoramenti e rottamazione delle liti fiscali) sono all’ordine del giorno, insieme a maggiori entrate da giochi e sigarette (altri 600 milioni di extra-gettito). Insieme ci saranno 3 miliardi in tre anni per far ripartire le imprese e dare fiato al lavoro nelle aree del sisma. Tra le manovre a corrolario, ci dovrebbe essere anche uno sblocco del turnover al 75% per le assunzioni nei grandi Comuni e del 100% per i piccoli e un potenziamento delle norme a costo zero della "finanza per crescere" per favorire l’accesso in Borsa.

CORRIERE.IT
PAOLO FOSCHI
Il Documento di economia e finanza prende forma e per il pubblico impiego arrivano nuove risorse. Nella bozza diffusa oggi, secondo quanto riferito dall’agenzia Ansa, sono stati inseriti altri 2,8 miliardi di euro per la pubblica amministrazione (statale e non statale) per arrivare a un aumento contrattuale medio di 85 euro lordi al mese nei rinnovi 2016-2018. Il governo tende dunque la mano ai sindacati, almeno secondo quanto si legge nella versione odierna del Documento al vaglio del governo che valuta appunto in questa somma la copertura necessaria per l’attuazione dell’accordo fra il ministro Marianna Madia e i sindacati

Il dettaglio delle cifre Il Def stima anche gli eventuali oneri per di un prossimo rinnovo: 2,3 miliardi per il 2019 e 4,6 per il 2020. Le risorse finora disponibili, dopo l’iniezione messa a punto con la legge di Bilancio 2017, consentono di attribuire, si spiega nelle bozza del Def, «un beneficio medio di circa 35,9 euro mensili». Per arrivare agli 85 euro di incremento stabiliti nell’intesa occorrono, i tecnici del governo hanno previsto 1,6 miliardi per il pubblico impiego del settore `Stato´, una posta da inserire nella prossima legge di Bilancio (fin qui si era parlato di una cifra più bassa, intorno a 1,2-1,3 miliardi). Altri 1,2 miliardi servirebbero per il settore `Non Stato´, da stanziare nei bilanci locali e degli altri enti.

ILSOLE24ORE.IT

Ultime indiscrezioni sui contenuti del Documento di economia e finanza per il 2017 che il Consiglio dei ministri, convocato per metà pomeriggio, si appresta a varare insieme ad decreto legge con misure per lo sviluppo e a favore di Enti locali e zone colpite dal sisma, la cosiddetta manovrina da 3,4 miliardi di euro. Sul fronte del pubblico impiego, la bozza del Def che circola in queste ore prevede ad esempio uno stanziamento di ulteriori 2,8 miliardi di euro, in modo da garantire un aumento contrattuale medio di 85 euro con i rinnovi 2016-2018. Si fa anche una previsione degli eventuali oneri per il prossimo rinnovo: 2,3 miliardi di euro per il 2019 e 4,6 per il 2020.

pubblico impiego 8 marzo 2017 Pa, Madia: firmato decreto su sblocco risorse contratti

Ora disponibili solo risorse per garantire aumenti da 35 euro
Al momento, le risorse disponibili, dopo l’iniezione di fondi messa a punto con la legge di Bilancio 2017 consentono di attribuire, si spiega nelle bozza del Def, un beneficio medio di circa 35,9 euro mensili. Per centrare gli 85 euro di incremento stabiliti nell’intesa preliminare tra Governo e sindacati occorrono, si calcola, 1,6 miliardi di euro per il pubblico impiego del settore “Stato”, una posta da inserire nella prossima legge di Bilancio (fin qui si era parlato di una cifra più bassa, intorno a 1,2-1,3 miliardi di euro ). Altri 1,2 miliardi servirebbero per il settore ”Non Stato”, da stanziare nei bilanci locali e degli altri enti.

