Corriere della Sera, 11 aprile 2017
A Jesolo l’istituto tecnico superiore che assicura lavoro al 97% degli alunni
Davide Silvestrin, 22 anni, è oggi duty manager (responsabile del front office) dell’hotel Montcalm di Londra, un cinque stelle vicino a Hyde Park. Prima, gli stage al Palace di Merano e alla reception di un hotel di Conegliano Veneto. E, soprattutto, due anni all’Istituto tecnico superiore per il turismo di Jesolo, il «supertecnico» risultato primo in Italia per qualità ed esiti degli studenti: 75 ogni anno, che nel 97% dei casi trovano un impiego appena diplomati.
Ai vertici della graduatoria dell’Indire (Istituto nazionale di documentazione e ricerca educativa), l’Its che ha sedi a Jesolo e Bardolino (e dal prossimo anno anche Asiago) e diploma manager dell’ospitalità e della ristorazione, ha ottenuto il miglior piazzamento nazionale in una serie di parametri: numero di occupati a 12 mesi dal titolo, quota di diplomati, caratteristiche dei corsi. E insieme ad altre 32 eccellenze in Italia riceverà dal Miur il «bonus» introdotto dalla legge Buona scuola: tre milioni e mezzo di euro da distribuire tra 33 Istituti tecnici superiori, su 96. «Premiamo le strategie che si sono dimostrate vincenti. Diamo riconoscimenti solo a chi raggiunge i risultati migliori», dice Gabriele Toccafondi, sottosegretario Miur, sponsor dell’istruzione terziaria professionalizzante basata su attività laboratoriali che integra studi e lavoro «per rispondere alle esigenze del sistema produttivo italiano». Un meccanismo che (anche) grazie ai numeri contenuti, si sta rivelando uno degli strumenti che garantiscono più sbocchi lavorativi. «Al di là delle classifiche, siamo molto soddisfatti perché formiamo i ragazzi in modo che possano trovare immediatamente lavoro», conferma Massimiliano Schiavon presidente della Fondazione Its di Jesolo. «I ragazzi sono motivati e proseguono senza dispersione e vengono assorbiti dalle aziende», gli fa eco la direttrice, Carla Furlan. «Nell’anno scolastico 2015-2016 circa 220 mila diplomati in Italia, il 50%, non hanno proseguito gli studi all’università – sottolinea Alessandro Mele, coordinatore della cabina di regia istituita per dare linfa al giovane sistema Its —. Molti di loro avrebbero potuto accedere a una formazione terziaria non universitaria: una soluzione per questi ragazzi e per l’economia del Paese. Che risolverebbe anche il problema della mancanza di tecnici specializzati». Per promuoverne la diffusione, è stato proposto un piano quinquennale, che prevede innanzitutto «la moltiplicazione del fondo di dotazione, che oggi ammonta solo a 13 milioni di euro – spiega Mele —; e una migliore comunicazione alle famiglie e alle scuole». Istituiti nel 2008, questi percorsi raccolgono oggi 10 mila ragazzi: 360 corsi, con il 50% delle docenze effettuate dal mondo della produzione e non meno del 30% delle ore di tirocinio. E registrano tutti ottimi risultati: oltre l’81% ha un lavoro a un anno dal diploma (a fronte di una disoccupazione giovanile vicina al 40%), con alte percentuali di contratti a tempo indeterminato e un titolo riconosciuto in tutta l’Unione europea.