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 2017  aprile 11 Martedì calendario

Totò, il Principe della battuta e del gioco di parole

Le battute di Totò si potrebbero raggruppare per famiglie. Le allusioni sessuali: infinite variazioni sul tema Elena di Troia; «Sono a sua completa disposizione: corpo, anima e frattaglie» da Totò cerca moglie; e da Totò truffa 62 «Lei con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!». Quelle politiche: «E poi dice che uno si butta a sinistra» oppure «Addavenì!» o «A proposito di politica, non si potrebbe mangiare qualcosa?» da Fifa e arena. E i giochi di parole. Tanto le espressioni comuni buttate nel discorso in modo incongruo (nulla a pretendere, e ho detto tutto, signori si nasce, e io modestamente lo nacqui, alloggio, vitto, lavatura, imbiancatura e stiratura) quanto le distorsioni e il nonsense (parli come badi, ogni limite ha una pazienza, ma mi faccia il piacere! O le preghiere in presunto latino: «Ora pro nobis, linoleum, autobus…» da I due marescialli). Spesso ricorrono con un certo tasso di trasformazione dal gusto surreale degli inizi (San Giovanni decollato: «Imputato che cosa ha da dire a sua discolpa?». «Alcune quisquilie e qualche pinzillacchera»). In I due colonnelli, Totò è un ufficiale già fascistissimo che dopo l’8 settembre si ribella all’invasore tedesco, e all’ordine perentorio di bombardare un paese inerme da parte dell’ufficiale germanico che sbraita di avere «carta bianca», esplode in un trionfale «e ci si pulisca il culo!».
Cinquant’anni dopo la morte, avvenuta il 15 aprile 1967 a Roma, sono ancora presenti nell’immaginario italiano. Nella sottocategoria dello sberleffo alla morte un classico (in La banda degli onesti ma pure nei Soliti ignoti) è: «Se ne vanno sempre i migliori. Cosa ci vuole fare: oggi è toccato a lui, domani toccherà a lei». Comunque è sul sesso che i fuochi d’artificio non hanno limite. Solo da Totò sceicco: «E questa chi è?». «La nuova guardarobiera». «Guardaroba?» riflette squadrandola da sotto in su, per concludere «Guarda che roba!». Oppure «Sono bello, piaciucchio, ho il mio sex appello». E ancora «Vedi Omar quant’è bello. Ma che je faccio io a queste arabe!». Da Fifa e arena: «Io non rubo, integro. Le donne costano, e io sono un uomo di mondo», variato anche così: «La voce pubblica dice che sei bona, e io sono un uomo di mondo». Espressione altrove completata dall’insensato «Ho fatto tre anni di militare a Cuneo». In Un turco napoletano: «Per questo faccio il donnaiuolo. Alle donne piacciono gli uomini forzuti». E L’imperatore di Capri, un tripudio. «Ave Tiberio ecco le schiave per le tue orge capresi». «Come mai non sono negre?». «Le volevi negre?». «Ma certo, sono in lutto stretto, ho fatto uccidere mia moglie questa mattina. Da oggi in poi solo schiave negre». In 47 morto che parla Pampanini espone le gambe dichiarando «Non valgo forse un tesoro?», e Totò: «Sì, dammelo, te lo amministro io!».
Fanno la loro parte le ossessioni igieniche: «Non sai che con un bacio si trasmettono miliardi di centinaia di bacilli?» ( Totò sceicco). O la maschera antigas indossata nello sketch del wagon lit in Totò a colori quando l’onorevole Trombetta si toglie le scarpe. Parole in libertà: «Macchinista, fuochista, affini, collaterali, uomini di fatica!». Ma è impossibile chiudere senza l’altra miniera di Totò Peppino e la malafemmina.
Non solo «Noio volevam savuar...», ma anche «Adesso che siamo a Milano lo vogliamo vedere questo famoso Colosseo?».