Def e manovra correttiva tra vincoli europei e paletti politici

Padoan: inseguiamo crescita più solida e sostenibile
Le indiscrezioni rispecchiano pienamente la linea del Governo, ribadita oggi dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenuto al Salone del Risparmio in corso a MIlano. Il Paese, ha sottolineato Padoan, « si trova in una fase di transizione verso una crescita più solida, sostenibile e inclusiva, la stiamo inseguendo: è necessario rafforzare questa fase, capitalizzare la strategia di benefici delle riforme recenti che sta continuando e in cui il Governo è pienamente impegnato». Il Def sul tavolo del Cdm, ha poi concluso, «aggiorna il quadro economico di finanza pubblica e il programma nazionale di riforme» e «include la trattazione di temi su disuguaglianza e benessere».

PEZZO DI SENSINI SUL CORRIERE DI STAMATTINA

ROMA Un provvedimento omnibus. Con dentro la manovra correttiva per il 2017, il fondo da un miliardo per il terremoto, le misure per gli enti locali, i primi interventi per il rilancio della crescita e, forse, anche alcuni provvedimenti in materia di concorrenza. Insieme al Documento di economia e finanza, oggi, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare un decreto legge molto corposo, benché fino a tarda serata non si escludesse il suo possibile rinvio a domani o dopodomani.

Non tutte le coperture dalla manovra correttiva strutturale sui conti del 2017, 3,4 miliardi di euro come chiesto dalla Commissione Ue e dall’Ecofin, sarebbero state infatti ancora individuate. Il grosso delle nuove entrare deriverà dall’estensione dell’autofatturazione dell’Iva, già in vigore negli acquisti delle amministrazioni pubbliche, alle società partecipate. Il rafforzamento del cosiddetto “split payment” dovrebbe garantire oltre un miliardo di euro. I tagli alla spesa dei ministeri e delle amministrazioni centrali sarebbero pari a circa 600 milioni, mentre dal settore dei giochi di monopolio è atteso un extra gettito di almeno 400 milioni. Circa 200 milioni deriverebbero dalla rimodulazione delle accise su tabacco e sigarette, altrettanti dalla rottamazione delle liti fiscali pendenti.

Il Documento di Economia e finanza dovrebbe confermare per il 2017 una crescita del prodotto interno lordo dell’1%, che salirebbe nel 2018 all’1,1%. Per il prossimo anno il governo ipotizzerebbe una correzione strutturale dei conti di circa 0,6 punti di pil, cioè tra 8 e 9 miliardi, ma bisognerà trovare anche i soldi per scongiurare l’aumento delle aliquote Iva che scatterebbe, automaticamente, a gennaio.

Il Piano nazionale di riforme che accompagna il Def conferma l’impegno dell’esecutivo sulle privatizzazioni, nonostante parte del Pd sia molto tiepida sulle dismissioni pubbliche. Vengono confermate le iniziative per affrontare il nodo della povertà, con l’aumento del reddito di inclusione, ed esclusa la riforma del catasto. Nel piano anche le detrazioni fiscali a favore del lavoro delle donne, per la famiglia e la riduzione del cuneo fiscale per i giovani neo assunti.

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, sollecita misure per «abbattere le tasse, ridurre la burocrazia, lottare contro l’evasione, per creare un nuovo clima di fiducia». «La crescita nella Ue va sostenuta, accelerata con investimenti, politiche per l’occupazione e una discussione fondamentale sul Patto di Stabilità e le sue regole, per un loro aggiustamento strutturale» dice il premier, Paolo Gentiloni, a Madrid per il summit Euromed.

