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 2017  aprile 09 Domenica calendario

L’uomo del rischio calcolato ora prova la scalata a 5Stelle

Il fantasma del padre è sempre presente alle sue spalle, al punto che guardando il figlio è quasi impossibile dissociare mentalmente le due figure. 
Ma ieri Davide Casaleggio ha affrontato la prova più dura della sua vita, quella di tagliare il cordone ombelicale che teneva ancora in vita il genitore e di seppellirlo definitivamente, celebrandolo come «ei fu» con un video alla memoria di 20 minuti e accreditandosi lui come la nuova figura chiave del Movimento 5 Stelle, certificandosi di fatto come il suo braccio operativo e la sua testa pensante. Una prova di forza che deve essergli costata non poco, perché Casaleggio jr quel padre lo adorava, provava per lui un rispetto e una stima quasi reverenziale, essendo cresciuto da solo con lui, in una simbiosi soltanto maschile, senza la madre che lo affidò al marito in tenera età per tornarsene in Inghilterra, privando suo figlio della metà degli affetti, di quella tenerezza e di quel calore che solo la figura materna può imprimere nella memoria dell’anima. Fin dall’infanzia Davide è stato il progetto di Gianroberto, che considerava la sua educazione come un lavoro, al quale si è dedicato imponendo regole che non ammettevano disattenzioni. Forse per questo già da bambino suo figlio ha sviluppato un carattere chiuso e riservato, che molti definiscono malinconico e che gli ha spento anche la luce degli occhi, che appaiono freddi, fissi, immobili, senza il bagliore della fiamma gioiosa della giovinezza. 
I suoi amici dicono di lui: «È gentile, educato, mai una parolaccia, un solitario schivo e impenetrabile, che quando ti ascolta ti fissa nelle pupille in modo quasi invadente, attento alle tue parole, ma senza rivelare un’emozione, senza muovere un muscolo del viso, senza un sorriso». E questa sua assenza di mimica facciale è diventata mediatica durante la sua intervista con Lilly Gruber su La7, la prima della sua carriera, nella quale si è definito «un disciplinato amante del rischio», incalzato dalla conduttrice che tentava di strappargli un segno vitale, di scuoterlo dalla sua ingessata rigidità, anche se in quello studio di rischi lui non ne correva nessuno, blindato com’era nella sua genetica riservatezza, abbastanza innaturale per uno che esordisce davanti alle telecamere come lo spin doctor del primo partito italiano. 
BAMBINO PRODIGIO
Il suo curriculum è più accademico e internazionale di quello del padre, di Grillo e dei deputati più in vista del Movimento, vantando una laurea bocconiana in E-Business e un master a Londra, ma già a 12 anni Casaleggio jr era considerato un bambino prodigio, classificato tra i primi cinque campioni di scacchi under-16 in Italia e «dotato di buon potenziale di notevole capacità previsoria». E già a quell’etá era un lettore onnivoro nel tempo libero, e scaricava le sue passioni represse praticando sport estremi, hobby che conserva tuttora e che condivide con Paola, la sua compagna di vita. Il suo vero nome è un trittico, Davide Federico Dante scritto senza virgole, ed il suo soprannome è «Casaleggino», un riduttivo nomignolo affibbiatogli dal cinismo sfrontato del generone romano che ha votato in massa il Movimento alle ultime amministrative, quando la sovrapposizione di Gianroberto e Davide appariva scontata dopo la scomparsa del fondatore, anche se il figlio, meno visionario del padre, lo ha arricchito con il suo sapere digitale, tanto da venir definito dai suoi collaboratori «l’inventore e il padrone dell’algoritmo» perché considerato il massimo esperto in materia. Il giovane Casaleggio è infatti un gigante del web se paragonato all’analfabetismo digitale degli attivisti pentastellati, virtuali o parlamentari che siano, che solo lui ha il potere disattivare quando crede, avendo imposto loro la consegna delle username e delle password delle loro mail. 
VIVA LAS VEGAS 
Non a caso il giovane leader è registrato come ospite sempre presente agli appuntamenti del Ces di Las Vegas, la più grande fiera tecnologica del mondo, che ogni anno accoglie e pubblicizza le innovazioni e le invenzioni delle più selezionate «intelligenze speciali» del pianeta. 
Davide non è un anaffettivo come appare, anche se poco dopo l’apertura della camera ardente del padre, lui tornò in ufficio e lanciò la famosa piattaforma web Rousseau, con lui ideata per scegliere i candidati e le leggi da portare in Parlamento, e a chi gli chiedeva ragione della sua assenza accanto alla bara del genitore lui rispose: «Questo mi sembra il modo migliore per onorarlo». Fino a quando Gianroberto era vivo, lui viveva nella sua ombra, non parlava, c’era ma era come se non ci fosse, era il figlio ancora imberbe del guru-padre, avvolto in un ascetismo di poche parole, che a tratti lo faceva apparire laconico. 
Oggi invece Davide è un uomo, un quarantenne ortodosso, si è fatto crescere la barba, si considera un manager, è orgoglioso di esserlo e rivela di non aver alcuna ambizione politica: «Il mio obiettivo non è di sostituire mio padre, ma quello di dare il mio contributo al M5s nel voto online e nello sviluppo dei suoi obiettivi». 
COME NETFLIX 
Con questo spirito il giovane Casaleggio ad Ivrea ha organizzato una sorta di Leopolda pentastellata, che lui chiama «manifesto di idee», un convegno per parlare di «futuro», non certo per liberarsi dei fardelli del passato, ma per guardare avanti, per capire quello che sarà dell’Europa che i grillini non amano, per conoscere in quale direzione andrà il mondo, e per imboccare quella giusta che potrebbe far diventare il Movimento una forza di governo. Già il 3aprile il guru-figlio aveva scritto una lunga lettera sul Corriere della Sera per spiegare perché il M5s è come Netflix, come garantisce il servizio migliore della partitocrazia, e come ad ottobre partorirà il nome del candidato premier, sapendo bene che ancora oggi il Movimento non è ancora considerato futurista, ma viene percepito come un corpo politico disossato, che ha il cervello a Milano, dove c’è la Casaleggio & Associati, il cuore a Genova dove c’è Beppe Grillo, e la pancia a Roma, dove i suoi parlamentari eletti non godono di iniziative autonome, ma eseguono diligenti gli ordini dall’alto, non senza fatica e nemmeno senza incidenti di percorso, come quello grave di Roma, dando però l’impressione di essere un corpo unico, un’armata compatta che soccorre i feriti sul campo e continua ad avanzare e a macinare consensi, anche grazie alle disastrose divisioni e lacerazioni dei partiti tradizionali, oltre che alla preoccupante situazione economica del Paese. 
Davide Casaleggio non avrà ereditato le ossessioni e le paure del padre, né il suo sguardo sfuggente o la sua capacità di intimidire gli interlocutori, ma sicuramente ne ha raccolto in pieno l’eredità «tecnica» per come condurre e far crescere il Movimento da lui fondato, non possedendo ancora la ricetta completa, ma avendo intuito per primo il cambiamento epocale innestato dall’antipolitica italiana verso la Casta e il vuoto che via via si creava attorno ai palazzi del potere, dai quali sgorgava un mare agitato e ricco di milioni di voti che fluttuavano senza meta, e che Grillo ha raccolto senza fatica con la sua rete appena gettata tra le onde, in una pesca miracolosa che solo oggi appare scontata. E che secondo i sondaggi lo sarà ancora di più al prossimo appuntamento elettorale. Anche grazie al disciplinato amante del rischio, Davide Federico Dante Casaleggio.