Libero, 11 aprile 2017
Coppie d’oro
Quando la coppia, non scoppia, raddoppia il fatturato. Le case di moda lo hanno capito da tempo e seguono il trend. La conferma arriva da Jil Sander marchio fondato dall’omonima designer tedesca nel 1968, oggi proprietà del gruppo giapponese Onward Holdings che ha appena ingaggiato Lucie e Luke Meier, marito e moglie, come nuovi direttori creativi, dopo l’uscita di Rodolfo Paglialunga. Una scelta studiata a tavolino come conferma il ceo della griffe Alessandra Bettari: «Lucie e Luke condividono una connessione intima». Questo è sicuramente un elemento importante per lavorare insieme.
E poi «capiscono il brand profondmente; sono dotati di una visione moderna, logica e in linea con tutto ciò che oggi è rilevante, che si combina impeccabilmente con la loro spiccata sensibilità per i tessuti, la bravura nella costruzione di un abito e l’attenzione al dettaglio». E da loro si aspettano «collezioni molto intelligenti».
Come dire, in mancanza di divergenze s’impone la creatività. E quando a sbizzarrirsi sono in due, la creatività raddoppia. Ma dovranno lavorare molto per competere con i grandi successi internazionale raggiunti dalla fondatrice. Il brand purtroppo ha vissuto stagioni infelici, il suo ultimo slancio si è avuto durante la direzione artisitica di Raf Simons che riuscì a imporre un’estetica forte. E di grande impatto.
Dopo gli scarsi risultati di Rodolfo Paglialunga, non è più tempo di errori. Jil Sander ora punta tutto sulla coppia affiatata dal curriculum interessante. Lucie ha lavorato con Marc Jacobs per Louis Vuitton, Nicolas Ghesquière per Balenciaga e Raf Simons per Dior, prima di diventare lei stessa direttore creativo del marchio francese con Serge Ruffieux nel periodo che ha preceduto l’arrivo di Maria Grazia Chiuri. Luke, invece, è stato il responsabile creativo di Supreme prima di fondare il proprio marchio Oamc, un piccolo caso di successo. Non proprio superstar, ma conoscono il mestiere, la modernità e sanno capire il mercato e le nuove tendenze di streetwear. Un cocktail di qualità che fa ben sperare per il futuro di Jil Sander. Staremo a vedere. Il debutto è previsto il prossimo settembre con la prima collezione donna per la primavera estate 2018.
In passato abbiamo assistito al grande successo di Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, 26 anni di collaborazione insieme, di cui otto come direttori artistici della più prestigiosa griffe italiana di alta moda, Valentino. L’estate scorsa, la separazione voluta da lei, chiamata a dirigere la più prestigiosa maison del lusso francese, prima donna a disegnare la haute couture di Christian Dior. Lui è rimasto solo a disegnare per Valentino.
E come non ricordare la coppia Rosita e Ottavio Missoni: qui l’amore e la comune passione per la moda hanno permesso la costruzione di un impero. Lavoro e famiglia hanno viaggiato insieme, sempre per Ottavio (lo chiamvano tutti Tai), da giovane bello e sportivo. Durante le Olimpiadi di Londra del ’48 (dove era finalista nei 400 ostacoli) conobbe l’altra metà della mela: Rosita. Insieme misero su un laboratorio nel sottoscala della casa dove abitavano da sposati, a Gallarate. In quel sottoscala nacque lo stile Missoni. La maglieria unica e irripetibile, le losanghe, lo zig-zag, il «put-together», ossia il ibero e solo apparentemente casuale mix di colori, punti e fantasie. Quell’alchimia che ancora oggi fa sì che quanto indossi un abito di Missoni, sai che chiunque ti vedrà, saprà esattamente quale è lo stilista che hai scelto. Succede solo ai grandi. A quelli che inventano qualcosa che né prima né dopo di loro nessuno ha creato. Le imitazioni nel corso dei decenni non sono mancate. In molti hanno tentato di copiarne la tavolozza di colori. Nessuno ci è mai riuscito. Ottavio e Rosita insieme conquistarono l’America (nel ’72 il New York Times definì la maglieria Missoni, la migliore del mondo). Da allora premi, mostre celebrative del marchio, decine di licenze. Le boutique si moltiplicarono nel mondo e conquistarono nuovi mercati. E ora che Ottavio non c’è più, Rosita si dedica al designer, altra sua grande passione.
Tra le coppie celebri della moda c’è l’inossidabile formata da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, il primo siciliano di Polizzi Generosa, l’altro milanese. La loro prima collezione risale all’ottobre del 1985 presentata alla Fashione Week milanese, le loro fonti di ispirazione viaggiano tra la Sicilia e il cinema italiano degli anni ’40. Un loro abito ispirato al “Gattopardo” di Luchino Visconti è stato definito dalla stampa, “Il vestito siciliano” e indicato da Hal Rubenstein come uno dei 100 vestiti più importanti della storia. Il successo internazionale per i due arrivò grazie a Madonna che indossò sul palco un loro corsetto ricamato con pietre e una giacca avvitata. La coppia lavorò con Madonna nel 1993, disegnò oltre 1500 costumi per il tour dell’artista Girlie Show a supporto del suo album Erotica del 1992.
Nel 1994 lanciarono la seconda linea D&G. Mostravano di vederci lungo e di saperci fare, nel 1996 la sfilata di D&G la mandarono solo su Internet e non in pedana.
Non a caso, lo stesso anno scelsero loro per disegnarre i costumi per il film “Romeo + Giulietta”. Hanno vestito Beyoncé e Mary J. Blige, anche se le loro muse sono italiane: Monica Bellucci e Sophia Loren.
Insomma Domenico e Stefano insieme dimostrano di avere una marcia in più anche quando decidono di festeggiare i 30 anni di attività a Napoli con quattro giorni di feste e passerelle. E quando lo scorso gennaio decidono di sfilare con l’alta moda nel Teatro della Scala di Milano. Anche se la loro relazione sentimentale durata vent’anni è finita, Dolce e Gabbana lavorano insieme come prima e meglio di prima perché come racconta Gabbana «la nostra storia si è trasformata, ci siamo lasciati restando insieme. Ancora oggi condividiamo tutto: azienda, pensieri, progetti, vacanze insieme con i nostri nuovi fidanzati. Domenico è la mia famiglia, è l’amore della mia vita. Il nostro è un amore infinito». Un amore diverso unisce i gemelli canadesi Dean e Dan Caten che hanno fondato nel 1995 il marchio Dsquared, trasformato in seguito in Dsquared2. Un’azienda che funziona. Figli di genitori italiani emigrati in Canada, i gemelli Dean e Dan, il cui vero cognome è Catenacci, lavorano nella moda dal 1984. Ma fu solo dopo gli studi alla Parson’s School of Design nel 1991 che giunsero in Italia e nel 1994, dopo numerose collaborazioni con aziende di moda, realizzarono la loro prima collezione maschile. Stretto il legame di Dean e Dan Caten con la pop music.
Nel 2000 hanno disegnato 150 outfit per i ballerini del video musicale Don’t Tell Me di Madonna e per il Drowned World Tour del 2001, tour in cui Madonna è stata vestita anche da Jean-Paul Gaultier. Hanno vestito per i loro tour Christina Aguilera, Rihanna, Laura Pausini e Britney Spears. Nel 2003 hanno realizzato una collezione donna indossata in passerella da supermodelle come Naomi Campbell, Eva Herzigova, Karolina Kurkova e Fernanda Tavares. Insomma due occhi ci vedono meglio di uno.