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 2017  aprile 09 Domenica calendario

Tutte alla ricerca della verginità perduta

Sposare una vergine è da sfigati in diverse tribù africane, così come per alcune popolazioni indigene colombiane dove le donne illibate sono le zitelle. Anche nella Cina antica essere vergine equivaleva ad essere brutta, emarginata, sgraziata e disgraziata, Ivan Vaclavic, alias “il russo” (anche se forse è originario della ex Jugoslavia). Ha ammazzato una guardia ecologica volontaria incrociata sulla provinciale e ne ha ferita un’altra gravemente, per poi scappare dopo essere stato fermato a un posto di blocco. È l’assassino di Davide Fabbri, il barista di Budrio che aveva osato difendersi dalla rapina strappandogli il fucile. Ma che lui ha colpito al cuore con una Smith & Wesson tirata fuori a sorpresa. È successo giusto una settimana fa. 
Le sette di ieri sera: Igor “il russo” viene avvistato da due guardie forestali lungo la strada provinciale Mondo Nuova, a circa otto chilometri da Portomaggiore, in provincia di Ferrara. Tutto porta a ipotizzare sia proprio il bandito super-ricercato. La guardia giurata, Marco Ravaglia, sta controllando la zona insieme con l’altro agente (Valerio Verri, un volontario che spesso prestava questo servizio) lungo i boschi che costeggiano la strada. Riconoscono l’uomo con la giubba da cacciatore e che corrisponde all’identikit di Ivan Vaclavic, tentano di bloccarlo. Ma, stando a quanto si può finora ricostruire, il bandito prima riesce a disarmare Verri, il volontario. E poi, come da copione, fa fuoco. Uccide l’uomo che ha disarmato, poi rivolge l’arma contro la seconda guardia e la ferisce gravemente alla spalla (l’agente non è in pericolo di vita) per poi fuggire su un fiorino bianco. Viene intercettato a un posto di blocco fra Marmorta e Molinella, nel Bolognese al confine con Ferrara, i carabinieri cercano di fermarlo, ma lui abbandona il furgone e fugge a piedi per i campi, in una zona ricca di specchi d’acqua dove è facile far perdere le tracce. 
Si scatena immediatamente un’imponente caccia all’uomo: gli agenti lo hanno praticamente accerchiato, ma “il russo”, mentre scriviamo, è ancora in fuga. La caccia a questo ex soldato dell’Armata Rossa (così almeno lui si è dichiarato ogni volta in cui lo hanno arrestato e processato e condannato) è cominciata sabato 1 ̊ aprile, quando Igor era già ricercato. Da quando, con la pistola Smith & Wesson rubata a una guardia giurata aggredita a Consandolo (il 29 marzo), ha sparato al barista di Budrio. 
Igor Vaclavic, 41 anni, è anche accusato di far parte della banda Pajdek, la stessa che a settembre 2015 (appena uscito di galera) rapinò e uccise il pensionato di Aguscello Pier Luigi Tartari. A Igor non è contestato quel colpo, ma molte altre violente rapine messe a segno nel Ferrarese e nel Bolognese: Mesola, Coronella e Gaibanella. Un incubo che tiene sotto scacco da giorni l’intera Emilia. Questo pericolosissimo bandito assassino sarebbe il “lupo solitario” descritto dai testimoni che nei giorni precedenti l’omicidio di Davide Fabbri l’hanno visto aggirarsi nelle campagne di Budrio in bici, con la doppietta a tracolla, il cappello e la giubba cerata. Proprio com’era vestito ieri quando la guardia uccisa lo ha riconosciuto. E proprio come lo hanno ripreso le telecamere del bar Gallo di Davide Fabbri, durante il delitto. 
Igor Vaclavic sul suolo italiano non avrebbe dovuto esserci. Sul suo capo, oltre al mandato di cattura, gravitano due decreti di espulsione mai eseguiti. Il primo, a firma del questore di Rovigo, Luigi De Matteo, è datato 12 settembre 2010. Cinque anni e 8 mesi di cella in abbreviato, recita una sentenza del 2011, per una serie di rapine messe a segno nel Ferrarese. E con lo stesso verdetto, una volta espiata la pena, il giudice lo aveva condannato all’espulsione. La seconda. Ma niente, nessun rimpatrio nemmeno stavolta: Mosca non lo ha riconosciuto come suo connazionale. 
Così “il russo” è un clandestino che dal
 2007 delinque e semina morte impunito in 
Italia. Uscito dal carcere nel 2015, è stato
“ospite” di un Centro
 di identificazione ed
espulsione. Da lì entrava e usciva per fare altri colpi, prima far perdere le tracce. Ha 41 anni, sul suo documento si legge la data di nascita, ma manca il luogo. Sostituito con un generico: “Nato in Russia”. Che sia davvero russo o serbo, come sembrerebbe, resta il fatto che ha ucciso di nuovo. E se non lo catturano, può farlo ancora.