Corriere della Sera, 11 aprile 2017
Il ritorno di Navalny, un altro problema per il Cremlino
MOSCA Scontati i suoi 15 giorni di prigione, Aleksej Navalny, il principale leader dell’opposizione, è tornato in libertà, «senza soldi in tasca, senza le chiavi di casa e senza telefono», come ha annunciato lui stesso, aggiungendo: «Felice di essere di nuovo con voi». Il rilascio del blogger è avvenuto senza preavviso: il direttore del carcere lo ha accompagnato alla metro e gli ha comprato un biglietto.
Lui però ha subito detto di voler ricominciare l’attività politica in vista delle elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Navalny non può partecipare perché già condannato penalmente (per una vicenda che lui dice essere stata motivata da ragioni politiche). Il blogger sostiene però che la legge gli consentirebbe di presentarsi in quanto condannato solo con la condizionale.
In ogni caso, la sua presenza sulla scena politica e l’ascendente che ha sui giovani (a fine marzo ha portato in piazza decine di migliaia di persone in varie città) costituiscono un ulteriore problema per il Cremlino, già alle prese con i risultati assai deludenti della strategia messa in atto dal presidente Putin su diversi fronti.
L’opposizione, che sembrava morta e sepolta, si è ripresa a causa della presunta corruzione dei vertici russi e della loro arroganza: il giorno della manifestazione, ad esempio, il premier Medvedev, sotto tiro, se n’è andato a sciare.
Il riavvicinamento agli Usa, in cui tanti speravano con l’arrivo di Trump (a Mosca si era perfino brindato a shampanskoye ) sembra essere andato in fumo, soprattutto a causa della ostinata copertura offerta dal Cremlino ad Assad. E il vertice tra il presidente e il segretario di Stato Tillerson è in dubbio. Così se poche settimane fa si parlava di possibile cancellazione delle sanzioni, oggi all’ordine del giorno è l’ipotesi di nuove sanzioni. In Europa al fianco di Putin sono rimasti solo esponenti dell’estrema destra e gruppi populisti anti-sistema.
L’ingerenza, vero o presunta, nei sistemi politici e informativi occidentali non ha avuto poi gli effetti sperati e tutti i paesi dell’Est Europa si stanno attrezzando per difendersi (Finlandia e Svezia parlano perfino di entrare nella Nato).
L’uso politico dell’energia da parte di Mosca è fallito. I gasdotti «inventati» per bypassare l’Ucraina sono in difficoltà. Il South Stream verso l’Italia è morto e il raddoppio del North Stream sarà forse bloccato, mentre altre linee porteranno gas non russo direttamente nel Vecchio Continente.