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 2017  aprile 11 Martedì calendario

Scandalo Libor, nel 2008 pressing di governo e BoE

«La verità è che non ti piacerà affatto quanto ti sto per dire... ma ci sono state pressioni pesanti, dal governo e dalla banca d’Inghilterra, per tenere basso il Libor...». Queste le parole di Mark Dearlove, manager di Barclays, a Peter Johnson il «setter» della banca all’epoca guidata da Bob Diamond, ovvero l’uomo che indicava il livello al quale l’istituto riteneva di potersi finanziare sul mercato. Il colloquio risale al 2008 nel pieno della crisi Lehman, nei giorni in cui Barclays si tenne a galla dinnanzi al crollo del sistema bancario britannico grazie ai 7,3 miliardi giunti dagli Emirati Arabi in un deal che ancora solleva il sopracciglio di molti analisti. E la chiacchierata proseguì così: «Devo quindi andare più basso di quanto ritengo sia il margine per finanziarci?», replicò Peter Johnson per sentirsi dire dal collega: «C’è la Banca d’Inghilterra e un sacco di gente coinvolta... Sono riluttante quanto te».
Furono dunque la Bank of England, paludata istituzione britannica e non indentificati esponenti dell’allora governo laburista (premier Gordon Brown, Cancelliere Alistair Darling ) i burattinai dello scandalo Libor, ovvero il sistematico aggiustamento dei tassi di riferimento per i prestiti interbancari che regola transazioni per 350mila miliardi di dollari? A dare credito a un sospetto che si trascina da anni è arrivato lo scoop della Bbc che nel programma Panorama ha mandato in onda le registrazioni di conversazioni fra trader e dirigenti di Barclays, alcuni condannati nel corso dei vari processi sul Libor. Peter Johnson, ad esempio, ammise le responsabilità e sta scontando 4 anni di carcere.
Il Libor lo ricordiamo veniva fissato con un metodo che si basava sulla media delle indicazioni fornite dalle maggiori banche, chiamate a dichiarare il tasso con il quale erano in grado di finanziarsi sul mercato. Un metodo arcaico che lasciava spazio a manipolazioni. Quelle che – secondo la Bbc- sarebbero avvenute con il benestare della Bank of England. L’istituto centrale britannico ha ricordato ieri quanto si sa da tempo: il Libor allora non era regolamentato. Il Tesoro è stato invece sibillino in poche parole di comunicato stampa.
«Dobbiamo imparare dalla lezione del passato... per questo dalla crisi finanziaria ad oggi abbiamo introdotto misure di regolamentazione che prima non esistevano. Fra queste l’innalzamento a reato penale di qualsiasi manipolazione del Libor». Come dire: non accadrà più. Non c’è che da augurarselo, ma resta l’incognita sul passato. Non solo perché la magistratura sta dando risposte diverse con alcuni trader condannati e altri no pur essendo coinvolti in vicende che paiono analoghe, ma anche perché per ora la Banca d’Inghilterra è rimasta relativamente fuori.
L’uomo al centro delle eventuali, non affatto provate, manipolazioni è Paul Tucker, già vice del governatore Mervyn King e considerato il suo naturale successore. A impallinarlo sulla via di Threadneedle street, spianando la strada all’attuale governatore, Mark Carney, potrebbe essere stato proprio il caso Libor. L’imbarazzante deposizione ai Comuni, nel 2012, di Bob Diamond e Jerry del Missier confermò il ruolo di Barclays (la prima banca ad ammettere le manipolazioni e a transare con i regolatori una multa da 290 milioni) e gettò un’ombra sulla BoE e su Paul Tucker successivamente interrogato dagli investigatori.
In un’intervista al Sole 24 Ore (9 novembre 2016) Julie Pabon, moglie di Alex, un trader condannato a 2 anni, rilanciò le accuse alla Banca d’Inghilterra anticipando quanto emerge ora dall’inchiesta della Bbc. L’istituto centrale, lo ricordiamo, collabora ora con gli inquirenti per fare piena luce sulla vicenda.
Il passaggio centrale dell’inchiesta riguarda il cosiddetto «lowballing», quando cioè una banca indica una soglia di tassi per finanziarsi che va al di sotto della forchetta – minimo e massimo – offerta realmente dal mercato, mostrando, in tal modo, un’affidabilità inesistente. In altre parole quando s’inventa di sana pianta un tasso che nessuno le offre, senza «limitarsi» a dichiarare il tasso più vantaggioso che trova sul mercato dovrebbe fornire la media dell’offerta. Se l’indagine stabilirà che la BoE e i presunti anonimi esponenti del governo Brown spinsero le banche al «lowballing», il caso Libor diventerà un affare di stato. Siamo ancora lontani da un’evoluzione del genere, ma la Bbc ieri ha piantato il primo paletto.