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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

Dalla Nigeria al Kenia, dove le minoranze sono perseguitate dal radicalismo islamico

CITTÀ DEL VATICANO Il peso della croce in alcune zone del mondo è tale da segnare punti di non ritorno. L’odio, il disprezzo, l’intolleranza o l’emarginazione delle minoranze cristiane certe volte finiscono per assumere espressioni radicali, articolate, pianificate fino a sfociare in atti vandalici ciclici, blasfemi e, purtroppo, anche uccisioni, stragi, massacri. Gli ultimi sono avvenuti ieri in Egitto dove la minoranza copta è da tempo nel mirino dei Fratelli Musulmani e dell’Isis. Due mesi fa i gruppi salafiti presenti nel Sinai hanno costretto alla fuga quasi duecento famiglie, scappavano terrorizzate da una pressione insostenibile. Hanno lasciato tutto quello che avevano dopo l’ennesima uccisione a freddo nell’arco di un mese. L’ultima vittima è stata un idraulico freddato a colpi d’arma da fuoco davanti a casa sua, sotto gli occhi della moglie e dei figli nella cittadina di Al-Arish; prima di lui un altro cristiano è stato inseguito sui tetti e sgozzato. Quella copta è la più grande comunità cristiana del Medio Oriente e rappresenta circa il 10% della popolazione. I cittadini copti per lo Stato egiziano restano di serie B anche se la loro è una presenza antichissima. Durante l’epoca romana, almeno fino al VII secolo quando è iniziata la conquista da parte dei musulmani la religione predominante era quella della comunità copta. Ora le prospettive per il futuro non sembrano tanto rosee, per loro non c’è un orizzonte tranquillo.
NUMERI
Secondo la World Watch List 2017, prodotta dai ricercatori di Porte aperte, una Ong evangelica internazionale fondata in Olanda negli anni Cinquanta, nel mondo si contano 250 milioni di cristiani perseguitati. Il rapporto ha preso in esame il periodo tra il primo novembre 2015 e il 31 ottobre 2016. Medio Oriente, Nordafrica, Africa sub-sahariana, Sud Est asiatico, Asia meridionale. Ogni area naturalmente fa storia a se ed è impossibile ottenere una uniformità dalle diverse situazioni. Grosso modo però le persecuzioni peggiori si concentrano in almeno 50 Paesi, dove un cristiano su tre si pensa abbia subito gravi maltrattamenti. Nel periodo preso in esame dalla ricerca sono state conteggiate 1329 chiese (parzialmente distrutte o distrutte completamente) e 1207 persone assassinate. 
L’oppressione islamica, con la violenta sfaccettatura dell’estremismo, rimane la fonte di persecuzione anticristiana dominante. Medio Oriente, Nord Africa e Africa Sub-Sahariana sono le regioni dove la presenza dell’islam radicale, unito all’instabilità politica, produce più stragi e atti abominevoli, senza avere rispetto nemmeno per donne e bambini. I movimenti estremisti come Al-Shabaab (che opera nel Corno d’Africa e in Kenia) e Boko Haram (concentrato soprattutto in Nigeria) danno persino vita a gravi emergenze umanitarie. La popolazione fuggite nelle zone limitrofe, nei paesi confinanti, formano campi profughi dalle estensioni enormi, dove la vita all’interno vale meno di zero. 
Le denunce dell’Onu a tal proposito non si contano. In Nigeria, nel Nord del Paese, ci sono 8 milioni di persone in pericolo di fame. In Asia, nella hit parade dei paesi peggiori per i cristiani, il Pakistan è salito al quarto posto, con una crescita della violenza e della pressione sociale anticristiana. L’oppressione islamica deforma e devasta la vita quotidiana dei cristiani. La tendenza a focalizzarsi sul numero di morti distoglie l’attenzione sull’aggravamento di tutte le aree delle libertà individuali dei cristiani in questi paesi.