Libero, 10 aprile 2017
Pennelli, eros e musica, i barbieri sono tornati. E fanno grandi affari
Se c’è qualcosa che a lungo ha distinto la civiltà occidentale dalle altre, è il tagliarsi i capelli. “Barbaro” non era soltanto chi pronunciava parole incomprensibili ma anche chi portava barba e capelli lunghi. Barbaro, dunque, era chi non aveva un barbiere.
Adesso che da noi la barba ha riacquistato valore estetico, il barbiere ha recuperato a sua vol-
ta una funzione importante,
che non è più
quella di rade-
re ma di curare
la barba. Da cui
anche una sua
nuova dignità
sociale, di fautore della bellezza al maschile.
E un’imperdibile occasione di
business.
La rinascita
del mestiere
del barbiere è testimoniata
dalla riabilita-
zione del nome
(si torna a parla-
re di “barbiere”, e non più di “acconciatore” o di “parrucchiere per uomo”) e dai numeri: come conferma il presidente dell’Assoacconciatori Milano, Sebastiano Liso, «negli ultimi cinque anni in città c’è stato un aumento di circa il 20% di barbieri italiani». E questo all’interno di una tendenza generale che a Milano fa registrare una lieve crescita dei saloni di parrucchieri e barbieri rispetto al 2011 (dai 5.005 di cinque anni fa ai 5.052 di oggi, dati Camera di Commercio). Alla base c’è una combinazione sapiente tra tradizione e innovazione, tra rivalutazione dello stile italiano di taglio e rasatura e strategie di promozione del mestiere tipicamente anglosassoni.
Da questa sintesi sono venute fuori felici intuizioni come Bullfrog, catena di barberie presente a Milano, Roma, Varese, Zurigo, messa su quattro anni fa da Romano Brida, un siciliano intraprendente che fino ad allora aveva lavorato come manager di multinazionali. «Viaggiando molto», avverte, «mi ero accorto che ormai c’erano più barbieri italiani a New York che in Italia e che a Milano era quasi impossibile trovare il barbiere di quartiere. Così, dopo un anno sabbatico, ho deciso di aprire una barberia che abbinasse gusto vintage e metodo di organizzazione contemporaneo. Insomma un corpo analogico con un’anima digitale». Ecco allora Bullfrog, che associa ai tempi lunghi della rasatura (fino a 45 minuti) e alla possibilità di ammirare fumetti e vecchie riviste, anche erotiche, come nei barbieri di una volta («In uno dei nostri barber shop abbiamo una libreria di sozzerie, con pezzi d’epoca», dice divertito Brida), il criterio dell’efficienza, i tagli fissati solo per appuntamento e senza attese, e i nuovi servizi che fanno sentire il cliente in una sorta di salotto. «Mettiamo loro a disposizione», racconta il fondatore di Bullfrog, «degli shoeshiner, per la lucidatura delle scarpe, e poi test di camicie su misura». Per curare il look dell’uomo fino in fondo, da capo a piedi. Gli affari ne risentono positivamente: «Nelle quattro barberie aperte a Milano fissiamo fino a 220 appuntamenti al giorno. E il 40% di questi riguardano richieste di regolazione della barba, a conferma che la moda hipster di portare barbe lunghe ha favorito di molto la rinascita del nostro mestiere». L’obiettivo è quello di crescere ancora, come la grande Rana toro, la Bullfrog, da cui deriva il nome della catena. «Fino a qualche anno fa il rischio per i barbieri», continua Brida, «era finire come le rane bollite. Adesso vogliamo tornare a balzare in l’alto, come le Bullfrog».
Se il nome scelto da Brida richiama la cultura anglosassone, Stefano Colì e Mauro Bellini hanno invece puntato sulla tradizione latina, dando vita a Milano al Tonsor Club. «Il tonsor, nell’antica Roma», spiega Colì, «era il barbiere addetto alla cura delle chiome dei membri della nobilitas. Questa idea rivive oggi nel concetto di Club, nella volontà di trasformare la nostra barberia in un circolo di ritrovo per gentiluomini». Dove è possibile vivere un’esperienza multisensoriale: «Chi si affaccia da noi», racconta Bellini, «viene gratificato nell’olfatto, grazie agli ottimi profumi nell’ambiente, nell’udito, con l’ascolto di musica jazz, nel tatto, che è la cura con cui trattiamo chioma e cute, quindi nel gusto, data la possibilità di sorseggiare caffè o whisky, infine nella vista, che si rinfranca osservando libri sulla storia del costume maschile, dei sigari, degli sport».
Si basa sulla storia, sui libri e su un suono molto particolare anche l’Antica Barbieria Colla di Milano, una delle prime a essere create nel nostro Paese, nel lontano 1904. Il suo leggendario titolare è Franco Bompieri, barbiere per mestiere e scrittore per vocazione, autore di libri pubblicati da Rizzoli come Presi per i capelli, serie di ritratti di personaggi noti, da Benigni a Jannacci a Totò, che si sono sottoposti alle sue forbici. Ad affiancarlo ora nella guida della barberia, curandone la linea prodotti, è la figlia Francesca. «Il nostro segreto», ci dice, «è rimanere fedeli al mestiere, senza cedere alle mode del momento. Abbiamo mantenuti intatti l’atmosfera, i rituali, la stesura dei panni caldi post rasatura e gli strumenti (qui vengono ancora utilizzati pregiati pennelli di maiale bianco e ottimi saponi all’olio di mandorla, ndr)». E soprattutto, l’uso di pettine e forbici. «Non amiamo molto le macchinette. Da noi l’unico rumore di sottofondo è quello delle forbici, la vera colonna sonora del locale».
Fedeltà a se stessi è un principio che ha messo in pratica anche Sebastiano Liso che, con la sua catena di barberie targata L’italiano, è riuscito a sfidare a Milano la concorrenza cinese, offrendo tagli a basso costo, e garantendo qualità. «Molti clienti ci scelgono sia perché possono avere un taglio a soli 8 euro sia perché si sentono a casa. I nostri 50 dipendenti, a parte una ragazza ucraina, sono tutti italiani e lo è anche il 90% della nostra clientela». Non è solo un fatto di nomi o di colori patriottici, come quelli che Liso ha scelto per il suo marchio, ma anche di stile. «Dalle rifiniture alla cura nella rasatura, esiste un’arte tutta italiana di tagliare e sbarbare. Un’arte che i giovani hanno di nuovo voglia di imparare».
Non a caso, Bullfrog ha messo su un’accademia di formazione per apprendisti barbieri, dove insegnare teoria e pratica, ma anche trasmettere lo spirito del mestiere, tramandandolo di generazione in generazione. Perché barbiere non si nasce, ma si diventa. E la sua è una figura da non relegare più alla storia, della letteratura e della musica, come ne Il Barbiere di Siviglia, o alla comicità, vedi il celeberrimo barbiere di Johnny Stecchino o gli esilaranti Barbieri di Sicilia di Franco & Ciccio. Ma è anche un’icona del futuro che, come le Parche, dipana la matassa e tesse il filo del tempo, mentre ne assicura il taglio. Barbieri non fa più rima con Ieri ma con Domani.