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 2017  aprile 11 Martedì calendario

In morte di Carlo Riva

Pochi imprenditori sono capaci di creare un mito, Carlo Riva, scomparso a 95 anni, ieri mattina nella sua casa di Sarnico, sul lago d’Iseo, lo ha fatto. Pioniere della nautica e imprenditore di genio, negli anni 50 ha trasformato l’azienda di famiglia, fondata nel 1842, in un cantiere del lusso conosciuto in tutto il mondo, mentre il marchio diventava un’icona internazionale e un simbolo di eccellenza del Made in Italy.
Li chiamano le «Ferrari del mare»: scafi di legno, con una cura maniacale dei particolari, gli yacht Riva hanno conquistato vip e teste coronate, da Anita Ekberg a Brigitte Bardot, da Sophia Loren a Sean Connery, da James Bond fino a Carolina di Monaco. Aquarama ne è stato l’esempio più travolgente, un emblema del jetset dalla Dolce Vita fino ai giorni nostri.
I cantieri nascono 175 anni fa a Sarnico, sulla sponda ovest del Lago d’Iseo, per opera del maestro d’ascia Pietro Riva, bisnonno di Carlo. Il figlio Ernesto introduce sulle imbarcazioni i motori a scoppio. Finita la grande guerra è Serafino Riva che dà un’ulteriore impronta al brand: è l’epoca dei motoscafi da corsa e delle vittorie in Italia e all’estero. Ma è negli anni 50 che la società fa il salto di qualità, con l’arrivo di Carlo, «l’ingegnere», subito arruolato nell’azienda di famiglia.
È Carlo Riva, nel 1954, a inaugurare il nuovo avveniristico cantiere, ancora oggi tutelato dalla Sovrintendenza ai Beni artistici e architettonici, organizzandolo con un’impostazione produttiva all’avanguardia, e a trasformare il marchio e le sue barche in uno status symbol, grazie a modelli come Ariston e Tritone, Sebino e Florida. Fino all’Aquarama.
Presentato nel 1962 al terzo salone internazionale della nautica di Milano, con lo slogan «sole, mare, gioia di vivere», Aquarama è stato il simbolo stesso di Riva, quasi un marchio nel marchio. Il nome si ispirava ai «cinerama», i grandi schermi cinematografici sperimentali americani. Costo: 10 milioni e 800 mila lire di allora. L’ultimo «Aquarama special» di legno è prodotto nel 1996.
Ma nel settembre 1969 Carlo Riva «amareggiato dall’asprezza del clima sindacale», si legge nella storia sul sito del gruppo, vende alla statunitense Whittaker, mantenendo le cariche di presidente e direttore generale, dalle quali si dimette nel luglio 1971. È il periodo in cui si dedica ad altro e costruisce il primo porticciolo turistico in Italia: è pronto nel 1975, e prende il suo nome, Porto Carlo Riva di Rapallo.
Nel 1988, intanto, il 100% della società Riva cambia di nuovo proprietà, e viene rilevata dal gruppo inglese Vickers, che controlla anche il marchio Rolls-Royce. L’ultimo passaggio risale al 2000, quando il gruppo Ferretti compra il celebre marchio.
A oltre 40 anni dall’addio ai cantieri, Carlo Riva era rimasto presente in azienda, e la scorsa primavera aveva voluto esserci al debutto del «Rivamare», l’ultimo modello uscito dai cantieri di Sarnico.
«Il mondo perde un geniale creatore di barche, un maestro di stile, un gigante della storia industriale e imprenditoriale della nostra Italia», lo ha ricorda Alberto Galassi, amministratore delegato di Ferretti Group. «L’ingegnere ha insegnato a tutti noi cosa significano visione, creatività e passione. La sua inesauribile energia innovativa ne fa l’indiscusso maestro della nautica del XX secolo, un uomo le cui straordinarie creazioni appartengono già alla storia. Le barche di Carlo Riva saranno per sempre le più belle del mondo, fonte d’ispirazione per tutti noi che sentiamo, forte, la responsabilità di custodire e portare nel futuro il più importante marchio della nautica mondiale».
A Carlo Riva sarà dedicato il prossimo Salone nautico di Genova che si terrà dal 21 al 26 settembre, mentre Giorgio Bertazzoli, sindaco di Sarnico, il paese in provincia di Bergamo che conta 6.631 abitanti, ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali.