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 2017  aprile 11 Martedì calendario

L’impronta di sangue e gli stracci inzuppati lasciati sul furgone. «In fuga, ma è ferito»

MOLINELLA C’è sul tettuccio l’impronta visibile di una mano insanguinata, ci sono stracci inzuppati di sangue lasciati nell’abitacolo, c’è il mozzicone di una sigaretta nel portacenere, e poi una maglietta, un giaccone, la bicicletta. Insomma: non manca il materiale da cui estrarre un profilo di Dna fra i reperti trovati sul Fiorino abbandonato da Igor il russo, Ezechiele il serbo o comunque si chiami, dati i molti nomi a cui corrispondono le sue impronte digitali.
Con il passare delle ore diventano sempre più numerosi i riscontri scientifici che legano la stessa persona a scene di più delitti. Un unico autore per la rapina al metronotte nel Ferrarese, il 29 marzo; per l’omicidio del barista a Budrio, nel Bolognese, il primo aprile; per l’uccisione di una guardia provinciale e il ferimento di un’altra a Portomaggiore (Ferrara) tre giorni fa. Per non parlare delle tre rapine in villa del 2015 per le quali è ricercato (sempre nel Ferrarese) e degli altri assalti nelle case di quest’angolo di Emilia commessi a partire dal 2007.
Ma c’è dell’altro. Il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette ha rivelato ieri sera che lo straniero «è ricercato in Serbia per rapina con violenza sessuale».
Un assalto in villa con tentativo di stupro risulta commesso anche in Italia: il sedicente Igor si è ritrovato davanti padre e figlia, lui malato e costretto a letto, la donna obbligata invece ad accompagnarlo al piano superiore dove avrebbe subito, appunto, un tentativo di violenza sessuale. Le sue urla convinsero il rapinatore a fuggire.
L’assassino dalle tante identità è schedato negli archivi del nostro ministero dell’Interno con il Cui, codice univoco identificativo – una sorta di codice fiscale legato non al nome ma alle impronte digitali di chi – straniero – viene identificato durante controlli di polizia. Pare che il suo Cui porti a cinque-sei identità diverse.
Da ieri sera il Ris di Parma è al lavoro per gli accertamenti sui reperti abbandonati dall’uomo a bordo del Fiorino. La quantità di sangue trovato sugli stracci e all’interno del mezzo rivelano tutta la violenza dello scontro fra lui e Davide Fabbri, il barista di Budrio ucciso la sera del 1° aprile. I filmati della telecamera di sicurezza mostravano la colluttazione, adesso il sangue sul furgone conferma che l’assassino è rimasto ferito, probabilmente dal suo stesso fucile che la vittima gli ha strappato dalle mani usandolo per colpirlo in testa come fosse una mazza.
Gli inquirenti ipotizzano che quella sera l’uomo sia fuggito con la bicicletta elettrica trovata sul fiorino e che abbia rubato il furgone dopo, da un magazzino dov’era stato lasciato con le chiavi in vista. Del furto però il proprietario si è accorto soltanto tre giorni fa, quando il Fiorino è stato abbandonato dopo l’assalto alle due guardie. Sono le tracce di sangue a far pensare, adesso, che sia stato rubato la stessa sera dell’omicidio di Budrio.
Armato, braccato e ferito l’uomo dai molti nomi è sempre introvabile. I reparti speciali che gli danno la caccia sono convinti che di giorno stia fermo e che si muova al buio. Hanno calcolato: tre notti di assedio per stanarlo. Quella appena passata era la seconda.