Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  aprile 11 Martedì calendario

Carla Signoris: «Il mio destino di moglie con mariti ingombranti»

Una moglie separata ma non troppo, che al marito psicoanalista continua a fare il bucato, che lo accompagna all’opera e che gli ammorbidisce i rapporti un po’ tesi con la comunità ebraica romana. Lui è Toni Servillo alla prima incursione nella commedia cinematografica, lei Carla Signoris in una parte di borghese elegante, paziente e autoironica che deve averle dato una gran soddisfazione.
A scompaginare la routine asfittica dei due non coniugi Elia e Giovanna arriva Claudia, una personal trainer spagnola molto incasinata ma molto vitale, impersonata dall’esuberante Verónica Echegui di Fortitude. Nulla andrà come previsto, e verso la fine l’irruzione di un personaggio interpretato da Luca Marinelli porterà la storia nei territori dello slapstick e dell’assurdo. Il film s’intitola Lasciati andare, è diretto da Francesco Amato che è al secondo lungometraggio ed esce domani in 250 sale, tra cui quella inaugurata oggi ad Amatrice dal ministro Franceschini.
Carla Signoris, com’è che le capitano sempre le parti di mogli?
«A dir la verità un po’ me le impongono. Ma questa è speciale, una donna risolta, autonoma, con un lavoro interessante di psicologa infantile, che esercita tutta la sua sopportazione con un marito noioso, grigio, bolso ed egoista. La sceneggiatura, di Francesco Bruni, Davide Lantiero e Francesco Amato, mi ha convinto subito perché era particolarmente ben scritta. E perché mi proponeva un personaggio insolito per il cinema italiano. Pluriventicinquenne, diciamo, ma non rinunciatario».
Quanto ci ha messo di sé stessa?
«In quanto moglie di un marito altrettanto ingombrante, dice? E sì, Mauri (Maurizio Crozza, ndr) non è una passeggiata. Ma una parte di me entra in tutti i personaggi, perfino nella pesciolina Dory, con tutta quell’ansia e quella tendenza a dimenticarsi le cose. Di sicuro questa Giovanna ha un carattere accogliente con cui mi sono sentita in sintonia. Perché io tendo sempre a fidarmi, sa? Costa meno fatica che diffidare».
E «Mauri» il film l’ha visto?
«Non ancora, ma domenica dopo aver guardato a Che tempo che fa le nostre interviste e le clip mi ha detto che dev’essere bello davvero. Si sono parlati pure con Toni, al telefono».
E insomma questo suo secondo matrimonio ha ottenuto l’autorizzazione ufficiale.
«Non direi che ce ne fosse bisogno. Con Toni comunque ha funzionato, mi dicono che la chimica c’è, eccome. Un bell’incontro, sul set e anche adesso che il film lo stiamo promuovendo. È importante per una come me che del lavoro odia parlare. Farlo, invece, sì che mi piace».
Nuovi progetti al cinema?
«Più di uno, ma ancora un po’ indefiniti. Il momento del cinema italiano è quello che è. Intanto preparo per il teatro una lettura su Sandro Pertini, Il combattente, testo di Giancarlo De Cataldo e regia del mio storico complice di palcoscenico Giorgio Gallione. E sto pensando a un altro libro: il mio mestiere non è quello della scrittrice, scrivere mi costa un’enorme fatica, ma piano piano sono arrivata al quarto».
Scommetto che c’entrerà la vita coniugale, dopo «Ho sposato un deficiente», «Meglio vedove», «E Penelope si arrabbiò».
«Diciamo che mi piace molto riflettere sui rapporti fra donne e uomini. In quel campo siamo tutti uguali. E conviene riderci sopra».