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 2017  aprile 10 Lunedì calendario

Ecco come (e dove) vivere se la pensione è troppo magra

Sono oltre 18 milioni le pensioni erogate dall’Inps nel 2016, di queste il 63,1% prevede un assegno mensile inferiore ai 750 euro. La conferma che l’Italia non è un Paese per vecchi. Soprattutto per quelli che vivono al Nord e nelle grandi città dove il costo della vita è sempre più alto. Come cavarsela, dunque, se si sta per andare in pensione con un magro vitalizio o se lo si è già e si fa fatica ad arrivare a fine mese? 
Una soluzione è quella di fare le valigie e trasferirsi all’estero. Portogallo, Bulgaria, Canarie sono alcune delle mete più gettonate, perché a portata di volo low-cost. Il pensionato del settore privato (ma è in via d’approvazione una misura analoga per quelli pubblici) che decide di traslocare a Lisbona, Oporto o nell’Algarve, riceverà l’assegno al lordo per i primi dieci anni di permanenza. Per la residenza, come in tutti gli Stati Ue, bastano pochi moduli e un regolare contratto d’affitto o acquisto. I costi delle case sono molto competitivi e l’assistenza sanitaria garantita e di ottimo livello. In termini di costo della vita, quello in Albania ammonta a meno della metà del nostro e per gli over 60 la tassazione sugli introiti extra pensione (lavoro, affitti, rendite finanziarie) è al 10 per cento.
E chi non vuole, o non può per ragioni familiari e affettive, lasciare l’Italia? Nel nostro Paese ci sono 8 milioni di over 60 con casa di proprietà. Si tratta di un patrimonio immobilizzato che può trasformarsi in una risorsa immediatamente fruibile in un Paese come il nostro con welfare in contrazione e redditi decrescenti. La casa, insomma, può anche essere trasformata nel quarto pilastro previdenziale. Come? Vendendo l’immobile e comprandone uno più piccolo ma è sempre complicato sincronizzare gli eventi e cogliere l’onda giusta dei prezzi sul mercato. Altrimenti si può vendere la nuda proprietà ma un’alternativa è anche il prestito ipotecario vitalizio che permette di ipotecare un immobile residenziale e di ricevere in cambio una somma calcolata in funzione dell’età e del valore dell’immobile. In sostanza: mentre vendendo la nuda proprietà agli eredi non rimane nulla, con il prestito vitalizio la casa rimane di proprietà e gli eredi possono guadagnare dalla sua rivalutazione nel tempo. La soluzione consente dunque alle famiglie di aiutare direttamente i figli anticipando una parte del valore della futura eredità oggi immobilizzata nella casa di abitazione e indirettamente evitando di gravare sulle loro finanze per il sostegno in spese straordinarie o ricorrenti, come cure di lungodegenza o manutenzione degli immobili. «È uno strumento finanziario nuovo per l’Italia ma ben normato e molto conosciuto all’estero. Le premesse per lo sviluppo del mercato ci sono tutte anche nel nostro Paese perché il 2017 è il primo anno in cui è pienamente operativo il regolamento», spiega Claudio Pacella, fondatore e ad di 65Plus, operatore specializzato nel segmento dei prestiti vitalizi e dei servizi finanziari per la terza età.