Mario Sensini

QUATTRO SCHEDE
1. Le previsioni aggiornate sul Documento di economia e finanza che contiene gli obiettivi del governo su crescita e conti pubblichi indicherebbero per il 2017 e il 2018 una crescita del Pil dell’1 e dell’1,1. Dati che non si discostano da quelli dei principali centri di ricerca italiani e stranieri.
2. Il ministro dell’Economia ha concordato con la commissione europea una manovra dello 0,2% del Pil per correggere il deficit 2017. In termini assoluti si parla di un intervento correttivo del deficit strutturale di 3,4 miliardi di euro. Un terzo verrebbe dal regime Iva nel settore pubblico, un terzo da tagli ed evasione, un terzo da accise e giochi.
3. Sulla correzione dei conti pubblici per il 20128 sono circolate indiscrezioni circa una base di trattativa tra la l’Italia e la Commissione europea pari allo 0,6% del Pil. Ne hanno discusso a Malta il ministro Padoan e il commissario Ue per i servizi finanziari Valdis Dombrovskis: la manovra dovrebbe puntare a recuperare 9-10 niliardi di euro.
4. Nel piano nazionale delle riforme che accompagnerà il Def saranno indicati programmi di lotta alla povertà e di gestione del patrimonio pubblico, eventualmente anche con le privatizzazioni. Possibili nuove misure per agevolare fiscalmente il lavoro delle donne. Difficile invece che nel piano possa entrare anche la riforma del catasto.

PEZZO DI IVO CAIZZI SUL CORRIERE DI DOMENICA

DAL NOSTRO INVIATO

LA VALLETTA Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha ottenuto il via libera di massima della Commissione europea alla manovra dello 0,2% del Pil, che va presentata a Bruxelles entro fine mese per evitare una procedura d’infrazione per il mancato contenimento del maxi debito pubblico. Lo ha reso noto il vicepresidente lettone della Commissione Valdis Dombrovskis, al termine dell’Ecofin dei ministri finanziari a La Valletta, dopo un incontro a margine con Padoan e il commissario Ue francese Pierre Moscovici.

«Quanto ci ha illustrato il ministro Padoan appare in linea con quello che è stato discusso e raccomandato dalla Commissione —. ha detto Dombrovskis —. Ha dettagliato le misure aggiuntive pari allo 0,2% del Pil per quest’anno e i piani per l’anno prossimo». Il lettone, che interpreta la linea dura nel controllo dei vincoli Ue di bilancio, non è entrato nei dettagli perché «le misure saranno presentate dal ministro la prossima settimana» al Consiglio dei ministri. Ma ha precisato che «la determinazione del governo italiano e di Padoan è molto chiara sul rispetto di quanto concordato per seguire la traiettoria delle finanze pubbliche e, allo stesso tempo, sull’impegno per la crescita».

Padoan ha detto di aver parlato con Dombrovskis «soprattutto di temi relativi al quadro di aggiustamento, l’ho informato su cosa c’è nel Def, in che modo l’aggiustamento da 0,2% sarà articolato, quali misure saranno nel pacchetto più generale». Ha poi anticipato «misure di lotta alla povertà, che saranno dettagliate» e «di gestione del patrimonio pubblico, che permettono di raggiungere gli obbiettivi molteplici delle privatizzazioni». Non ha confermato le anticipazioni del suo vice Enrico Morando ( «daremo le cifre quando saranno state approvate dal Consiglio dei ministri»). Sulla correzione per il 2018 sono circolate indiscrezioni su una base di trattativa dello 0,6% del Pil, che potrebbe apparire eccessiva nel Pd. Dombrovskis non ha chiarito se ha la garanzia del “sì” del governo a tutte le misure correttive e si è limitato a un «vedremo».

Nell’Ecofin Padoan ha capito che restano «molto lontani» la «bad bank» o altri interventi Ue per i crediti deteriorati. E che le banche italiane devono andare «avanti per la loro strada». Ritiene possibile la rinegoziazione dei debiti bancari di famiglie e piccole imprese ai prezzi scontati di un «mercato secondario» dei Npl (prestiti non performanti). Si è detto «ottimista» di arrivare «presto a un accordo formale» con Bruxelles sulla ricapitalizzazione del Montepaschi .

Ivo Caizzi